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Esclusivo: reportage dal Bataclan di Parigi tre mesi dopo la strage

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Le Bataclan

 

PARIGI, 22 febbraio 2016- dall’inviato GIANNI BERALDO-

Ha smesso di piovere, la temperatura è piuttosto rigida. Parigi è bella ugualmente ma la gente pare ancora scossa dai tragici fatti di cronaca avvenuti poco più di tre mesi orsono, quando dei barbari assassini mascherati sotto l’insegna dell’Isis hanno fatto scempio di decine di vite umane. Molte delle quali ragazzi, loro coetanei, uccidendoli a raffiche di mitra o facendosi esplodere imbottiti di esplosivo.

Paura, sgomento, senso di impotenza ma soprattutto tanta rabbia.

Medesime sensazioni provate recandomi direttamente in uno dei luoghi divenuto tristemente simbolo di questa immane tragedia: il Bataclan, brasserie e storico locale da concerti, dove avvenne la mattanza principale contando alla fine ben 130 morti e decine di feriti, colpevoli solo di essere tra il pubblico di un concerto rock.

Ancora ben visibili i fori dei proiettili

Ancora ben visibili i fori dei proiettili

Tra chi perse la vita quel maledetto giorno (il 13 novembre 2015), anche Valeria Solesin, ricercatrice alla Sorbonne, divenuta una dei martiri della strage.

Quelle drammatiche immagini rimbalzate attraverso i vari social, giornali online e dirette televisive, per Parigi e i parigini sono ancora degli stop frame; frammenti di storia moderna che vorremmo cancellare ma che invece rimbalzano prepotentemente ancora nelle nostre menti, scorrendo lentamente. Troppo lentamente.

Proviamo a raggiungere Boulevard Voltaire, dove si trova il Bataclan. Ampia strada molto trafficata distante solo qualche chilometro da Place de la Concorde e il museo del Louvre. Luoghi simbolo per l’arte, per la cultura, per l’umanità tutta. Quella che gli uomini del Califfato vogliono distruggere. Come già fatto con la vita di tante persone.

La fermata della metropolitana più vicina a Boulevard Voltaire è quella di Filles du Calvaire, indicataci da un ragazzo del servizio informazioni <<Bataclan! Il était horrible , je trouve qu’il est difficile d’oublier … tous ces jeunes ( è stato orribile è difficile da dimenticare…tutti quei giovani)>>, l’emozione gli ha preso la mano solo a sentire pronunciare il nome del locale.

Provo a rispondergli ma abbasso lo sguardo, quasi colpelvole di avergli ricordato il dramma.

La fermata dista qualche decina di metri dal Cirque d’Hiver, bellissimo complesso architettonico inaugurato nel 1852 e nato come grande sala da spettacoli equestri trasformatosi poi in un circo stabile. Luogo dove il pittore Toulouse Lautrec trasse ispirazione per molti soggetti circensi.Bataclan

Mi soffermo ad ammirarlo in tutta la sua bellezza. Il vento gelido mi convince a muovermi. Poche centinaia d metri e mi ritrovo in Boulevard Voltaire. Cammino a passo veloce nel frattempo penso a quanto accaduto in quella via nel giro di poche ore : Bataclan e altri due locali presi d’assalto con centinaia di poliziotti impegnati in una battaglia, senza capire ancora chi fosse il nemico.

Poi all’improvviso eccolo il Bataclan. Immediatamente riconoscibile per quella struttura particolare, un edificio che si distingue per i colori sgargianti, simbolo di pace, musica e allegria. Tutto nello spirito con cui  il locale aprì nel lontano 1864 come sala da spettacolo. Tutto spezzato quella fatidica sera di novembre.

Lì, davanti alle transenne che ne delimitano l’entrata (il locale è ancora chiuso) provo delle sensazioni, dei brividi fisici che non pensavo. Un gelo interiore che attanaglia. Difficile spiegare certe forti

La facciata dove era rimasta appesa al cornicione la ragazza

La facciata dove era rimasta appesa al cornicione la ragazza

emozioni. A ricordarci quanto è avvenuto dentro e fuori il Bataclan, in bella vista ancora diversi grandi fori di proiettili sulle vetrate.

