Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Ridotta a schiava dalla stessa famiglia giovane pakistana residente a Busto Arsizio

schBUSTO ARSIZIO, 23 febbraio 2016- Nella giornata di ieri, 22 febbraio, i carabinieri della Compagnia Carabinieri di Busto Arsizio hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Milano, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia, Dottoressa Biondolillo, nei confronti di 6 soggetti di nazionalità pakistana (facenti parte di un medesimo nucleo familiare), indagati a vario titolo per i reati di riduzione in schiavitù e violenza privata aggravata.  

I soggetti colpiti dal provvedimento si sarebbero resi responsabili delle gravissime condotte contestate e perpetrate ai danni di una giovane donna loro connazionale che, sposato uno dei figli, entrava a far parte, andando a convivere, del nucleo familiare (composto da suoceri, marito, una sorella ed un fratello) e che per oltre quattro anni, dal 2011 al 2015,  momento della denuncia, veniva costretta non solo a svolgere tutte le incombenze domestiche e a soddisfare le necessità di tutti i membri della famiglia, ma di fatto completamente privata della libertà personale e di comunicazione con il mondo esterno.

L’indagine svolta dai Carabinieri di Busto Arsizio è stata avviata nell’autunno del trascorso anno a seguito di quanto denunciato dalla giovane pakistana;  le successive complesse e delicate attività investigative, hanno consentito di:

far emergere l’esistenza di una condizione di vera e propria schiavitù della  denunciante, perdurante negli anni a seguito del matrimonio;

accertare la responsabilità dei gravi reati contestati, sebbene a diversi livelli, in capo a tutti i componenti del nucleo familiare del marito della donna;

interrompere le gravissime condizioni di vita della parte offesa, ora accudita ed ospitata in una struttura protetta;

documentare episodi di intimidazioni e minacce rivolte alla denunciante ed ai suoi familiari;

L’attività di polizia giudiziaria posta in essere assume particolare rilievo laddove si consideri la particolare difficoltà nella configurazione del reato in argomento, la riduzione in schiavitù, che ha trovato invece pieno riconoscimento nella richiesta dell’Autorità Giudiziaria che ha integralmente accolto ed avvalorato le risultanze investigative prodotte dall’Arma dei Carabinieri.

image_pdfimage_print
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Posted by on 23 febbraio 2016. Filed under Cronaca,PROVINCIA,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *