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Il “Decamerone” di Marco Balliani al teatro Delle Arti di Gallarate: intervista

GALLARATE, 23 febbraio 2016 – di SARA MAGNOLI –

Marco Balliani

Marco Baliani

Il “suo” Decamerone si fonda sull’eros, che è potente al centro dello spettacolo. L’eros «che sconvolge e scombina le cose e le persone e che è una delle letture del Decamerone, come già aveva fatto Pasolini con il suo film».

Così Marco Baliani spiega lo spettacolo “Decamerone, vizi,, virtù e passioni” di cui è regista e che, liberamente tratto dall’opera di Giovanni Boccaccio, è inscena domani, mercoledì 24 febbraio, e giovedì 25 alle 21 al teatro delle Arti di via don Minzoni. Con protagonista Stefano Accorsi, accanto a Silvia Ajelli, Salvatore Arena, Silvia Briozzo, Fonte Fantasia e Mariano Nieddu.

«La lingua usata nello spettacolo – prosegue Baliani – è ragionata da me e Maria Maglietta: un testo originale che “fa il verso” a Boccaccio, come un gioco. In scena Stefano Accorsi inizia leggendo l’originale e poi si ferma e parte con quello che abbiamo “inventato” come un “italico di antiqua foggia”, che è un po’ l’italiano dell’armata Brancaleone, per intenderci».

Marco Baliani, ha detto che è l’eros la lettura al centro del suo “Decamerone”. Ce ne vuole parlare?

Sono sette novelle che creano una polifonia, da quella “rozza” fino, per esempio, a quella di Tancredi. Boccaccio usava queste differenze nella stessa giornata, con una particolare attenzione linguistica, ma anche una diversità di teatri d’azione. Cosa che accade anche in scena, dove ci sono sette finali e sette “ricominciamenti”.

Prima il Furioso Orlando da Ariosto, ora il Decamerone: che cosa sta alla base di queste scelte?

La ricerca di quando l’italiano è diventata lingua, dal preumanesimo di Boccaccio all’umanesimo dell’Ariosto alla crisi dell’umanesimo con Machiavelli, che sarà il prossimo passo. Lì si forgia l’italiano e noi abbiamo voluto creare un immaginario omaggio a tutto questo, mostrando l’alto tesoro che abbiamo a disposizione e che a volte a scuola non ci fanno amare. Stefano Accorsi, bravissimo, è il capocomico di una brigata di attori, in scena c’è una specie di bus stile Anni Settanta, stile “figlio dei fiori”, dal quale gli attori entrano ed escono cambiando i personaggi. Lo stesso Accorsi passa dall’essere capocomico a personaggio quasi secondario: lo spettacolo è una coralità.

Quali i progetti futuri di Marco Baliani regista, ma anche attore, oltre allo spettacolo da Machiavelli cui ha già accennato?

Sono al momento in scena a Torino con “Trincea” che è tutt’altro genere, è sulla prima guerra mondiale, una grande sperimentazione visiva e sonora che si distacca dal teatro di narrazione. E sto preparando un spettacolo con Lella Costa, che debutterà a luglio, “Human”, sui profughi e i migranti.

s.magnoli@varese7press.it

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Posted by on 23 febbraio 2016. Filed under PROVINCIA,Spettacoli&Cultura,Teatro,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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