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La necropoli di Cittiglio: una grande scoperta archeologica

DSC_0003VARESE, 7 luglio 2016 – C’è una vera e propria necropoli a Cittiglio: Università degli Studi dell’Insubria e Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia sono al lavoro per scoprire che cosa si cela nel suolo dentro e fuori la Chiesa di S. Biagio. Dal maggio 2016, infatti, è iniziata l’indagine dell’area cimiteriale esterna dell’abside medievale della piccola Chiesa romanica situata su un’altura che domina il paese di Cittiglio e il paesaggio circostante.

In questa antica chiesa sono in corso da circa 25 anni importanti lavori di restauro voluti dalla parrocchia di Cittiglio e dai volontari del Gruppo Amici di San Biagio che hanno promosso diverse iniziative che sono servite a raccogliere i fondi per finanziare i lavori fino ad oggi svolti.

Tra questi lavori vanno ricordati gli scavi archeologici effettuati dal 2006 al 2009 all’interno della Chiesa e che hanno portato alla luce importanti tracce strutturali di età medievale e, tra esse, circa venti sepolture, indagate dall’archeologo Roberto Mella Pariani di Golasecca (allora della Società Lombarda Archeologia SLA di Milano).

Lo scavo del 2016 è la continuazione dell’indagine archeologica allora compiuta ed anche questa è eseguita dal dottor Roberto Mella Pariani oggi della ditta Archeo-Studi di Bergamo. Entrambi gli scavi sono effettuati sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e coordinati oggi dal funzionario Francesco Muscolino.

L’Università degli Studi dell’Insubria è già intervenuta per studiare i resti scheletrici umani che provengono dalle sepolture rinvenute all’interno della chiesa, ma è interessata a proseguire gli studi anche su eventuali altre sepolture presenti sotto il sagrato. Per questo il professor Giuseppe Armocida, docente di Storia della Medicina, il professor Giovanni Bernardini, Direttore del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita, e il tecnico del Dipartimento, dottoressa Marta Licata – in collaborazione con il “Gruppo Amici di San Biagio” – hanno presentato un progetto sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto – e in particolare dall’avvocato Andrea Mascetti. Capofila del progetto è la parrocchia di S. Giulio Prete di Cittiglio, affidata al parroco don Daniele Maola.

«Durante il primo studio antropologico fatto – relativo ai resti umani rinvenuti durante la campagna 2006-2009 – sono state documentate due morti violente: in un caso il cadavere era “decapitato” e nell’altro presentava una punta di lancia nel costato e, inoltre, una elevata presenza di scheletri di infanti, per questo – spiega Marta Licata – abbiamo ripreso lo studio antropologico progettando un altro scavo per indagare un’altra zona cimiteriale presente all’esterno della chiesa. In particolare vorremmo chiarire la presenza o meno di altre morti violente e cercare di capire perché tutti questi bambini sono stati sepolti nella chiesa e se altrettanti sono sepolti fuori. Vorremmo riportare alla luce tutto lo spazio cimiteriale e le tombe in esso custodite, per DSC_0065rispondere a queste domande».

La Chiesa è stata fondata intorno al IX secolo e, presumibilmente, dalla sua fondazione e fino al 1700 è stata luogo di sepolture sia dentro che fuori.

«L’indagine odierna riguarda le sepolture poste immediatamente fuori la chiesa: lo scavo, infatti – riprendendo l’indagine di alcune inumazioni esterne già personalmente indagate nel 2009 – continua la dottoressa Licata – ha portato alla luce all’esterno un’area quadrangolare nelle immediate adiacenza dell’emiciclo della Chiesa. Al di sotto di uno strato superficiale di spianamento dell’antico cimitero avvenuto presumibilmente nel XXVII secolo e all’interno del quale sono stati recuperati numerosi reperti in giacitura secondaria (ossa umane frammentarie; monete e diversi manufatti metallici – chiavi di età rinascimentale in ferro, lame di coltello, un coltello intero con manico in osso, una fibbia di cintura in ferro, monete, chiodi delle casse di sepoltura e un anello bronzeo) sono emerse alcune sepolture di età rinascimentale in giacitura primaria: si cominciano già a vedere aree di cimitero documentabile. Si tratta di tre inumazioni di individui adulti in cassa di legno e due inumazioni di infanti (un feto e un bambino dell’età apparente di 1-2 anni) uno dei quali deposto in una singolare struttura a doppio coppo (comuni tegole). Sotto quelle inumazioni – che sono di epoca rinascimentale – si scorgono preesistenti sepolture a loculo litico di epoca precedente che saranno oggetto di studio con il prosieguo dell’indagine» aggiunge Marta Licata.

 

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Posted by on 7 luglio 2016. Filed under PROVINCIA,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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