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Recensioni: “Una storia quasi solo d’amore” di Paolo Di Paolo (Feltrinelli editore)

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paoloVARESE, 7 aprile 2016- di LUCIA D’ALIA-

“Morante Nino, nato a Roma il 29 giugno 1990,diverse esperienze lavorative a titolo gratuito, conoscenze informatiche generiche, lingue straniere: inglese, buone capacità”: tutto qui, il suo curriculum, quando Grazia, l’anziana insegnante di recitazione, offre a Flaminio la possibilità di tenere un laboratorio di teatro per la terza età.

Nasce così dalle mani preziose di Paolo di Paolo per Nino e Teresa, “Una storia quasi solo d’amore” (Feltrinelli Editore Milano, “I Narratori”). La figura di Grazia, amorevole zia e sapiente maestra, ne racconta la storia là dove la vita di ogni giorno si fa teatro o sentimento d’amore che sboccia autentico, speranzoso e carico di desiderio fra due anime che si incontrano, tra miliardi di esseri umani, inaspettatamente una sera qualunque, così giovani e così diversi.

Nino era sempre stato il più simpatico dei suoi allievi e nel corso degli anni non aveva mai smesso di fare il “buffone”: “Quelli intorno ridevano, e lui era soddisfatto. Questo gli piaceva: far ridere gli altri”.

Non aveva mai avuto grandi difficoltà con le donne; animatore diciassettenne su una spiaggia di Montesilvano o pulcino gigante in un centro commerciale, il suo ridente fascino conquistava facilmente qualsiasi tipo di esemplare di genere femminile prodotto dalla fabbrica delle ragazze nel mondo.

Un lunedì di fine ottobre, al termine della sua lezione, qualche minuto dopo le sette di sera davanti al teatro, Nino incontra Teresa. “Era strana. Era difficile. Eppure Nino non riusciva, nonostante tutto, a tenere lontano il pensiero da lei”: lui ancora un ragazzino, lei così meravigliosamente adulta; lui mai preoccupato di resistere a nessun tipo di tentazione e lei raccolta davanti a Dio, Teresa dentro Teresa, verso il centro del suo cuore a fare quel vuoto intorno, come le aveva insegnato l’ amata nonna, per poter scendere fin dentro se stessi e pregare.

“C’è teatro al telefono, in ufficio, in camera da letto, è teatro il colloquio di lavoro, la lezione a scuola, la cena preparata con più cura, l’abito finalmente indossato, dopo averne buttati sulla sedia tre o quattro”: questo significa per Grazia recitare, togliersi di dosso una maschera e metterne un’altra.

Recitiamo quasi sempre e senza prove ogni giorno nella nostra vita, così come viene e, così come viene, indossiamo maschere che non ci appartengono; ci nascondiamo dietro le nostre paure e fingiamo di essere ciò che non siamo, solo in preda all’ansia di essere scoperti forse puniti per qualcosa, chissà.

Insieme a Teresa, Nino scopre grandi ed essenziali verità: che fare spettacolo, esibirsi, è un modo come un altro di chiedere amore; che crescere significa assumersi le proprie responsabilità, prendersi degli impegni e portarli a compimento; che il pensiero di Dio ci sfida continuamente e credere in fondo non è difficile; che si può risorgere, perché risorgere significa riavere la propria vita e che niente di noi andrà mai perduto.

Con l’arrivo della malattia, Grazia scopre che tutto quello che stiamo facendo adesso è importante; la nostra vita di ogni giorno in tutte le sue piccole e grandi sfaccettature.

La colazione al risveglio, le notizie che arrivano puntuali dal telegiornale, il nostro lavoro, il merlo che si posa sul balcone, la cipria, il rossetto, il profumo preferito, l’appuntamento dal parrucchiere, quel film che ci fa tanto ridere.

Che rapporto c’è tra noi e il mondo, tra noi e tutte le persone che abitano la Terra ed esistono con noi in questo preciso momento? Siamo troppo concentrati sulla nostra vita o sappiamo alzare lo sguardo verso il cielo e sorridere? Ripetiamo anche noi cinquanta volte al giorno la parola “Io” oppure abbiamo conservato lo stupore, l’attenzione profonda verso le cose alla scoperta dei nostri pensieri più profondi? Abbiamo perso la parte più viva e più umana di noi oppure abbiamo tenuto accesa la nostra luce e brilliamo ancora nonostante il trascorrere degli anni?

Amore, vita e teatro si intrecciano mirabilmente in questo bellissimo romanzo, come sempre e altrettanto bellissimo appare lo spettacolo della giovinezza.

redazione@varese7press.it

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Posted by on 7 aprile 2016. Filed under PROVINCIA,Spettacoli&Cultura,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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