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Brexit: cosa cambia per gli italiani e cittadini di altri Paesi della UE

Britain EU Referendum - Leave PartybreLONDRA, 24 giugno 2016- Cosa cambia ai fini pratici con la Brexit per gli italiani e i cittadini degli altri Paesi Ue che vivono in Gran Bretagna o vi si recano per turismo o in cerca di lavoro? Sul breve periodo nulla, perchè ci vorranno almeno due anni per la formalizzazione dell’uscita del Regno Unito dall’Ue. Poi, però, potrebbe esserci cambiamenti piccoli o grandi sulla base degli accordi che verranno rinegoziati con l’Unione:

PER CHI CI LAVORA – Non è ancora chiaro cosa accadrà: il fronte pro-Brexit ha assicurato che qualsiasi nuovo sistema di immigrazione della Gran Bretagna non toccherà i tre milioni di cittadini Ue non britannici (mezzo milione di italiani solo a Londra) attualmente residenti nel Regno Unito. A quanti ci vivono da almeno cinque anni verrebbe concessa la possibilità di restare a tempo indeterminato nel Paese, preservando i diritti acquisiti. Questo farebbe scattare la reciprocità per i due milioni  di britannici che vivono nel resto dell’Ue, compresi i pensionati residenti in Spagna. Anche nello scenario più roseo, però, non avranno diritto a sussidi di disoccupazione e all’assistenza sanitaria, che dovranno pagare con un’assicurazione, e  per loro diventerebbe quasi impossibile ottenere un mutuo o comprare casa.

Il fronte del Remain aveva messo in guardia che “tutti i cittadini Ue perderebbero il diritto automatico a venire in Gran Bretagna per lavorarci” con probabili restrizioni sotto forma di permessi, visti e altri costi di burocrazia. In particolare chi non raggiunge un reddito annuale di 35mila sterline sarebbe costretto a partire e i settori più colpiti dai licenziamenti potrebbero essere quelli automobilistico e finanziario.

Per molti esperti non ci sono garanzie neppure per i diritti acquisiti (al di là delle promesse del fronte pro-Brexit), in quanto questi diritti non sono menzionati nell’articolo 50 del Trattato dell’Unione europea che regolamenta l’uscita di uno Stato membro.

PER CHI VUOLE ANDARE A LAVORARE – E’ possibile che Londra introduca per i nuovi richiedenti (ma forse anche per gli attuali residenti) un sistema a punti sul modello australiano simile a quelo già in vigore per chi arriva da Paesi al di fuori dello Spazio economico europeo. Si tratta di un sistema che assegna punteggi in base al reddito, alla conoscenza della lingua inglese e ad altri fattori. Una volta ottenuto il visto di lavoro, dopo cinque anni si può richiedere quello permanente. Gli studenti che vorranno andare a studiare in Gran Bretagna, inoltre, troveranno tasse universitarie più alte.

PER I VIAGGIATORI – Al momento si potrà continuare ad andare in Gran Bretagna con una carta d’identità valida per l’espatrio (e beneficiando di una sterlina ai minimi…) ma è molto probabile che, una volta formalizzata l’uscita di Londra dall’Ue, sarà necessario il passaporto per varcare i confini di Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord. Per la Repubblica d’Irlanda, invece, resterà sufficiente avere la carta d’identità. Nel settore aereo ci saranno ripercussioni negative per le low cost con meno voli sulla Gran Bretagna: Ryanair ha già fatto sapere che rischia di non poter più assicurare collegamenti tra Regno Unito e resto d’Europa come compagnia irlandese e Easyjet potrebbe trasferire la sede centrale nell’Europa continentale. (AGI)

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Posted by on 24 giugno 2016. Filed under Esteri,POLITICA,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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