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Renato Zero conquista Milano: grande concerto al Filaforum tra musical e teatro

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MILANO, 7 gennaio 2017 – di SARA MAGNOLI –

Inutile nascondersi dietro a un dito: sai che fatica, per un sorcino, dire che un concerto di Renato Zero è stato a dir poco eccezionale. Sono quei casi dove il distacco giornalistico viene un po’ difficilotto.

Ma se dal palco del Mediolanum Forum di Assago Renato ammonisce Glitter, il personaggio narrante in scena impersonato da Luca Giacomelli Ferrarini che con l’età e con gli anni è diventato sempre più esigente, beh, allora esigenti diventeranno con l’età e con gli anni anche i sorcini. Anche se, prosegue Renato, «non cerco cloni, io coltivo le differenze». O forse proprio per questo.

Però però… però se già con l’AmoTour il cantautore romano aveva offerto uno spettacolo da emozione pura, con questo Alt in Tour, che ieri ha visto ad Assago la prima di quattro serate, è andato ancora oltre. Donando non solo tre ore di musica, filo sottile che unisce tutto lo spettacolo invitando a riappropriarsi dei propri sogni, ma di vero e proprio teatro nella musica.

Con Ramazzotti

E non solo per il nuovo “erede della zerofollia” che cerca emozioni mentre sembra destinato a consegnare medicinali che è impersonato dal giovane e talentuoso cantante attore ballerino che fu Mercuzio in “Romeo e Giulietta, ama e cambia il mondo”, e che riprende i racconti della nonna, sorcina convinta, e in “questo” Renato Zero cerca la “voce sicura e presenza discreta”.

No, c’è di più: c’è un’interpretazione delle canzoni di ieri e di oggi che Renato sul palco porta come veri e propri pezzi teatrali. Da quel “Qualcuno mi renda l’anima” introdotta dal grido «Vergognati» rivolto a chi abusa dei bambini, «occhi grandi in un lettino microscopico che aspettano un futuro e una giustizia» alla versione che via sul jazz di «Un uomo da bruciare», fino a «Inventi» eseguita a cappella con i superlativi Neri per Caso, che accompagnano vocalmente il concerto e si esibiscono anche, sempre a cappella, in una versione di “Mi vendo” da lasciare a bocca aperta, assieme a Eros Ramazzotti, ospite in questa prima giornata, la sera dell’Epifania, all’Alt in Tour duettando anche con Zero sulle notte di “La favola mia”.

È un cantiere la scenografia dello spettacolo, tra gru e impalcature in mezzo alle quali il maestro Renato Serio dirige l’Orchestra Filarmonica della Franciacorta e si aprono le note suonate da Stefano Senesi al pianoforte, Giorgio Coccilovo e Fabrizio Leo alle chitarre acustiche ed elettriche, Lele Melotti alla batteria, Rosario Jermano alle percussioni, Bruno Giordana al saxofono, Danilo Madonia a tastiere, fisarmonica e preproduzione musicale. Un cantiere i cui tempi di lavoro sono dettati dalla voce fuoricampo che è quella di Tullio Solenghi, mentre immediatamente prima l’inizio del concerto e subito dopo la fine al Forum risuona la voce di Mango che canta “I migliori anni della nostra vita”. Un cantiere, apre il concerto la voce fuoricampo del capocantiere mentre sul palco gli orchestrali salivano vestiti da muratori e operai, che è «la vostra occasione d’oro per uscire dall’inedia e dalla frustrazione in cui vi siete cacciati. Qui ritroverete gli strumenti e le sinergie, qui la vostra fantasia può tornare a rendervi geniali e unici». Invitando a essere sempre accompagnati dalla musica.

Il riappropriarsi dei sogni, si diceva, filo conduttore dello spettacolo, dove Renato Zero trova negli intermezzi parlati il tempo di citare la tragedia dei suicidi per la crisi economica, i tentativi subdoli di lasciare la gente nell’ignoranza per impedire di pensare, le leggi che non valorizzano la musica italiana nonostante la qualità di tanti artisti. «Sul palcoscenico ho avuto – dice anche – una forte componente: l’amor proprio, il non arrendersi, non farsi mettere i piedi in testa. Sono qui anche per regalare un po’ di sicurezza: queste canzoni sono le mie figlie, le ho cresciute. E vi raccomando: andate a letto senza pensare a tutta la crudeltà, fate sogni belli, e così domani sarete più pronti per un risultato, perché la vita è vostra».

E poi, con quella sua capacità tutta particolare di far sentire il “suo” pubblico, i “suoi” sorcini protagonisti lascia la musica a qualcuno di «talentuoso». E se nell’AmoTour il grande specchio in scena rifletteva la platea come se fosse sul palco, l’Alt in Tour fa girare il microfono verso il Forum che parte all’unisono sulle note di “Amico”. Mentre Renato ascolta. Applaude. E abbraccia.

s.magnoli@varese7press.it

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Posted by on 7 gennaio 2017. Filed under Musica,PROVINCIA,Spettacoli&Cultura,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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