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Sul referendum Anti Trivelle le associazioni ambientaliste danno battaglia. Barbara Meggetto: “Non si può estrarre gas e petrolio illimitatamente”

triveVARESE, 20 marzo 2016- di SARA CARIGLIA-

<<E mentre il governo sta scommettendo sul silenzio del popolo italiano noi scommettiamo su tutti i cittadini che vorranno far sentire la loro voce e si mobiliteranno per il voto>> afferma il comitato di Fondi convinto, insieme a tutte le altre associazioni ambientaliste italiane, che il Governo stia facendo opera di occultamento anticipando altre modo la data del voto del referendum del 17 aprile, (quello sullo stop alle trivellazioni mei mari italiani) puntando così sul fallimento della compartecipazione degli elettori. E per portare acqua al proprio mulino avrebbe speso la bellezza di 360 milioni di euro rimanendo sordo all’Election day il cui auspicio era l’unificazione del voto popolare con le elezioni amministrative.

<<In occasione dell’Election day non siamo stati ascoltati evidentemente perché è più facile giocare sull’astensionismo>> lamenta Silvia Minazzi, Presidente Lega Ambiente Varese, la quale sostiene come l’informazione sulla questione stenti a decollare.

Nella Città Giardino, Lega Ambiente e altre associazioni ambientaliste si sono fatte promotrici nel creare un comitato referendario cittadino “Ferma le trivelle Varese”, che opta naturalmente per il “Si” movendosi con l’intento di spiegare ai cittadini le mille ragioni per recarsi a votare questo referendum: come votare, cosa votare, perché votare.

Il comitato varesino si mobilita e si impegna a fare campagna elettorale con i mezzi che possiede. Essendo volontari e non disponendo di grandi risorse per diffondere le loro idee, puntano molto sui social, aprendo una pagina Facebook.

Da questa settimana inoltre, hanno deciso di tenere aperta la sede di Lega Ambiente che è poi anche quella del Comitato che si occuperà di fare della costruttiva e sana informazione scendendo tra le piazze varesine allestendo dei banchetti.

<<Abbiamo messo insieme un po’ di associazioni sul territorio della città di Varese che la pensano come noi con cui già collaboravamo, partendo dalle associazioni che hanno aderito al comitato nazionale “Ferma le trivelle”. Vedasi Greenpeace, Lipu, Arci, il Movimento consumatori, l’Unione degli studenti e Rete conoscenza che sono le due compagnie studentesche>>, aggiunge la Minazzi.

Le campagne ambientaliste tra le altre cose puntano a voler “far scendere la cosiddetta febbre del pianeta” , contenendola entro i 1,5 gradi centigradi. La Presidente della Lega  Ambiente varesina infatti tiene a precisare come parallelamente a questo referendum si stiano mobilitando a divulgare l’assunto di come l’energia del futuro sia quella rinnovabile <<ci piacerebbe avere dal governo un segnale in questa direzione. Ma lo stesso continua

Silvia Minazzi

Silvia Minazzi

perseverare e a regolamentare le energie del passato. Di quelle non bisognerebbe più occuparsene>>.

Dopotutto le trivelle sono l’allegoria tecnologica del petrolio, simbolo dell’ormai superata energia fossile che è alla base dei conflitti economici e bellici su scala mondiale. E poi ci sono le grandi lobby che a detta delle “associazioni green” strumentalizzerebbero l’economia per fare i loro comodi. Mentre le lobby si intrecciano alla politica, anche le compagnie anti-trivelle tengono alto il gonfalone dividendo lo stesso Partito Democratico: da una parte la minoranza a favore del “Si”, dall’altra la maggioranza si schiera con l’astensione al voto. <<Questo atteggiamento non vuol dire assumersi le proprie responsabilità>> afferma la Presidente della Lega Ambiente di Milano Barbara Meggetto. A rincarare la dose anche l’omonima, Minazzi <<E’ naturale che chi vuole votare “No” faccia prima ad astenersi dal voto, ma questo non è né giusto né tanto meno corretto proprio nel rispetto della democrazia>>.

Mentre per Beppe Grillo che spinge per il “Si” sarebbe il PD a trivellare la democrazia <<I dirigenti del partito democratico si fanno forti del motto “Fate come volete non andate a votare”>> precisa contrariata la Meggetto.

Contro le trivelle si schiera pure la conferenza episcopale che “prega” affinchè la tecnologia dei combustibili venga sostituita.

Questo referendum spiega la Meggetto è promosso da 9 regioni italiane; non è un referendum classico in cui sono state raccolte le famose 500mila firme come da volontà popolare per presentare il quesito referendario.

La Presidente milanese esprime tutto il suo turbamento rispetto a certe dinamiche <<Una compagnia non può estrarre petrolio e gas in misura illimitata e senza un limite temporale. Eppure si tratta di impianti che stanno tutti al di sotto delle dodici miglia. Non si riesce a capire per quale motivo il governo non sia riuscito a trovare una strada per includere questo quesito in una normativa o in un allegato ambientale. E quindi si è arrivati al referendum. In realtà lo Stato non ha aderito al quesito perché è contro lo stesso. Evidentemente le spinte delle corporazioni e delle lobby petrolifere sono troppo forti rispetto a delle volontà che vogliono tutelare il mare da una serie di guai che derivano dalle trivellazioni>>.

Barbara Meggetto

Barbara Meggetto (foto Repubblica.it)

Come non bastasse i “poteri alti” tacciono su di un’altra cosa <<Dovessimo estrarlo tutto il petrolio dei nostri mari, guardando il nostro attuale fabbisogno, basterebbe per otto settimane. Non siamo l’Arabia Saudita per intenderci, non abbiamo una quantità infinita di petrolio. Dunque è strano tutto questo clamore attorno ad una questione che non ci mette in una posizione di sicurezza ma di vulnerabilità perché dipendiamo dalla situazione geopolitica medio orientale che espone il fianco del nostro paese a possibili ripercussioni negative>>.

Questo ragionamento a detta della Meggetto è ridicolo. Perché scegliere questa strada e non quella dell’energia pulita e rinnovabile che viene continuamente baypassata perchè considerata un mondo di pochi, per concentrarsi paradossalmente su di un tema che interessa solo all’economia e alla politica? Pannelli solari (termici e fotovoltaici), eolico, idroelettrico sono ancora “metodi puliti” distanti dal qui ed ora. Ancora di più i coinbientamenti sottolinea la leader milanese di Lega Ambiente <<le nostre case sono dei colabrodo, non c’è abbastanza isolazione. Le pompe di calore potrebbero essere una soluzione ma dovremmo restaurare le abitazioni>>. In questo caso lo Stato sovvenzionerebbe i cittadini per il 65 per cento. Ma la realtà è che non ci sono ancora fondi sufficienti per creare un circuito virtuoso che vedrebbe anche tantissime aziende del comparto dell’edilizia poter beneficiare di questa energia alternativa.

La Presidente di Lega Ambiente di Milano nel tentativo di sfatare una menzogna colossale dichiara <<quello che non si è ancora capito è che oggi a livello mondiale ci sono delle riserve in esubero di petrolio, tant’è che il prezzo dello stesso è bassissimo>>. Quindi anche quando lo Stato insisterebbe nel dire che il referendum toglierà dei posti di lavoro, in realtà sta mentendo visto e considerato che quei posti di impiego sono già assenti. Il motivo vero è che il petrolio ha un prezzo ridotto ai minimi termini e il numero delle riserve è troppo alto.

Alla domanda viviamo in paese democratico Barbara Meggetto scoppia a ridere <<mi ostino a pensare di sì. Ma la mia convinzione viene messa a dura prova molto spesso. Fortunatamente mi trovo a collaborare con tante associazioni con le quali condividiamo gli stessi ideali. Nonostante tutto riusciamo ancora, seppur in parte, a dire la nostra. Quindi se questa non è un pezzettino di democrazia che cos’è!>>.

redazione@varese7press.it

 

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Posted by on 20 Marzo 2016. Filed under PROVINCIA,Sociale,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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