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L’economista Stefano Zamagni a Varese: ” Fare volontariato non è un obbligo ma passione e cura degli altri”

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Il professore Zamagni durante il suo intervemto

Il professore Zamagni durante il suo intervento

VARESE, 12 novembre 2016- di GIANNI BERALDO-

<<Per capire bisogna andare nelle situazioni al limite, lì nel mezzo, solo così si può tradurre in pratica il principio di sussidiarietà circolare>>.

Parla chiaro, diretto e spesso senza timori di essere smentito l’economista bolognese Stefano Zamagni, professore universitario conosciuto a livello internazionale oltre ad aver collaborato alla stesura del Decreto Legislativo sulle Onlus (D.Lgs 460/97).

Zamagni ospite questa mattina al Teatro Santuccio di Varese, per di aprire un mini ciclo di incontri  intitolato “Pensare al futuro-Conversazioni a teatro”, tre appuntamenti tra novembre e dicembre con autorevoli personaggi del mondo della cultura ed economia (Giancarlo Caselli il 26 novembre e Angelo Scola il 10 dicembre).

Appuntamenti di taglio sociale organizzati dal Centro Gulliver per festeggiare il

Folador e Zamagni

Folador e Zamagni

30esimo compleanno della struttura assistenziale varesina diretta da don Michele Barban, oggi presente insieme a Massimo Folador (che ha introdotto l’incontro), anch’egli docente universitario oltre che consulente aziendale e direttore dell’Unità Studi sull’Etica alla Liuc di Castellanza.

Incontro pubblico davvero interessante che vedeva nelle prime file anche il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo in veste privata e l’assessore comunale ai Servizi sociali Roberto Molinari.

Zamagni è davvero bravo a sintetizzare in poco più di mezzora concetti fondamentali legati al sociale, al volontariato e alla sussidiarietà nelle sue mille sfaccettature senza andare troppo per il sottile quando si tratta di “bacchettare” l’attuale modo di concepire atti quotidiani a volte fin troppo egoistici <<se la ricchezza rimane nelle mani di poche persone marcisce esattamente come l’acqua nel pozzo se non viene attinta e quindi dando la possibilità alle altre fonti di riempirla costantemente mantenendola viva e fresca>>, un’antica metafora che il professore emiliano predilige raccontare durante incontri pubblici o lezioni universitarie.

Ecco quindi affrontare concetti primordiali di economia sociale<già i padre francescani dicevano che l’elemosina non aiuta a vivere, ma bisogna coinvolgere i poveri nella produzione e le forme della produzione e del valore sono infinite. Viviamo un’epoca di grande transizione, ma già nel 1300 esistevano problemi ma con la volontà e capacità è nato poi il Rinascimento. Ecco allora che anche oggi dobbiamo riuscire a crescere questo concetto di sussidiarietà e volontariato>>.

Non male anche la tesi che Zamagni definisce come Wellfare generalista, ossia quella idea, quel concetto che l’aiutare una persona in difficoltà economica,  debba poi  innescare quel meccanismo  per il quale la stessa persona ora in difficoltà possa poi agire conseguenzialmente in futuro, aiutando anch’egli chi possa essere un giorno nelle stesse difficoltà. Insomma non essere aiutati passivamente e per tutta la vita, diventando di fatto un parassita della società.

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Cattaneo e Molinari

Andando sul pratico Zamagni pensa che l’attuale concezione del ciclo vitale a livello economico sia desueto così come molta letteratura <<i libri di economia attuali sono già vecchi, oggi siamo nell’epoca dell’industria 4.0, quindi bisogna cambiare l’organizzazione del lavoro, fare leva su motivazioni intrinseche nei confronti dei lavoratori. Oggi lo stato di imprenditore certamente riguarda pure l’aspetto economico ma soprattutto lo identifico in chi genera valore sociale. Una impresa deve fare progetti creando gli ovvi anche flussi finanziari>>.

Il luminare bolognese con moglie milanese aggiunge <<bisogna ascoltare i giovani con l’impresa che deve tornare a essere impresa civile e non che sta in piedi solo per incentivi dello Stato, così facendo non si valorizzerà mai il capitale umano in quanto si vive di sussidiarietà dello stato senza impegnarsi nei cambiamenti>>.

Il tema dell’incontro riguarda aspetti non trascurabili legato al mondo del volontariato che Zamagni ricorda che <<la missione del volontario è quella di donare il proprio tempo, per allacciare relazioni con le perone. Il volontario lombardo per ragioni storiche è un doverirsa, ossia quello che uccide il volontariato: le cose non si fanno per dovere ma per dimostrare che ci sono persone che vogliono aiutare gli altri per passione. Il volontario è il San Francesco dopo la conversione>>

Incalzato da alcune domande da parte del numeroso pubblico Zamagni risponde con la sua ben nota autorevolezza su temi specifici.

Come la recente riforma del Terzo Settore <<per fare del bene non bisogna chiedere permesso alle istituzioni e non posso tollerare chi impedisce agli altri di fare del bene>>.

Tra le varie domande spicca quella di Cattaneo inerente la sussidiarietà orizzontale che non vede d’accordo Zamagni <<questo principio ammette tre versioni: il decentramento, quella orizzontale e circolare, Io sostengo che quella vera sia quella circolare . Il limite di quella orizzontale non garantisce l’universalità, ossia non garantisce a tutti gli accessi ai servizi. Quello che invece accade con quella circolare con tre vertici che devono sistematicamente interagire tra loro per organizzare la sussidiarietà. Un tavolo di confronto continuo. Fino adesso invece un ente pubblico dice “decido io” dimenticando che gli eletti decidono per il bene

Folador, Zamagni, Cattaeno, don Barban, Adamoli

Folador, Zamagni, Cattaeno, don Barban, Adamoli

comune, insomma dovrebbe garantire l’universalità evitando che vi siano a volte addirittura eccessi di servizi in alcune aree e completamente assenti in altre>>.

Poi l’auspicio e previsione per il futuro che Zamagni vede già come cosa certa <<ci vorrà ancora qualche anno ma poi prevarrà la sussidiarietà circolare, quella che Aristotele chiamava “amicizia civile”. Vi sono già grandi Comuni che hanno intrapreso questo cammino. L’efficacia è la capacità di soddisfare i bisogni. Altra cosa importante è agire divertendosi, ossia uscire da noi stessi andando a cercare il volto dell’altro>>.

L’incontro si conclude con una massima senza tempoesternata dallo stesso Zamagni (che però non è l’autore originale) <<operiamo perchè la vita che ci sfugge sia come la semente, quella che una volta caduta a terra continua a produrre i suoi benefici frutti per l’umanità>>.

direttore@varese7press.it

 

 

 

 

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Posted by on 12 novembre 2016. Filed under Sociale,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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