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Gian Carlo Caselli oggi a Varese: “Non abbiate paura a rispettare le regole”

Caselli oggi a Varese

Caselli oggi a Varese

VARESE, 26 novembre 2016- di GIANNI BERALDO-

Un ospite d’eccezione questa mattina al teatro Santuccio di Varese, invitato dal Centro Gulliver per il secondo incontro di taglio socio culturale nell’ambito dei festeggiamenti per i 30 anni di attività della nota struttura di recupero varesina.

Stiamo parlando dell’ex magistrato torinese Gian Carlo Caselli, tra i principali artefici della sconfitta al terrorismo che a partire dalla metà degli anni Settanta fino all’inizio del decennio successivo imperversava in tutto il Paese cercando di destabilizzare il sistema democratico. Erano i tristemente famosi “Anni di piombo” con le Brigate Rosse e Prima Linea oltre ad altre frange di estrema destra.

Poi la lotta alla mafia trasferendosi a Palermo come Procuratore Capo dal 1993 al 1999 ottenendo clamorosi risultati con l’arresto di Leoluca Bagarella, Gaspare Spatuzza e Giovanni Brusca.

Oltre all’ex magistrato, che di anni ne ha 77 ma se la cava ancora benissimo al cospetto di un pubblico numeroso come quello odierno, a intervistarlo la brava giornalista di “Avvenire” Maria Teresa Antognazza e don Barban.

Caselli con don Barban prima dell'incontro

Caselli con don Barban prima dell’incontro

Si fa subito interessante l’incontro grazie alla domanda Cos’è oggi la Giustizia e che spazio c’è per la giustizia sociale?

Caselli risponde da par suo, meditando il giusto scandendo bene le parole

<<Senza giustizia non si può tirare avanti è una esigenza sociale per la riduzione delle disuguaglianze che ancora esistono. Dalla osservanza delle regole bisogna andare oltre, cercare qualcosa di superiore, una democrazia che sappia emancipare.. Impegno che riguarda soprattutto i magistrati che devono applicare le regole>>, dettami democratici riportati nel suo libro “Nient’altro che la legalità” edito l’anno scorso e che Caselli si è portato oggi a Varese.

SUL RISPETTO DELLE REGOLE <<Molti giovani ma non soltanto vivono il rispetto delle regole come una sorta di fastidio, un ragionamento diffuso ma sbagliato: senza regole non c’è partita, o meglio è una partita truccata dove vincono sempre i soliti ossia quelli che vogliono un mondo senza regole partendo da concetti di supremazia, di sopraffazione. Le regole quindi migliorano la qualità della vita, per un futuro che vede la speranza di stare bene, un futuro concreto e gioioso>>.

ILLEGALITA’ CONOMICA <<Parliamo di illegalità economica in tutte le sue declinazioni: corruzione, evasione fiscale ed economia mafiosa.

L’evasione fiscale ci costa 125 miliardi di euro l’anno, un business incredibile. Il 30% di essi finisce per costituire patrimoni illegalmente esportati. Poi a corruzione: 60 miliardi euro l’anno, non è soltanto l’ammontare del danno economico ma c’è pure il danno non monetizzabile quello che scoraggia la gente a non investire. Poi economia mafiosa 335md di euro l’anno di ricchezze accumulate illegalmente: un colossale impoverimento che subiamo in quanto ci vengono sottratte risorse>>.

RIFLESSI NEGATIVI <<Grave pesante deterioramento della qualità della vita se non esistono regole, ogni recupero di legalità è un recupero di ricchezza, un passo avanti per risolvere qualche problema di carattere sociale che gravemente affligge ancora questo Paese.

La legalità non è una cosa da delegare soltanto alle forze dell’ordine, alla magistrature o alla politica. Chi può aiutare questo percorso educativo alla legalità è la scuola e la famiglia.

Tutto serve, tutto aiuta, come questo incontro ad esempio utile a chiarirci e approfondire.

La scuola, la famiglia, la chiesa., non è facile>>.

Caselli poi punta il dito suo media spesso rei di inviare messaggi distorti e deleteri sulla legalità

dsc00319<<La televisione può essere un’ottima cosa ma anche una pessima scuola. Molti spettacoli televisivi o fiction prevale messaggio secondo cui conti soltanto tu, glia altri non contano nulla e per farti valere devi sgomitare. Un individualismo sfrenato e da qui nasce l’illegalità quindi la funzione educativa che dovrebbe avere la televisione cessa di esserlo creando l’effetto contrario quindi negativo>>

Non si dimentica il magistrato piemontese di chi l’ha aiutato a comprendere l’importanza sociale del suo lavoro spesso ingrato <<Ho avuto la fortuna di avere grandi maestri che nella magistratura mi hanno insegnato tutto. Poi non dimentico nemmeno gli insegmamenti di Don Milani, don Ciotti e altre figure che praticano l’osservanza della legge al servizio dell’uomo, la centralità della persona umana ogni volta che ci si trova di fronte a un personaggio da giudicare. L’uomo prima di tutto aldilà di quello che rappresenta in quel momento>>.

