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E’ morto Bud Spencer, il gigante buono che ha fatto divertire intere generazioni

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budROMA, 28 giugno 2016 – di LUCIANO PRIORI-

Emorto Bud Spencer, il gigante buono. Aveva 86 anni.  Tante esperienze, tanti successi, e anche un po’ di amarezza per non essere abbastanza considerato da quel mondo del cinema in cui era entrato un po’ per caso finendo per dedicargli la vita:< Non ci hanno mai dato un premio, non ci invitano neppure ai festival>>.

L’ultima apparizione era stata in tv nel 2010 con i delitti del cuoco, fiction di canale 5. E’ l’anno scorso era stato festeggiato a Napoli con una medaglia e una targa per la sua lunga carriera che gli aveva consegnato il sindaco De Magistris a Palazzo San Giacomo in nome della sua città. Da Napoli(quartiere Santa Lucia) Carlo si trasferisce a Roma a soli 11 anni con tutta la famiglia, nel 1940. Lasciati gli amici di scuola(tra cui Luciano De Crescenzo), il ragazzo si iscrive al liceo e a un corso di nuoto, risultato brillante in entrambi i casi, tanto che arriva all’università(corso di chimica) ad appena 17 anni. A guerra finita, però, la famiglia cambia nuovamente città, i Pedersoli finiscono a Rio de Janeiro e Carlo deve abbandonare gli studi.

Farà l’operaio, il bibliotecario, il segretario d’ambasciata come nelle leggende delle star americane. Tornato a Roma, può riprendere gli studi sopratutto l’attività in piscina dove si segnala presto come un vero asso. Continua a studiare(questa volta giurisprudenza, laurea che porterà a termine nonostante gli exploit sportivi) e viene notato dal cinemanel pieno della stagione di Hollywood sul Tevere. Grazie al suo fisico scultoreo, viene scritturato come comparsa in Quo vadis? e poi finisce sul set di Annibale dove incontra il giovane attore Mario Girotti – Terence Hill – che diverrà il suo patner di eccellenza pochi anni più tardi.

Tocca a Mario Monicelli affidargli il primo, vero ruolo, quello del manesco Nando in  Un eroe dei nostri tempi(1955). Chiuderà con il nuoto dopo i Giochi di Roma del 1960 e tornerà in Sud America per una lunga parentesi lontano dai suoi interessi. Rientrato in Italia apre una propria società, sposa Anna Amato(la figlia del grande produttore Peppino Amato), mette al mondo i primi due figli, scrive canzoni ottenendo un discreto successo. Con il Cinema la gavetta è lunga e Bud Spencer conquista il ruolo di protagonista nel western “Dio non perdona io no” soltanto nel 1967 grazie a Giuseppe Colizzi. Prima rifiutato per le richieste economiche, ma poi arruolato perchè risulta il solo adatto alla parte di gigantesco e minaccioso patner protagonista. Perdersoli incontra di nuovo Mario Girotti. I due decideranno, alla fine del film, di cambiare i propri nomi sui manifesti per attrarre il pubblico e Pedersoli sceglierà il suo in omaggio alla birra Bud e all’adorato Spencer Tracy. Il successo del fil è più che lusinghiero, ma srà l’episodio successivo , ” Lo chiamavano Trinità” (E.B.Clucher, 1970) a consacrare il successo personale del duo.

Un vero colpo di fulmine con il pubblico che si ripeterà, infallibile, per altre sedici volte in tutto. Il cliché del personaggio è sempre lo stesso e Spencer lo riutilizzerà anche da solo: un gigante dal cuor d’oro che mena sganassoni, sorride sempre come un bambino, ristabilisce i torti e si gode la vita. Cow Boy o investigatore(la serie di Steno Piedone lo sbirro), avventuriero o buon padre di famiglia, Bud Spencer mette perfino a punto un tipo di pugno a martello che lo renderà inconfondibile.

redazione@varese7press.it

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Posted by on 28 giugno 2016. Filed under Cinema,Cronaca,PROVINCIA,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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