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“Ognuno potrebbe” di Michele Serra: trenta bellissime storie raccontate con maestria

“Ognuno Potrebbe”, di Michele Serra ( Feltrinelli Editore Milano).

Recensione di LUCIA D’ALIA

serra“Sono uno che è nato tardi”, così si presenta al mondo Giulio Maria: non più atteso ormai, da una madre di quarant’anni ed un padre di sessantadue, oggi è un “ragazzo” un po’ “anacronistico” che ha già compiuto trentasei anni.

Laureato in Antropologia, Giulio (tutti lo chiamano soltanto Giulio) è un ricercatore universitario che trascorre parecchie ore del suo tempo, in compagnia dell’amico e collega Ricky, a classificare l’esultanza dei calciatori dopo che hanno fatto gol. E’ un esperto di esultanza calcistica, insomma; per soli settecento euro al mese ed una borsa di studio che non è proprio una borsa di studio, un master che non è proprio un master ma come insegna l’ottimista Ricky, bisogna pur smettere di lamentarsi sempre del presente e procedere passo dopo passo, con fiducia incontro al futuro.

Da quasi cinque anni Giulio è fidanzato con Agnese, la barista dai riccioli corvini ed il pallore lucente, tanto bella nei suoi colori da sembrare una diva: “Agnese non è ideologica, è solidamente pragmatica” vive la vita come se trovarsi qui, adesso, in questo “non luogo” (“Capannonia”) e “non tempo” (“digitambula” sempre connessa al suo “egòfono”) sia la cosa più naturale che esista. Quando litigano, una delle frasi preferite di Agnese è “Ciccio, tu sei un rompiballe stabile”.

Trenta bellissime e divertenti sequenze narrate con maestria da Michele Serra nel suo libro “Ognuno Potrebbe” (Feltrinelli Editore), catturano l’attenzione proprio su quelle “questioni del divenire sociale” che, come direbbe Giulio, riguardano la bella Agnese “solo in casi eccezionali”.

“La signorina camminava digitando. E se uno digita, non vede dove mette i piedi.”: siamo di fronte alla “Sindrome dello Sguardo Basso”, per esempio e ci sentiamo gravati come Giulio non solo dalla responsabilità del nostro cammino ma anche da quello degli altri e viviamo costantemente all’erta, per evitare possibili “collisioni”.

Oppure da mezz’ora la provinciale è bloccata da un cinghiale morto e, proprio come il nostro protagonista, ci siamo persi nel traffico “a pochi chilometri da casa, lungo le strade che percorriamo da una  vita”: tutt’intorno vediamo la gente che assiste immobile o scatta fotografie o parla al cellulare e vorremmo tornare a casa e intanto ci chiediamo perché nessuno si preoccupa di spostare il cinghiale,di portarlo via.

Centocinquantadue pagine da leggere fino alla fine, per riflettere attraverso la storia dei personaggi (dall’immobiliarista bipolare “Le Kaumakis”, alla vecchia professoressa Oriani) sulle nostre abitudini di vita, sulle nostre parole, sui luoghi in cui viviamo, sulle relazioni che instauriamo, sul lavoro che svolgiamo. Forse ci sentiamo o siamo stati anche noi qualche volta “un passante in mezzo tanti, un ragazzo invecchiato senza arte né parte, ancora con l’indefinitezza di un giovane e già con la disillusione di un anziano”.

Ricordiamoci che possiamo ancora vedere la bellezza del mondo che ci circonda e sentirci parte attiva, integrante e felice di questa meravigliosa osmosi cosmica che è la vita : “Chiudi gli occhi e riaprili di colpo: magari il vento si è portato via qualcosa”. Possiamo ancora  ritrovare l’entusiasmo ed il buon umore, insieme a Giulio ed Agnese,  salendo chilometro dopo chilometro sempre più in alto verso la montagna, con la nostra musica preferita in ascolto, i telefonini finalmente spenti ed un buon ristorante da raggiungere. “Io torno a respirare, torno a guardare”. Grazie Giulio.

redazione@varese7press.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Posted by on 26 febbraio 2016. Filed under PROVINCIA,Spettacoli&Cultura. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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