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Intervista a Franco Cerri: “La musica è la mia medicina”

GALLARATE, 11 febbraio 2016 – di SARA MAGNOLI –

cerri“Quando suono guardo la gente e dentro di me dico che devo suonare bene perché le persone si sono disturbate a uscire di casa. E meritano rispetto”.

Franco Cerri, uno dei più grandi jazzisti italiani e internazionali, la chitarra del jazz che ha iniziato con Gorni Kramer e suonato con nomi che vanno da Chet Baker a Barney Kessel, solo per citare due esempi,venerdì 12 febbraio alle 21.30 si esibisce al Melo di via Magenta 3 a Gallarate. A fine gennaio ha compiuto novant’anni. E il teatro Dal Verme a Milano lo ha visto protagonista di due concerti pensati per festeggiare il traguardo. “Una cosa molto bella, pensata dal Comune di Milano – racconta Cerri -. E io mi sono trovato con un magone per tutta la sera. Il pubblico seguiva, batteva le mani, era bello cià che mi stava capitando”.

Ma quello che è altrettanto bello è sentir parlare questo grande musicista. Che settant’anni di musica, settant’anni di successo, settant’anni di riconoscimenti internazionali hanno lasciato persona semplice, capace ogni volta di rimettersi in discussione. “Questo mi sono sempre detto: non mi ritengo una persona in gamba. La paura che ho provato nel 1945 quando ho iniziato con Gorni Kramer, c’è sempre: questo ci aiuta a essere con i piedi per terra. E con la voglia di crescere”.

A Gallarate è accompagnato da “un trio di musicisti straordinari”: Dado Moroni al pianoforte, Riccardo Fioravanti al contrabbasso, Stefano Bagnoli alla batteria. Il concerto prende il nome dal loro nuovo disco, Barber Shop. “Un titolo divertente – prosegue Cerri -. Tante volte sono stato al Melo di Gallarate a suonare e c’è un pubblico che conosco  che mi conosce, si trovano tanti amici. E proponiamo cose nuove, cambiamo, non ripetiamo. Portiamo brani sempre diversi”.

Viene spontaneo chiedergli se c’è un suo segreto per un successo come quello che lo accompagna nella musica. “Francamente non saprei dire. Sono arrivato ai novant’anni tranquillamente continuando a lavorare. Trovo che quando una persona fa un lavoro che ama, questo diventa una medicina. E io amo la musica, che è la medicina che mi fa andare avanti. E mi piace l’idea di andare avanti con questa mia professione, perché vengo a scoprire sempre cose nuove, a cui non avevo pensato. E questo è una bellezza: andare avanti e scoprire come utilizzare le armonie”.

s.magnoli@varese7press.it

 

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Posted by on 11 febbraio 2016. Filed under Musica,PROVINCIA,Spettacoli&Cultura,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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