Una commovente lettera affissa dai proprietari del locale su di una transenna, informa che la montagna di fiori e oggetti vari nel ricordo delle vittime, sono stati trasferiti nel giardinetto di fronte al locale. Decisione motivata dal fatto che l’entrata del Bataclan confina con un trafficato marciapiede e quindi il tutto ostacolava il flusso.

Questo senza dimenticare il dolore dei parenti e amici delle vittime. Infatti sia il locale che la municipalità hanno deciso di aprire un museo permanente dove raccogliere tutti gli oggetti, messaggi e altro ancora, lasciati all’entrata in questi mesi e nei mesi futuri.

Mi soffermo a lungo davanti al Bataclan. Pare quasi di sentire le urla di tutta quella povera gente stipata all’interno del locale, prese di mira da folli cecchini che sparano all’impazzata su chiunque. Immagino pure la grande confusione che regnava in quei momenti, con i più fortunati che in qualche modo riescono a trovare la via d’uscita finendo tra le rassicuranti braccia delle forze speciali della polizia francese.

Intorno a me altra gente osserva il luogo in religioso silenzio. Qualche foto, qualche video: tutto con la massima discrezione ricordandosi sempre cos’è accaduto lì dentro.

Incrocio lo sguardo di un gruppo di ragazzi. Non ci parliamo. Le parole non servono, a parlare è la forte emozione che ci accomuna. Stati d’animo confusi nel traffico che fluisce con regolarità di fianco al Bataclan. Nessuno suona il clacson o sbraita, anzi quasi rallentano in segno di rispetto.

Mi sposto di qualche metro entrando nella via laterale che costeggia il locale. Quella dove le immagini che hanno fatto il giro del mondo, immortalano una giovane donna incinta appesa a un cornicione della finestra usata come via di fuga, salvata poi da un ragazzo il quale, rischiando anch’esso la vita, la riporta all’interno del locale. Al piano superiore dove avevano trovato rifugio diversi altri ragazzi. Fortunatamente tutti loro si sono salvati dal massacro.

Fiori e bandiere per ricordare le vittime

Fiori e bandiere per ricordare le vittime

La mia attenzione si sposta verso il giardinetto di fronte al locale, quello scelto come luogo sacro dove ricordare le vittime e la tragedia in toto. Fiori, lettere, magliette, pelouche, ceri, e tanti altri oggetti. Ognuno di essi possiede un’anima, sono vivi e vogliono ricordare e urlare al mondo che certe tragedie non devono più accadere. Purtroppo non sarà così. Il terrorismo ha già mietuto tante vittime innocenti.

Come Valeria Solesin, qui ricordata con bandiere tricolori italiane e francesi, foto di lei sorridente o, ancora, maglie di società sportive francesi riportanti il nome della sfortunata ragazza veneziana.

Valeria purtroppo non è la sola ad avere spezzato per sempre il sorriso della vita quella sera. Con lei ragazzi di altre nazionalità: spagnoli, argentini, inglesi, per ognuno di loro un ricordo. Come quello degli amici spagnoli di Miguel morto al Bataclan, arrivati a Parigi solo per lui. Per salutarlo in quel triste giardino dei ricordi.

direttore@varese7press.it

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GALLERIA FOTOGRAFICA


 

 

 

 

 

 

 

 

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Posted by on 21 febbraio 2016. Filed under Albizzate,Cronaca,Esteri,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

One Response to Esclusivo: reportage dal Bataclan di Parigi tre mesi dopo la strage

  1. Bruno .G Rispondi

    22 febbraio 2016 at 09:03

    Caro Direttore
    con questo suo Bellissimo servizio ci ha fatto rivirere Purtroppo quello che è successo qualche mese fa, ma ci ha anche fatto capire che la vita per i Francesi e per il mondo intero “Continua”, grazie per averci fatto capire e Vivere anche se a tantissimi chilometri di distanza l’aria che si respira adesso in Francia

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