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Varesini divisi sul nuovo sindaco, si raccontano tra rassegnazione e voglia di cambiamento

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VARESE, 22 giugno 2016- di SARA CARIGLIA-

Lidia brugognone e renato torresin

Lidia Brugognone e Renato Torresin

C’era una volta Varese, la Betlemme del Carroccio, roccaforte di Umberto Bossi e Roberto Maroni, anime portanti del partito leghista. Loro due, il Senatùr fondatore della stessa Lega, e Maroni detto Bobo ne hanno percorsa tanta di strada insieme iniziando proprio dalla “nostra” Varese, città che visto protagonista assoluta la Lega per ben ventitrè anni. Dal 1993 al 2016, insieme a loro a fare la storia di Varese- tenendo alto il gonfalone della Lega Nord- anche i tre sindaci leghisti, Raimondo Fassa (dove la Lega ottenne percentuali bulgare a livello di voti), Aldo Fumagalli e Attilio Fontana.

E’ qui che tutto ebbe inizio ed è qui che intorno alla mezzanotte di domenica scorsa 19 giugno 2016 tutto è precipitato.

La Betlemme del Carroccio è stata espugnata insieme al mito della Lega dal candidato sindaco del Partito Democratico Davide Galimberti che, come uno tsunami, è riuscito a sbaragliare con il 51,7 per cento di voti l’esponente di centrodestra, Paolo Orrigoni – supportato dalla stessa Lega – stracciandolo al ballottaggio con un punteggio pari al 48,3 per cento.

Una vittoria storica se si pensa che era dal lontano 1948 che un sindaco di un partito di centrosinistra non vinceva le elezioni.

Quella leghista è una saga che per molti, almeno qui nel capoluogo di provincia, è durata fin troppo tempo <<giro di boa per Varese>> <<era ora>> <<occorreva cambiare aria>>. Questi la maggior parte dei commenti raccolti tra i cittadini.

Forse una reazione prevedibile quella palesata da una parte dei residenti la città giardino nei confronti di questa nuova situazione politica varesina, con il neo sindaco Davide Galimberti atteso domenica notte a Palazzo Estense come fosse una star, da decine di persone.

Maroni con Bossi ai tempi d'oro

Maroni con Bossi ai tempi d’oro

Per Galimberti tanti applausi, tanti elogi, tanto clamore, e tante urla al grido di “Varese libera”, di #Vareseripartedavvero. Quest’ultimo lo slogan fortunato che ha aiutato l’esponente di centrosinistra a voltare pagina dopo più di un ventennio forgiato dalle gesta del Carroccio.

Conservatorismo leghista di cui oggi varesini hanno ripetutamente lamentato essere stufi. <<E’ la prima volta che mi capita di votare Partito Democartico. Galimberti mi piace molto come persona e se anche il mio primo voto è andato a Malerba, al secondo turno delle amministrative la mia preferenza, un pò sotto consiglio dello stesso esponente della Lega Civica, un po’ perché influenzata positivamente dalle voci di Varese città è passato a Galimberti>>, dice Silveria Giudici, 72 anni, di Varese, ex Preside e professoressa del Liceo Sacro Monte.

Silveria Giudici, ex professoressa in pensione

Silveria Giudici, ex professoressa in pensione

In effetti il cavallo di battaglia del nuovo Sindaco sono stati i cosiddetti “ras” di quartiere. Gente intraprendente che in campagna elettorale animata dalla voglia di far conoscere sè stessi e la politica “galimbertiana”, si è attivata a tal punto da rendere popolare il volto dell’esponente di centrosinistra tramite quel gioco di acchiapparello che si chiama passaparola. <<Ho votato per il Pd. A convincermi è stata una persona che portava i bambini all’asilo che appartiene alla giunta Galimberti. Spero che i buoni propositi vengano mantenuti. Sono nata a Varese e questa città sta decadendo giorno dopo giorno>> sottolinea la trentenne Sara Pallaro, di lavoro assistente alla poltrona, residente nei pressi di via Brunico, zona che spiega essere in gran parte popolata da extracomunitari <<non sono razzista ma dalla nuova giunta comunale mi aspetto più integrazione>>.

Sara Pallaro

Sara Pallaro

Poi c’è chi, come la signora Lidia Brugognone casalinga 56enne, alla domanda per chi ha votato, risponde senza alcun tentennamento <<Per Orrigoni, ovvio! Sono siciliana ma ho sempre vissuto qui ed ero felice di come Varese fosse amministrata; non mi sono mai lamentata di Fontana ed è per questo che ho scelto Orrigoni. A causa della sua sconfitta ci sono rimasta male, anzi malissimo>>. <<Non ho votato il partito, ho votato la persona: Orrigoni mi piaceva davvero tanto>> ha aggiunto amareggiato il marito di Lidia, Renato Torresin che di anni ne ha 58.

Tuttavia c’è anche chi di fronte al marasma generale della politica nazionale e internazionale opta per il disimpegno politico <<Non sono andato a votare e a dirla tutta è un po’ che non mi reco più alle urne: non ci credo più, non trovo nessuno che possa rispondere alle mie idee. La politica mi ha deluso>> chiosa il pensionato 73enne Michele Izzo, che si mostra tutt’altro che afflitto quando si parla dell’imminente tracollo del fortino leghista <<la Lega qui a Varese ha fatto pochino>>.

Restio al voto anche il 67 enne ex commerciante varesino, Maurizio Dansi <<Le dico la verità sono andato a votare per accompagnare mia moglie che ha annullato il suo di voto. Cosa mi aspetto dalla nuova giunta non lo so: non mi piacciono né Orrigoni né Galimberti. Ad ogni modo voto le persone non tanto i partiti; sono moderato, dunque potevano andarmi bene entrambi. Ciò non toglie che siano delle brave persone>>. Tuttavia l’ex esercente una preferenza l’avrebbe avuta <<il Sindaco di tutti i varesini? Luca Marsico, il consigliere regionale. Eppure, i giochi di potere portati avanti da Lega Nord contro Forza Italia lo hanno estromesso. Non ho gradito molto>>.

redazione@varese7press.it

 

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