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Il problema lavoratori frontalieri affrontato da Malerba e Sebastiani: “Il territorio non ha ancora capito le reali ricadute economiche”

VARESE, 5 marzo 2016- di GIANNI BERALDO-

Stretta di mano tra Malerba e Sebastiani

Stretta di mano tra Malerba e Sebastiani

<<Una delle prime cose che farò da sindaco di Varese sarà l’apertura di uno sportello per i Frontalieri>>, così  Stefano Malerba, candidato della Lega Civica, che questa mattina ha incontrato l’associazione Frontalieri Ticino.

Malerba ha deciso di avviare così la sua Campagna d’Ascolto che lo porterà in giro per Varese, a contatto con i rioni e con tutte le realtà che costellano la città capoluogo. <<Mentre alcuni miei concorrenti sembrano ansiosi di mostrare i muscoli in improvvisati confronti o di esibirsi come rockstar a caccia del grande pubblico, io preferisco stare in  mezzo alla gente e confrontarmi coi miei concittadini, affinché siano loro a fornirmi gli strumenti utili a costruire un progetto davvero condiviso e realmente al servizio dei varesini>>.
È in quest’ottica che il candidato della Lega Civica ha accettato con piacere l’invito dei frontalieri, i quali oggi lo hanno accolto nella sede di via Manzoni, dove ad attenderlo c‘era una delegazione di lavoratori capitanata dal responsabile Eros Sebastiani, presidente dell’attiva associazione che solo qualche settimana fa, ha riempito una sala da 400 posti a Ponte Tresa, al cospetto di politici subissati da fischi da parte della platea composta da lavoratori frontalieri. 

Sebastiani ha illustrato a Malerba i motivi di forte preoccupazione che affliggono la categoria, soffermandosi sul rischio di una revisione degli accordi bilaterali che porti all’impennata della tassazione e proseguendo con il pagamento dell’assistenza medica, che per diversi lavoratori si è già tradotto in una vera e propria mazzata. <<Questo – afferma il candidato – è un periodo davvero delicato per i lavoratori di confine. Parliamo di 65 mila persone, delle quali 25 mila in provincia di Varese e 2500 qui, nella nostra città. Una presenza massiccia, importante e significativa, con cui il Comune ha il dovere di mantenere un canale aperto. Perciò – aggiunge Malerba – trovo assurdo che, a differenza di altri Comuni, a Palazzo Estense non sia mai stato attivato uno sportello ad hoc, utile a raccogliere quotidianamente istanze ed esigenze dei frontalieri. Una volta eletto – conclude – attiverò subito un ufficio che supporti queste persone e le loro famiglie>>.

Un incontro davvero utile a capire cosa potrà accadere tra qualche anno per i tutti questi lavoratori.

Dal 2019 infatti (provvedimento slittato di un anno rispetto alle prime previsioni) fino al 2029 la longa manus dello Stato interverrà con un prelievo fiscale non indifferente nei confronti dei frontalieri, sia come detrazione fiscale dal reddito imponibile sia per quanto attiene l’aspetto sanità finora mai toccato dalle varie riforme.

Varese in realtà dai ristorni non riceve nulla in quanto non raggiunge l’aliquota necessaria (il 10 per cento) non avendo un numero sufficiente di lavoratori frontalieri.

Le cose cambiano sensibilmente nei paesi di confine, dove i lavoratori frontalieri sono la grande maggioranza.

<<Quello che incasserà lo Stato da questa manovra sarà l’equivalente di 500 milioni di euro. Quanti di quei soldi verranno utilizzati per la crescita economica e non solo dei territori interessati?>>. Tanti i dubbi che attanaglia Sebastiani. Come quello che forse gli stessi commercianti non hanno capito bene quanto possa loro danneggiare questa futura situazione <<se i lavoratori frontalieri verranno penalizzati a livello fiscale, gioco forza che il tutto poi avrà delle ripercussioni pure sull’economia del territorio. Basti pensare ad esempio la riduzione di acquisti come la casa, le auto e tanto altro ancora, comparti che finora nelle città confinanti hanno retto grazie ai frontalieri e al loro lauto stipendio>>.

Eros Sebasiani

Eros Sebastiani

Stipendio appunto. Un lavoratore frontaliere percepisce un emolumento che gli permette di fare la differenza rispetto a un omologo italiano.

Entrata grazie alla quale ci si può togliere qualche sfizio in più <<tutto vero-evidenzia ancora il presidente Sebastiani- però dobbiamo calcolare che la differenza è basata sullo stipendio italiano, mentre così non è in Svizzera visto che i parametri sono identici a quelli di un dipendente elvetico. Parliamoci chiaro: qui la gente fugge per mancanza di lavoro e se può  trova un impiego oltreconfine. Lo stipendio è alto ma ricordatevi che lì si lavora parecchio e senza troppe tutele sindacali>>.

Come dire chi sgarra verrà licenziato immediatamente.

La cosa certa è che quello dei frontalieri è un tema scottante che va affrontato immediatamente, prima che la situazione arrivi a un punto di non ritorno. Per questo e altri motivi il presidente dell’associazione non demorde dedicando anima e corpo (diversi gli incontri istituzionali tra Roma e Milano) perchè non vengano penalizzati ulteriormente i lavoratori frontalieri.

Gli stessi però che a onor del vero fino a questo momento hanno condotto una vita piuttosto agiata in Italia, rifugiandosi in una sorta di limbo tenendo così a debita distanza i problemi dei loro colleghi italian. I  quali spesso, un’auto nuova o un capo firmato non se lo sono mai potuto permettere.

direttore@varese7press.it

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