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I The Cure piacciono sempre: pienone per le due date milanesi al Forum

Robert Smith

Robert Smith

MILANO, 3 novembre 2016 – di LUCIANO PRIORI-

La bianca maschera dolente di Robert Smith, con gli occhi bistrati, il rossetto e la massa di capelli elettrificati dalla lacca, incanta ancora una volta le schiere di fan che lo seguono.

Fin da quando, a inizio anni 80, fu fra gli inventori dell’estetica dark-wave e frotte di ragazzi cominciarono a vestirsi di nero ed ascoltare musica dai toni estremamente cupi. Come quella dei suoi The Cure dei tempi di Faith e Pornography o come l’indimenticabile A Forest, del intramontabile album Seventin Seconds.

Le due date di Milano al Filaforum di Assago hanno riproposto tutti i pezzi più celebri della band, entusiasmando ed emozionando il pubblico presente in sala. Segno che le mode passano ma certi gruppi resistono, complice anche il vuoto pneumatico di tante proposte attuali. E allora tutti a vedere lo show malinconico dell’ultimo alfiere black pop, indossando preferibilmente camicioni e pantaloni neri, che più di una divisa ormai démodè incarnano una sensibilità decadente del tutto coerente coi testi e le atmosfere della storica band inglese. Non producono nuovi  dischi da 4: 13 e  Dream del 2008, ma dal vivo pescano abbondantemente da un repertorio di tredici album, più una lunga serie di extended plaing – oltre 28 milioni di copie vendute in tutto il mondo – e variano la scaletta di concerto in concerto.cure

La formazione, oltre a Robert Smith, l’unico ad aver attraversato indenne le alterne stagioni dei The Cure fin dal primo lavoro, Three Immaginary Boys, 37 anni fa, vede il fido Simon Gallup al basso, l’unico del gruppo ad averlo accompagnato per una buona parte della carriera musicale percorsa fin qui, Jason Cooper, alla batteria, Roger O’Donnel alle tastiere e Reevers Gabrels alla chitarra. Il concerto è stato una lunga immersione nell’acquario vagante claustrofobico dei The Cure – qualcuno ricorda il video  di Close To Me, con la band chiusa in un armadio spinto giù da una scogliera fino a sprofondare nell’oceano, dove i musicisti continuavano a suonare in uno spazio angusto – da cui rimane fuori la produzione più hard, genere Pornography appunto, mentre affiorano le hit del periodo di maggior successo commerciale come in Between Days. Ballate cui il timbro seghettato della voce di Smith, tuttora in buona forma, continua ad imprimere un sapore inconfondibile. Con una scaletta di 37 pezzi che hanno presentato ieri sera al Filaforum di Assago hanno così incantato il pubblico presente al palazzetto per un concerto indimenticabile.

redazione@varese7press.it

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