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Riflessioni: “burqa plage”, in spiaggia con il velo

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arabVARESE, 20 agosto 2016- Di Tahar Ben Jelloun. Le360.ma (03/08/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

È ormai da qualche anno che l’estate si assiste a un fenomeno bizzarro: delle donne, accompagnate o meno dai loro mariti o dai loro bambini, nuotano completamente vestite in mare o nelle piscine. Qualcuno gli ha detto che una donna rispettabile non si mette in costume. La domanda che mi viene in mente è la presente: quando escono dall’acqua, i loro abiti non si incollano sl corpo mettendo in risalto le forme che non volevano mostrare?

Ognuno è libero di mostrare o nascondere il proprio copro, ma quando si va in spiaggia non ci si va in djellaba. Bisogna essere davvero viziosi e perversi per pensare che il corpo di una donna va coperto per salvaguardarlo da sguardi concupiscente. Il ridicolo che compete con la stupidità.

Quando fa caldo e la voglia di onde si fa sentire, è normale spogliarsi, mettersi un costume da bagno e andare a rinfrescarsi al mare. Cosa che gli uomini non esitano a fare. Ci sono addirittura volte in cui vedo uomini spassarsela in costume mentre le loro mogli, madri o sorelle soffrono il caldo estivo, avviluppate nei loro abiti neri che le fanno anche soffocare. Non è né igienico, né estetico, né morale.

Alcuni sostengono che lo fanno in rispetto ai precetti dell’islam. No, non ha niente a che vedere con la religione. La decenza è una questione di etica. Ora, ciò che muove nel profondo i fanatici è la questione sessuale. Tutto gira intorno al sesso della donna. Al corpo della donna. All’anima della donna. All’ombra della donna. All’odore della donna. All’idea della donna. Il resto non sono altro che chiacchiere rivestite di una religiosità fraintesa.

Quest’estate, alcuni guastafeste del turismo in Marocco hanno cercato di far vietare il bikini sulle spiagge per turisti. Per fortuna la loro richiesta non ha avuto seguito presso le autorità ufficiali. Tuttavia la loro stupidità ha fatto il giro della rete mondiale, cosa che di certo avrà scoraggiato gli stranieri a venire, per esempio, ad Agadir. Già è difficile attirare clienti e farli venire qui (il Marocco ha ricevuto una cattiva valutazione in termini di servizi e di industria alberghiera), allora non inventiamoci degli orrendi spaventapasseri per respingerli definitivamente.

È bastata un’iniziativa del genere per uccidere l’industria turistica del Paese. Quello che Daesh (ISIS) non era riuscito a fare da noi, hanno osato farlo dei marocchini sessualmente frustrati: far fuggire gli stranieri e diffondere un’immagine negativa del Marocco. È tempo che il governo reagisca a questa nuova dittatura dell’ignoranza, della frustrazione e della stupidità. (arabpress.eu)

Tahar Ben Jelloun è uno scrittore, poeta e saggista marocchino.

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