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Legalizzare la cannabis aiuterebbe anche a livello terapeutico Successo la raccolta firme a Varese organizzata dai Radicali

Tomasello, Vieira, Atzeni e Zocchi

Tomasello, Vieira, Atzeni e Zocchi

VARESE, 17 settembre 2016- di GIANNI BERALDO-

Ne servono ancora 10.000 di firme per raggiungere il quorum di 50.000, quelle necessarie per una proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis per uso terapeutico a consumo personale. Un iter piuttosto lungo che, una volta raggiunte il numero di firme (traguardo non impossibile), porterà la discussione alla Camera non prima del prossimo anno tra evidenti ostacoli ideologici e pseudo morali che non fanno altro che rallentare un modo di concepire e applicare cure antidolorifiche in maniera del tutto naturale e per nulla invasive.

Raccolta firme che oggi ha fatto tappa anche a Varese, con un mini gazebo (un tavolino a dire la verità) posto in piazzetta San Giuseppe ad opera dei Radicali varesini in collaborazione con “Possibile” rappresentata dall’instancabile Jacopo Zocchi, referente cittadino dell’associazione fondata da Pippo Civati.

Un tema che ha suscitato interesse e curiosità soprattutto da parte dei moltissimi giovani che oggi affollavano il centro di Varese. Diversi di loro si avvicinavano al tavolo per chiedere delucidazioni sulla proposta di legge, firmando poco dopo avere ascoltato le esaustive spiegazioni da parte dell’agronomo milanese Edgardo de Manincar Vieira esperto in coltivazione di cannabis destinato a vari usi tra cui quello terapeutico.

Un argomento, quello della cannabis, che ovviamente fa leva sui ragazzi non solo per motivi propriamente medici o terapeutici più in generale ma per qualcos’altro che riguarda più la sfera del “ludico” o del “sociale”.

Ma l’appuntamento di oggi non riguardava certamente questi aspetti ma la valenza medica che può avere un derivato della cannabis se usato i termini e modi opportuni.

Aspetti ribaditi sia dall’agronomo milanese che dal medico varesino Leonardo Tomasello, operante da alcuni anni al Pronto Soccorso dell’ospedale di Gallarate <<Bisogna far capire alla gente che l’utilizzo della cannabis è utilissima e molto praticata a livello medico in diversi Paesi europei così come negli Stati Uniti e Canada, dove esiste una vera e propria cultura. Altra cosa che bisogna portare a conoscenza è il fatto che anche in tutte le regioni italiane si utilizza questo metodo a esclusione della sola Lombardia, però tramite le strutture ospedaliere e pagandola cifre esagerate importandola da altri Paesi come l’Olanda ad esempio. Quello che chiediamo con questa legge è di far sì che ogni singolo cittadino possa coltivare cannabis a uso personale senza incappare in sanzioni>>.

Legge che di fatto debellerebbe il fiorente mercato illegale dove la cannabis risulta tra le droghe più richieste. Anche la direzione nazionale antimafia ha denunciato il totale fallimento dell’azione repressiva nei confronti di circa 120.000 rivenditori non autorizzati oltre a centinaia di pusher improvvisati.

Statistiche snocciolate pure da Andrea Atzeni, anch’egli presente oggi alla raccolta firme, come simpatizzante radicale varesino.

Una proposta che tra le varie voci prevede che l’investimento dei nuovi introiti legati alle campagne di sensibilizzazione e sociali a sostegno dell’economia, vengano utilizzate per la riduiìzione del debito pubblico. Altro punto quello dell’autocoltivazione libera per i maggiorenni fino a 5 piante con comunicazione da 6 a 10.

O ancora, il divieto di pubblicizzare la vendita nelle vicinanze delle scuole (questo punto riguarda quello fallimentare legato alle sale gioco o bar con slot machine, che devono distare diverse centinaia di metri dalle scuole).

Insomma visto l’uso massiccio e inarrestabile di cannabis qualcosa bisogna fare a livello statale. Se poi aggiungiamo l’aspetto non trascurabile a fini terapeutici, allora si capisce quanto sia importante accelerare la discussione alla Camera.

L'agronomo milanese Vieira

L’agronomo milanese Vieira

<<Esistono già negozi che vendono semi adatti alla coltivazione ma la legge prevede che il tutto si definisca come “semi da collezione” e non utilizzabili per coltivazioni>>, dice Vieira che aggiunge << ora la riguarda prevalentemente l’aspetto terapeutico e curativo dove l’Italia è molto indietro rispetto ad altri Paesi. Ognuno di noi dovrebbe poter scegliere la cura, cosa invece ancora vietata>>.

Da sottolineare che i semi da coltivare potranno essere predefiniti, in modo tale che la pianta produca cannabis con effetti dal dosaggio limitato e quindi utile allo scopo terapeutico o poco altro.

Come dire, dimenticatevi lo sballo ma rilassatevi con cura.

direttore@varese7press.it

 

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Posted by on 17 settembre 2016. Filed under Sanità,Sociale,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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