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Roberto Formigoni e inchiesta Fondazione Maugeri: giovedì la sentenza del processo

Roberto Formigoni

MILANO, 21 dicembre 2016-Domani,  giovedì 22 dicembre, due anni e mezzo dopo l’inizio del processo, i giudici del tribunale di Milano si chiuderanno in camera di consiglio per decidere della sorte di Roberto Formigoni, ex governatore della Lombardia, e di altre persone 9 persone coinvolte nell’inchiesta sulla Fondazione Maugeri. Ecco i passi essenziali per venire a capo di questa intricata vicenda.


I protagonisti

  • Roberto Formigoni – ex presidente della Reguione Lombardia
  • Umberto Maugeri – patron della fondazione omonima
  • Antonio Simone – ex assessore regionale alla Sanità
  • Pierluigi Daccò – uomo d’affari

La vicenda

E’ il 13 aprile 2012 quando la Procura di Milano comunica l’arresto di 5 persone accusate di avere sottratto 56 milioni di euro dalle casse di uno dei ‘gioielli’ della sanità lombarda: la Fondazione Maugeri con sede a Pavia e ramificazioni in tutta Italia, specializzata in terapie riabilitative. Tra loro, oltre al patron della Fondazione, Umberto Maugeri, spiccano l’ex assessore regionale Antonio Simone e l’uomo d’affari Pierangelo Daccò. I due sono legati  all’allora presidente della Regione Roberto Formigoni detto ‘Il Celeste’ dalla militanza in Comunione e Liberazione.

Il 6 maggio del 2014 inizia il processo e il capo d’imputazione ricostruisce quella che secondo i pm è una gigantesca corruzione: 8 milioni – dai contanti, ai viaggi, alla disponibilità di tre yacht – per Formigoni in cambio di appoggi illeciti a Simone e Daccò. Ma secondo l’ex governatore non si è trattato di altro che di un rapporto di grande amicizia.

L’accusa: Formigoni è un corrotto che ha venduto la propria carica

I pubblici ministeri Antonio Pastore e Laura Pedio hanno chiesto di condannare a 9 anni di carcere Formigoni come “promotore” dell’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e ad altri reati per “avere messo a disposizione, assieme ad altri imputati, la sua funzione “per una corruzione sistematica nella quale tutta la filiera di comando della Regione è stata piegata per favorire gli enti suoi amici che poi lo pagavano”. Secondo i magistrati, la Maugeri, operando attraverso i suoi intermediari Daccò e Simone che sfruttavano la loro amicizia col Presidente, avrebbe pagato tangenti “in percentuale agli stanziamenti poi riconosciuti dalla Regione soprattutto per le funzioni non tariffabili (i finanziamenti che la Regione può distribuire con discrezionalità alle strutture ospedaliere, ndr) pur di avere in cambio 40 milioni ogni anno in più rispetto ai rimborsi dovuti”.

I vertici della Fondazione “sapevano benissimo che stavano pagando Formigoni” in un contesto in cui “l’intensità dei rapporti tra gli associati  ” nella comune appartenza a Comunione e Liberazione “è fondamentale per la nascita del vincolo corruttivo”. Per ‘ringraziare’ Formigoni di una quindicina di delibere favorevoli alla Maugeri, Daccò e Simone lo avrebbero ricompensato “provvedendo a tutte le sue esigenze ricreative” anche attraverso vacanze di capodanno in Sudamerica, Patagonia, Brasile, Caraibi, altri viaggi, l’uso esclusivo di tre yacht, contanti che gli venivano consegnati periodicamente, una villa in Sardegna, cene in lussuosi ristoranti. Tutto ciò “mentre “dal 2002 al 2012 i conti correnti di Formigoni sono stati silenti, non viene registrata nessuna spesa, non un bancomat, non una carta di credito”.

Durante le indagini, i pm disposero un sequestro di oltre 60 milioni di denaro e beni tra cui un migliaio di bottiglie di vino al ristorante milanese ‘Sadler’ dove Formigoni e i suoi amici cenavano spesso e dello yacht ‘America’. Per l’accusa, in questo modo “oltre 70 milioni sono stati rubati ai malati della Regione”.

La difesa: Formigoni, l’amicizia è una cosa gratuita

L’attuale senatore di Ncd ha consegnato la sua difesa alle dichiarazioni spontanee rese in aula e alle arringhe dei suoi legali. “Quella che la Procura chiama utilità – ha detto nell’udienza dell’8 luglio 2015 – per me sono scambi tra persone amiche. L’accusa sostiene che avrei cominciato a percepirle dieci anni dopo aver cominciato a favorire la Maugeri iniziando così la mia attività delinquenziale. Per i magistrati, Formigoni è così abile a manipolare le coscienze degli assessori da esporsi al rischio di delinquere per dieci anni senza vantaggi, ma, come sapete, la politica è instabile e se uno vuole dei vantaggi li deve avere subito, poi magari non ti rileggono”.

Formigoni chiarisce i suoi rapporti con Daccò: “Siamo amici e ci comportavamo come tali, nessuno calcolava il valore di quello che uno dava all’altro. Un rapporto di amicizia è la tipica cosa in cui non ci sono calcoli, è gratuito”. Quanto al silenzio dei suoi conti correnti, si difende  così: “Si è insinuato che vivevo d’aria. Io versavo alla mia casa dove risiedo coi ‘memores domini’ dai 50 ai 70mila euro all’anno. Era un versamento unico che serviva per l’affitto, la manutenzione e per pagare la colf”. E sull’uso esclusivo della barca” invita i giudici a “guardare le riviste di gossip che tutti gli anni mi attribuivano una fiamma diversa pubblicando le mie foto in barca”.

Per il suo legale Mario Brusa, la Procura “ha costruito un castello accusatorio contro Formigoni colpevole di avere creato una sanità di eccellenza” ipotizzando un’associazione a delinquere in cui “non sono mai stati dimostrati passaggi di contanti”. La difesa nega anche che Formigoni abbia mai imposto le delibere, “semmai indicava la pista da seguire,dava indicazioni di massima ai tecnici” e sostiene che “non un solo euro è stato mai sottratto ai malati , i malati in questo processo non c’entrano nulla“.(AGI)

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Posted by on 21 dicembre 2016. Filed under Cronaca,MILANO,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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