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Milano ha dato l’addio a Umberto Eco: migliaia i cittadini al Castello Sforzesco

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Funerale (foto AFP)

Funerale (foto AFP)

MILANO, 23 febbraio 2016- Amici, parenti, personalita’ del mondo della cultura e della politica ma soprattutto lettori e appassionati. Milano ha dato l’addio al suo grande maestro, Umberto Eco, scomparso a 84 anni nella notte tra venerdì e sabato. Nella cornice del Castello Sforzesco, la cerimonia – laica, come lui la desiderava- si è svolta in un’atmosfera di grande commozione, sulle note della Follia di Corelli, particolarmente amata dall’autore de Il nome della Rosa.

Almeno un’ora prima dell’inizio della funzione, centinaia di persone erano già messe in fila per rendere omaggio al grande scrittore e semiologo. All’ingresso del Cortile della Rocchetta, la bara ricoperta di fiori di campo, margherite, tulipani, ma anche fresie, anemoni e ranuncoli. E accanto, esposta la toga dell’Alma Mater dell’universita’ di Bologna, dove Eco era professore da oltre 41 anni.

Non aveva nulla di speciale Umberto se non che quando arrivava lui diventava tutto speciale, c’era un luccichio. Arrivava un vento che faceva bene al mondo, era una cosa bella”. Roberto Benigni lo ha ricordato cosi’, ai microfoni di Repubblica.tv, arrivando al Castello Sforzesco insieme alla moglie, l’attrice Nicoletta Braschi. “Peccato che non ci sia piu’ – ha aggiunto – perche’ di persone come lui ce n’e’ piu’ bisogno sulla terra che in cielo. Li’ ce n’e’ tante di belle persone qua ne rimangono poche, quindi quando si perde una persona cosi’ e’ un grande dolore”. “Umberto era leggero ma anche pesante, nel senso che aveva gravita’” spiega il regista toscano, parlando del loro rapporto “iniziato tanto tempo fa”, come quello tra “persone che si vogliono bene. Ci scambiavamo lettere e giochi”.

“La sua grandezza ancora la dobbiamo capire. Per me era un amico e lo ringrazio di averci voluto cosi’ bene”, ha invece sottolineato Elisabetta Sgarbi, l‘editrice de ‘La nave di Teseo’, la casa editrice fondata da Umberto Eco, intervenuta alla cerimonia d’addio. “Ci ha voluto bene con la sua scelta di fondare una casa indipendente – ha aggiunto – lui che avrebbe potuto andare ovunque ha creduto fortemente nell’idea, e questo lo fa un uomo assoluto e completo”. “La nave e’ salpata – ha detto Sgarbi – . La nave di Teseo che ad Umberto stava molto a cuore. E’ una casa editrice fondata da lui ma lui voleva essere solo un autore. Anche se noi avremmo voluto vederlo lavorare nella sua stanza e ascoltare i suoi rimproveri per i nostri errori. Eco voleva che la Nave sapesse navigare anche senza di lui. Non aveva bisogno di fondarla ma lo ha fatto, disse, ‘perche’ si deve, per regalare un futuro'”.

Roberto Benigni

Roberto Benigni (foto AFP)

“Aveva ragione lo scrittore Joseph Conrad, che quando parlava del suo mestiere diceva ‘come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?’ Grazie Umberto di avere guardato per tutta la vita fuori da quella finestra per tutti noi”, ha commentato il ministro della Cultura Dario Franceschini. Il ministro ha ricordato l’intervento del grande romanziere e semiologo, nel luglio scorso, alla conferenza internazionale dei ministri della Cultura, quando Eco intervenne sulla conoscenza reciproca tra gli uomini e i popoli dicendo che questo e’ l’antidoto contro le guerre. “Voi ministri della cultura state lavorando per il bene di tutti, disse. Molta gente si e’ uccisa perche’ non si conosceva abbastanza. Voi siete i diffusori della conoscenza reciproca. Lo guardavano tutti con lo stesso stupore con il quale si guarda una biblioteca. Guardando Eco, come si guarda un quadro, un paesaggio, era possibile vedere che nei suoi silenzi stava consultando la sterminata biblioteca che aveva dentro di se”.

“Sei stato, sei e sarai il grande orgoglio per l’Italia intera e noi vogliamo tenerti stretto perche’ ci mancherai tanto”, gli ha reso omaggio il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. “Grazie per essere stato uno straordinario interprete di questa citta’. Non posso che dire grazie per aver scelto di vivere a Milano, per aver dato con la tua presenza un’anima piu’ nobile alla nostra comunita’. Grazie per gli studi, i libri, per il coraggio civile. Hai accompagnato piu’ generazioni offrendo di volta in volta un motivo in piu’ per amare la vita. Grazie per essere stato uno straordinario interprete di questa citta’. Davanti agli occhi abbiano il tuo sguardo e il tuo sorriso”. “Caro Umberto – ha aggiunto il sindaco – tutto il mondo ha parlato di te e di quanto hai donato a tutti noi. Un grande indimenticabile genio quale sei stato e sarai. Io adesso voglio parlare di un uomo, della sua semplicita’ che e’ grandezza, della sua voglia di divertirsi e divertire. Della sua grande capacita’ di unire piu’ mondi, quello accademico e letterario. Di un uomo che ha scelto Milano, non e’ stato un caso. Milano e’ la citta’ dei libri e lui e’ il simbolo della cultura e della memoria.

Tanta gente ha salutato Eco (foto AFP)

Tanta gente ha salutato Eco (foto AFP)

“Era un grande raccontatore di storielle umoristiche, barzellette, e aneddoti”. Moni Ovadia ha voluto dare un’idea privata del suo amico Umberto: “Abbiamo trascorso notti intere a raccontarci storielle. Aveva questa liberta’ di essere aperto a ogni forma del comunicare. Non aveva prosopopea. Una volta dopo una di queste nottate disse ‘e adesso che conosciamo ognuno le barzellette dell’altro, come facciamo?’. Gli dissi, “non ti preoccupare Umberto, la pietas dell’Alzheimer ce le fara’ dimenticare e ce le racconteremo altre mille volte”. Ridemmo molto”. “Ne ione’ le prossime generazioni rivedremo un altro Umberto Eco”.

La moglie di Eco, Renate Ramge Eco, ha scelto come colonna sonora della cerimonia “La follia” di Corelli. Una decisione che non ha sorpreso Moni Ovadia che ha spiegato: “Le follie di Corelli erano una grande passione di Umberto Eco. Non so quanti sappiano che lui era un provetto flautista, suonava il flauto dolce. Ha scritto anche dei poemi epico-goliardici in forma di canzone sulla rivoluzione bolscevica, per esempio. Aveva una vastita’ e liberta’ di pensiero, che per trovare qualcuno a lui simile dobbiamo andare indietro secoli. Aveva la leggerezza di guardare agli amici con grande indulgenza, li accoglieva”.

“Da ministro dell’Universita’ mi piacerebbe ricordarlo come un grande maestro: c’e’ bisogno di maestri e la sua lezione non ci abbandona”, e’ stato il tributo  del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. “Non e’ un addio ma un doveroso tributo”, perche’ “con le sue opere il suo magistero continuera’ a vivere nelle universita’, da Bologna in tutto il mondo”, ha aggiunto Giannini, concludendo: “da studiosa, essendo io una linguista, ricordo soprattutto il semiologo che ha introdotto nel nostro paese lo studio della semiotica”.

(AGI)

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Posted by on 23 febbraio 2016. Filed under Cronaca,MILANO,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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