Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Il genio musicale di Hindi Zahara di scena martedì a Lugano per il Long Lake Festival

image_pdfimage_print
Hindi Zahra

Hindi Zahra

LUGANO, 27 giugno 2016- I critici francesi che ne hanno decretato il successo la chiamano «la Patti Smith del deserto»; ma a parte la somiglianza fisica e un comune spirito rock, le muse che ispirano Hindi Zahra spaziano dalla musica tradizionale berbera della sua terra d’origine a quelle indiane ed egiziane, fino al rock psichedelico, al reggae, al soul, in uno stile che altri hanno definito un «blues del deserto».  L’artista africana sarà in concerto martedì 28 giugno al Boschetto Ciani di Lugano, spettacolo inserito nel vasto e poliedrico cartellone del Long Lake Festival (inizio ore 21, ingresso 12 franchi).

Cresciuta in Marocco, a dodici anni si trasferisce a Parigi dove cinque anni più tardi inizia la sua carriera musicale debuttando sul palco della “Fête de la musique”. Nel 2010 arriva l’esordio discografico con “Handmade”.

Nei due anni e mezzo successivi l’album esce in 20 paesi, fioccano gli apprezzamenti da parte di pubblico e critica, seguono il contratto con Blue Note, il premio Costantin 2010, il Premio Victoire de la Musique per la categoria World Music e 400 concerti in giro per il mondo. Finita la tournée, decide di trasferirsi per un anno in un riad della medina di Marrakech, un ritorno alle origini, in solitudine, per ritrovare un po’ di pace e la via per la musica. Qui inizia ad esplorare alcuni ritmi con Rhani Krija, musicista di fama internazionale che ha lavorato con artisti del calibro di Sting e Holger Czukay.

Poi interrompe l’isolamento e le sue canzoni la riportano a viaggiare. Si sposta a Cuba, in Giordania, in Egitto, in Italia, in Andalusia, dove a Cordova registra con il chitarrista flamenco Juan Fernandez “El Panky”. È anche attrice in due film: “The Narrow Frame of Midnight” di Tala Hadid e “The Cut” del regista tedesco Fatih Akin (La sposa turca, Soul Kitchen). Finisce di registrare l’album a Parigi e riunisce una squadra di musicisti attorno a lei. Hindi Zahra arriva così finalmente alla conclusione di un’odissea iniziatica durata ben due anni e mezzo. Ma per l’ascoltatore non è che l’inizio del viaggio. Perché “Homeland” si ascolta come un diario di viaggio.

C’è un qualcosa di essenziale, di elementare in questo album: il calore del sole, il rumore dell’Oceano, lo spazio, e le canzoni si muovono come maree o come nuvole. Si distinguono numerosi richiami a diversi stili musicali, ma tutto è amalgamato, mescolato in un ritmo ondeggiante ed inebriante che traccia la rotta dell’intero lavoro. Sono le canzoni di un’avventuriera che, risalendo le profondità, danza sulle onde e naviga nei deserti. C’è malinconia nelle sue canzoni, estasi nella sua voce, e dei melismi che fanno il giro del mondo. Come dice Indi Zahra, “Homeland” è la sua storia.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Posted by on 27 giugno 2016. Filed under Musica,Spettacoli&Cultura,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *