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Il decreto anti bivacco a Varese è illegittimo, come dimostra la sentenza Tar Friuli Venezia Giulia

VARESE, 27 dicembre 2016- “ Il potere di ordinanza del Sindaco, nell’esercizio delle proprie funzioni di ufficiale di Governo, può essere utilizzato esclusivamente per prevenire o fronteggiare situazioni eccezionali ed urgenti che minacciano la sicurezza e l’incolumità pubblica, non per ripristinare il decoro urbano degradato per la presenza di profughi e immigrati, costretti a vivere e dormire in strada, in ricoveri di fortuna”.

Fa discutere la decisione dell’amministrazione comunale varesina che ha deciso di adottare misure severe con il “decreto anitibivacco”, nei confronti di quelle persone che utilizzano aree comunali per mangiare, bere e spesso dormire. Un provvedimento che, come sottolinea Arturo Bortoluzzi, ha dei precedenti con il sindaco di Trieste che si è visto respingere questa decisione da parte del Tar del Friuli Venezia Giulia.

La sentenza
Accogliendo il ricorso di un immigrato richiedente asilo contro la sanzione di alcune decine di euro elevata nei suoi confronti dai vigili urbani per essere stato sorpreso a dormire vicino alla stazione in un giaciglio di fortuna, il Tar Friuli Venezia Giulia, sezione I, con la sentenza 9 dicembre 2016, n. 551, ha dichiarato l’illegittimità dell’ordinanza «anti-bivacco» del Sindaco di Trieste, adottata nell’esercizio del potere di cui all’articolo 54, comma 4, Dlgs 267/2000, per vietare «lo stazionamento all’aperto, la consumazione di alimenti e bevande e la collocazione di materiale su suolo pubblico» in alcune zone del centro cittadino tra la Stazione ferroviaria e il comprensorio del Porto Vecchio.
Il provvedimento censurato all’origine della sanzione, seppure già scaduto nel mese di novembre, era finalizzato a porre fine alla «situazione di scadimento della qualità urbana in una zona molto trafficata e qualificata», considerata strategica perché snodo di entrata nella città di Trieste, per venire incontro alle esigenze di ripristino del decoro urbano e alla diffusa sensazione di disagio manifestato dalla cittadinanza a fronte di situazioni di degrado; tale provvedimento, vietava, infatti, lo stazionamento di una o più persone, come pure la consumazione di cibi e bevande, sia di giorno che di notte, oltre a porre il divieto di costruire giacigli, sedute o ripari.

Potere di ordinanza
Accogliendo le ragioni della difesa del richiedente asilo, tese a sottolineare la necessità di rispondere fattivamente alle esigenze di soggetti in stato di bisogno, i giudici amministrativi hanno, innanzitutto, ricordato come la disposizione del Testo unico delle Leggi sull’ordinamento degli Enti Locali, invocata dal Sindaco quale fonte del proprio potere di ordinanza, autorizza il Primo cittadino ad adottare provvedimenti eccezionali, ovvero extra ordinem, seppure nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, esclusivamente al fine di «prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana».
Tale norma, peraltro dichiarata parzialmente costituzionalmente illegittima da parte della Corte costituzionale con la sentenza n. 115 del 2011, nella parte in cui comprendeva la locuzione «anche», prima delle parole «contingibili e urgenti», deve quindi essere interpretata nel senso di attribuire al Sindaco, quale ufficiale di Governo, un limitato e residuale potere di intervenire, con provvedimenti per loro natura e funzione temporanei e atipici, a fronte di situazioni di pericolo eccezionale o emergenziale, «che minaccino l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana», e contro le quali non sia possibile ricorrere agli strumenti ordinari che l’ordinamento prevede.

Tutela del decoro urbano
Correttamente inteso il dettato normativo, prosegue la sentenza del Tar friulano, anche se le finalità di ripristino e tutela del decoro urbano appaiono meritevoli di tutela, non è consentito fare ricorso ai poteri eccezionali previsti dall’ordinamento degli Enti locali, potendo piuttosto il Sindaco provvedere con gli appositi strumenti che l’ordinamento prevede a tale scopo.

Responsabilità del Ministero
In ultimo, conclude la sentenza, oltre ad annullare la sanzione inflitta all’immigrato richiedente asilo e a sancire l’illegittimità dell’ordinanza sindacale, avendo agito il Sindaco quale ufficiale del Governo, con il richiamo del citato articolo 54 del Dlgs 267/2000, è allo Stato, rappresentato nel procedimento dal Ministero dell’Interno, che deve essere imputata l’attività posta in essere dal Primo cittadino, con la conseguente condanna a dover rifondere al ricorrente le spese del giudizio.

 

 

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Posted by on 27 dicembre 2016. Filed under Cronaca,Sociale,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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