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Intervista all’attore Enzo Decaro: ” Quello che conta non è il mezzo ma cosa si vuole comunicare”

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GALLARATE, 31 gennaio 2016 – di SARA MAGNOLI –

Enzo Decaro durante uno spettacolo

Enzo Decaro durante uno spettacolo

Commedia del 2012 del pluripremiato drammaturgo canadese Norm Foster, “Diamoci del tu”, nella traduzione di Danilo Rana e adattamento di Pino Tierno, con la regia di Emanuela Giordano per Sanny Produzioni porta Anna Galiena ed Enzo Decaro sul palco del teatro delle Arti di via don Minzoni a Gallarate martedì 2 e mercoledì 3 alle 21. E questa eccezionale coppia di attori anche all’incontro di mercoledì 3 alle 18.30 alla Biblos inMondadori di piazza Libertà, all’interno del progetto di incontro con il pubblico “Il teatro in libreria” che le due realtà culturali portano avanti da tre anni in collaborazione.

La storia di una donna e un uomo, domestica e datore di lavoro, che vivono sotto lo stesso tetto da anni senza condividere affetti o intimità e che improvvisamente scoprono l’uno la vita dell’altra è la partenza di uno spettacolo dove si ride e si sorride, ma sempre con sensibilità e intelligenza.

Protagonista maschile di “Diamoci del tu” è, come accennato, uno dei più apprezzati e bravi attori del teatro italiano, Enzo Decaro che abbiamo intervistato.

Decaro quali sono le emozioni, le sensazioni che la attraversano portando in scena questo spettacolo?

Credo sia un piccolo miracolo che ci sia posto, nel panorama teatrale italiano che non è così generoso, per un testo così pieno di tante cose. Il pubblico risponde mostrandosi desideroso di seguirlo, disposto a riflettere, a dedicare una serata accogliendo un testo di un grande commediografo. Ed è gratificante vedere come il nostro interesse di artisti per un testo così particolare, così importante pur nella sua leggerezza, trovi un riscontro oggettivo nel pubblico. E le emozioni che provo sono tante, così come tante sono le facce di questa scrittura, che in un’ora e mezza porta in scena tanti aspetti della vita.

Come ha lavorato sul suo personaggio?

Rispettando le idee dell’autore che si identifica in questo scrittore che soffre di crisi di creatività e identità, che affronta attraverso lo scambio e la comunicazione con questa donna apparentemente estranea: è un incontro fra due solitudini.

Lo scrittore che non riesce a scrivere, la comunicazione verbale che appare in una situazione dove prima non c’era. E un mondo, oggi, fatto di parole, dove però domina la solitudine: le tematiche che questo spettacolo tocca sono davvero molto attuali…

C’è anche di più: la scoperta dell’ascolto. Perché quando saranno finiti gli ascoltatori, quando ci saranno solo i trasmettitori, allora bisognerà rivedere tutto…

Senta, lei ultimamente ha raggiunto un’ampia fama anche in tv, con il personaggio del marito della “prof” nella fiction “Provaci ancora prof” con Veronica Pivetti. Tv, teatro: in quale situazione si trova maggiormente a suo agio, quale preferisce?

Il teatro, la tv sono sì diversi, ma in fondo, anche con Veronica, in televisione, complice l’affiatamento che abbiamo raggiunto in questi anni di lavoro insieme, facciamo il nostro teatrino. Portandolo in tv. Cambia il veicolo, ma la sostanza è quella: ciò che conta è il progetto da comunicare. In qualche modo, Veronica e io costringiamo il mezzo televisivo ad adattarsi ai tempi del teatro con i nostri personaggi, nei quali c’è sempre un fondo di verità. Forse per questo il gradimento è alto.

Un salto indietro nel passato. E un grande passato. Con Massimo Troisi e Lello Arena e quell’eccezionale e indimenticabile trio che è “La Smorfia” che tanto ha significato e significa nel teatro italiano. Che ricordo ne ha?

Un’unione speciale. In questi giorni poi con “Diamoci del tu” eravamo a Torino, dove con Troisi e Arena abbiamo registrato Non Stop alla fine degli Anni Settanta… Mi fa molta tenerezza pensare a quei tre ragazzi con la voglia di far ridere comunicando i disagi di una generazione che non trovava una sua collocazione. Tre giovani “artigiani” che usavano il teatro per comunicare il proprio punto di vista, il loro modo di vedere una certa Napoli e un modo di essere di quella generazione che non voleva continuare con la precedente, scegliendo la satira. Ecco, a quei tre ragazzi riconosco l’ essere stati fedeli a se stessi.

s.magnoli@varese7press.it

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Posted by on 31 gennaio 2016. Filed under PROVINCIA,Spettacoli&Cultura,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

One Response to Intervista all’attore Enzo Decaro: ” Quello che conta non è il mezzo ma cosa si vuole comunicare”

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