Ma allora Vangelo e Costituzione, dialogano ancora?

<<Sono convinto di sì, attenzione però che molte volte ci si chiede se questa citazione in parallelo non crei una confusione pericolosa. La risposta è che il vangelo e la legge sono mondi che devono rimanere autonomi ma non separati. Infatti nel Vangelo non trovi soluzioni tecniche per risolvere casi processuali, però può aiutare le esigenze di una persona che deve rimanere al centro dell’attenzione come uomo. Potrebbero essere interpretate come frasi retoriche ma che potrebbero realizzasi concretamente nel mestiere di ognuno>>

SU ASSOCIAZIONE LIBERA E L’ANTIMAFIA SOCIALE <<Libera è un’associazione che fa capo a Don Ciotti, personaggio che mi ha colpito fin da subito. Libera esiste da moltissimi anni, ha aiutato molto anche il sottoscritto e altri magistrati che lavoravano a Palermo. Una delle ultime loro iniziative sono i presidi che questi giovani mettano in atto in ogni processo per mafia. Hanno iniziato a Torino con un processo che vedeva l’arresto di ben 150 persone ora concluso in Cassazione con tutte condanne definitive. Tante udienze alle quali i presidi di Libera ce si costituiscono come parte civile, ci sono sempre state, un’impresa difficile ore e ore faccia a faccia con i detenuti e loro familiari che considerano questi ragazzi dei buoni a nulla che non hanno nulla da fare. In realtà questi presidi sono una spina nel fianco sia agli imputati che loro familiari>>

SUL GENERALE DALLA CHIESA <<Ho conosciuto da vicino il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ho lavorato con lui o i suoi uomini per anni, posso dire che era uno “sbirro” nel senso nobile del termine, un uomo nato e cresciuto nel rispetto delle regole.

In una intervista di Bocca tre giorni prima dell’attentato diceva “Ho capito che i cittadini e i loro fondamentali diritti non vengono soddisfatti a dovere quindi il mafioso intercetta questo disagio offrendo favori. Allora soddisfiamo questi diritti e sarà molto più facile sconfiggere la mafia”

Allora lo Stato deve preoccuparsi dei diritti dei cittadini. Libera e tante altre associazioni hanno iniziato un percorso di questo tipo. Siamo purtroppo ancora oggi un Paese dove la mafia c’è ancora e pericolosamente, siamo il Paese della mafia ma anche dell’antimafia>>

Caselli ricorda anche le sue esperienze all’estero e il senso di gratitudine che riceveva << Ho lavorato all’estero e vi posso garantire che aldilà degli stereotipi siamo apprezzati per il grande lavoro di antimafia e anche per la legislazione come ad esempio il reato associativo firmato con una convenzione da quasi tutti i paesi del mondo. Altro esempio è l’antimafia sociale grazie alla quale non vi sarà più quella prostrazione nei confronti dei mafiosi, ma cittadini titolari dei diritti. Per questo vengono confiscati beni alla mafia e destinati a realtà di utilità sociale, legge Della Torre del 1982>>.dsc00316

Interessante anche la risposta a una domanda del pubblico inerente le condizioni carcerarie attuali e il senso di redenzione previsto pure dalla Costituzione.

<<Come sapete sono stato anche direttore generale della carceri italiane e devo confessarvi che è stato il ruolo più difficile che abbia mai ricoperto. Il carcere è sofferenza: la prima dettata dallo scontare la trasgressione delle regole, la seconda sofferenza determinata dall’invivibilità delle nostre carceri tranne qualche rara eccezione. Dopo qualche anno di ripresa ora si riparla di sovraffollamento carcerario, con poche possibilità di creare spazi di lavoro o di socialità utili al reintegro in società una volta scontata la pena, Tutto questo danneggia sia chi esce da carcere che poi tornerà probabilmente a delinquere, sia lo stesso cittadino che ne paga ancora una volta le conseguenze. Bisogna allinearsi ad altri Paesi all’avanguardia>>

Anche a Varese la scorta non lo molla un minuto controllando ogni mossa dei presenti. Una situazione con la quale Caselli convive oramai dal 1974 << A questi ragazzi devo tantissimo e più volte mi hanno salvato la vita. Un sacrificio che condividono con il sottoscritto e tutta la mia famiglia alla quale devo esternare un grande e immenso grazie per avermi sopportato e supportato in in tutta la mia lunga carriera>>.

direttore@varese7press.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Posted by on 26 novembre 2016. Filed under Sociale,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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