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Riflessioni: Il dilemma di un intervento straniero in Libia

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timthumbTRIPOLI, 7 maggio 2016- Di Abd al-Nur ibn Antara. Al-Araby al-Jadeed. Traduzione e sintesi di Sebastiano Garofalo.

Gli attori regionali e internazionali stanno tentando di dare legittimità politica alla Libia riconciliando le diverse fazioni. In questo modo si sta tentando di tirare fuori il paese da uno stato di frammentazione politica e di violenza diffusa.

Malgrado gli interessi delle potenze regionali e internazionali siano in aperto contrasto, sono tutti d’accordo nel dare legittimità politica alla Libia mediante la creazione di un governo di riconciliazione nazionale. Il governo da poco insediato a Tripoli si trova in una condizione molto difficile in quanto sostenuto da forze straniere i cui interessi sono palesemente in conflitto. In più, il panorama politico libico è assai ingarbugliato: due governi e due parlamenti lottano per il controllo di un paese che deve fare i conti con la presenza massiccia di milizie e organizzazioni terroristiche locali controllate da Daesh (ISIS) e con un nuovo governo di riconciliazione che si oppone politicamente e militarmente.

La Libia è una minaccia per la stabilità e la sicurezza dei paesi confinanti e delle potenze internazionali, per vari fattori: l’assenza di legittimità politica dovuta alla rivalità tra i differenti partiti politici libici, la presenza di milizie legate ai partiti politici locali o indipendenti da questi e il radicamento delle organizzazioni terroristiche in alcune aree del paese.

Il timore di una possibile estensione del controllo di Daesh e la creazione di un califfato del terrore nel Maghreb ha spinto le potenze ragionali e internazionali verso un possibile intervento. Da una parte Daesh rappresenta una minaccia per i paesi della regione, dall’altra parte, però, rappresenta un’opportunità per convincere le forze libiche in conflitto della necessità di una coesione politica prima che l’organizzazione terroristica prenda il sopravvento. Proprio come le forze esterne impiegano la carta Daesh per spingere le forze politiche locali verso la direzione desiderata, la stessa carta è utilizzata per spronare le potenze straniere a occuparsi di più della questione libica e trovare una soluzione politica alla crisi.

Per evitare di cadere in un nuovo pantano è indispensabile che le potenze regionali e internazionali, prima di un loro intervento militare, riuniscano le anime che compongono la Libia. La legittimità su cui il nuovo governo si basa è data, in primo luogo, dall’appoggio straniero, venendo a mancare questo il collasso sarebbe repentino. Per evitarlo il governo di riconciliazione nazionale può sperare nell’appoggio degli schieramenti politici locali inducendoli a collaborare per ridurre l’ingerenza straniera. Ma se da una parte l’affrancamento da ogni ingerenza straniera porterebbe alla sua caduta, la monopolizzazione del paese, dall’altra, lo porrebbe in aperto conflitto con gli altri partiti politici.

In altre parole, il nuovo governo di riconciliazione nazionale deve necessariamente ottenere il sostegno interno e accentrare nelle proprie mani il controllo del paese per poter ottenere l’intervento delle potenze straniere.

Abd al-Nur ibn Antara è uno scrittore e ricercatore algerino. (arabpress.eu)

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Posted by on 7 maggio 2016. Filed under Esteri. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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