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Il Cardinale Angelo Scola a Varese: “Bisogna stare attenti alla retorica del populismo rivalutando i principi della sussidiarietà”

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Il Cardinale Angelo Scola oggi a Varese

VARESE, 10 dicembre 2016- di GIANNI BERALDO-

Terzo e conclusivo appuntamento per festeggiare il 30esimo anniversario del Centro Gulliver (fondato e diretto da don Michele Barban) questa mattina al teatro Santuccio di Varese.

Dopo il sociologo Zamagni e l’ex magistrato Caselli, non poteva che essere il Cardinale e Arcivescovo di Milano Angelo Scola l’ospite di eccezione molto atteso.

Ha compiuto 75 anni il mese scorso, ma nonostante l’età Scola rimane ancora uno dei più quotati rappresentanti della Chiesa, quella con la C maiuscola che non si nasconde dietro a frasi di circostanza o di falsa retorica.

Il cardinale milanese non nasconde la sua “rabbia” nei confronti del mondo politico incapace di rimodularsi in positivo seguendo l’evolversi della società.

Scola però non vede di buon occhio nemmeno quei rappresentanti della Chiesa sempre meno avvezzi al contatto con la gente, con i poveri, con gli immigrati di nuova generazione. Durante il suo intervento non risparmia nemmeno la provincia di Varese ( e di Lecco) rea di essersi allontanata troppo dai principi cardini della solidarietà andando verso un decadimento morale.

Insomma Scola ha impartito un’altra lezione di vita. Ma vediamo nel dettaglio i passaggi più significativi del suo intervento al Santuccio, moderato dal professore Valerio Melandri, tra i principali consulenti e formatori nel campo del Fundraising.

IMMIGRAZIONE E PERIFERIE DELLA GRANDI CITTA’ COME MILANO – << Questo fenomeno migratorio ha generato delle periferie dove a macchia di leopardo sono presenti segnali di emarginazione molto pesanti, magari non non come le favelas brasiliane, però ci sono. In tal senso opere come Gulliver e tante altre sono lodevoli per quanto riguarda l’aiuto>>.

Poi un monito << Bisogna stare attenti alla retorica del populismo, questa enfasi mi sembra talora un po’ ipocrita>>.

METICCIATO CULTURALE- <<Parlo di Meticciato di culture, infatti la storia va avanti per processi che accadono e tu trovi dentro senza poterla fermare. Allora bisogna cercare di migliorarli trovando un certo equilibrio, per farlo bisogna coinvolgere i soggetti che vedo in campo. In questo momento sono 3: La Chiesa, un cristiano davanti a certe tragedie ovviamente dà una mano, la chiesa esiste per fare questo ossia dare una mano all’inizio, però poi le istituzioni devono intervenire operando diversamente, ad esempio con una sorta di piano “Marshall” tentando di trattenere questa gente nei propri Paesi con una politica efficace. Poi paghiamo gli errori di non aver fatto una politica mediterranea. Il secondo soggetto è l Autorità istituzionale che deve applicare appunto questa politica con l’Italia che deve presentare un progetto vero e proprio e non solo in stato di emergenza. Il terzo soggetto è la Società civile: esiste già questo mescolamento di razze, lo vediamo nelle scuole e negli oratori frequentati anche da ragazzi musulmani. Insomma dobbiamo pensare all’integrazione che richiederà decenni, però l’Europa è destinata a cambiare e non ci possiamo fare nulla>>.

SUL RAZZISMO– <<Non sono d’accordo con chi usa facilmente la parola razzismo, il nostro popolo non è razzista è un popolo che accusa la rapidità con cui il fenomeno di immigrazione si è evoluta creando forse paura, la paura però è cattiva consigliera. Allora dobbiamo richiamarci all’elemento della dignità insuperabile della persona, l’Io sempre in relazione e principi della sussidiarietà per favorire il cammino della società civile.

La strada del dono è quella forse per recuperare le energie e solidali tipiche di 30 anni fa.

Spesso però assistiamo a una creatività individuale senza il senso della comunità>>.

SULLA FORZA COMUNICATIVA (spesso dannosa) DEI MASS MEDIA-<<C’è molta manipolazione dei poteri mass mediatici nei confronti dei giovani, abbiamo visioni e bisogni diversi ma siamo costretti a vivere insieme, quindi la strada della condivisione e solidarietà è quella giusta del vivere insieme>>.

Raffaele Cattaneo con il sindaco Davide Galimberti

SULLA FAMIGLIA-<<Posso dire cristiano sii te stesso. La testimonianza è la conoscenza della realtà che puoi diffondere. Il per sempre è intrinseco all’amore, poi ci sono le fragilità e lì ci vuole tanta vicinanza e cura. Il tempo è più importante dello spazio come dice il Santo Padre. Bisogna lasciare il campanile e stare insieme alla gente comunicando quello che ci sta più a cuore. E questo vale anche per la famiglia.>>.

SULLA POLITICA E ISTITUZIONI– Nel giro di domande interviene il presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo il quale chiede <<cosa vuol dire proporre una identità positiva in grado di fare una proposta senza essere spazzata via da una politica che crea paura?>>.

Immediata la risposta di Scola <<In questo momento di pieno travaglio- e non uso volutamente la parola crisi- spero si possa partorire una nuova società che non sia “quella stanchezza”, come un filosofo coreano sottolinea, tipica “dell’ l’Europa attuale”.

La parola differenza significa spostare la stessa cosa da un’altra parte. La differenza tra maschile e femminile si vede da questa differenza, la mia stessa identità viene mossa.

L’identità per sua natura è dinamica, se si fossilizza è uno schema nel quale mi rinchiudo: lo vediamo nell’amore, nei partiti, nei sindacati ecc…

Dobbiamo uscire da noi stessi per fare spazio all’altro per non precipitare in forma di stanchezza e chiusura che non rendono godibile la nostra vita. Il compito della politica è creare queste condizioni, non si possono nascondere i grossi problemi che hanno le istituzioni oggi, cosa sono i partiti oggi? I sindacati e altre forme istituzionale?

La politica è affaticata da tutto questo stato di cose e dalla tentazione del consenso immediato. Una cosa piuttosto penosa. Il politico deve avere una visione a lungo raggio anche a costo di una possibile impopolarità. Si vede al mancanza di senso del collettivo, di mancanza di intenti da parte delle istituzioni. L’alta mediatizzazione della società sta creando seri problemi, anche qui la società deve avere il suo peso senza farsi schiacciare>>

POI LE CONCLUSIONI DI TEOLOGIA FILOSOFICA MA PUNGENTE <<E’ un presente che non guarda alla sua storia pensando al futuro. Una civiltà che non affronta il problema della povertà nel senso profondo della sua parola, non riesce nemmeno a risolvere problemi che lo attorniano quotidianamente>>.

Come detto, Scola oggi ci ha regalato un’altra pillola di saggezza e tanta voglia di ricominciare quel cammino che ha portato  lontano l’umanità tutta, nel segno della convivenza e solidarietà reciproca.

direttore@varese7press.it

 

 

 

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Posted by on 10 dicembre 2016. Filed under Sociale,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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