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Libri tridimensionali di Lothan Meggendorfer alla Bologna Children’s Bookfair

BOLOGNA, 17 aprile 2017 – di SARA MAGNOLI 

Era il 1880 quando lo stampatore tedesco Ernest Nister iniziò a pubblicare libri per bambini prodotti tridimensionalmente, inventando con i gli artisti e i tecnici della sua casa editrice, negli anni, soluzioni cartotecniche sempre nuove e raffinate, accompagnando alle brevi poesie del testo illustrazioni che, attraverso linguette in cartoncino o in tessuto, si alzavano dalla pagina.

In quegli stessi anni Lothar Meggendorfer (1847-1925) si presentò come inventore dei libri meccanici più complessi creati sinora, prendendo spunto da biglietti d’auguri con immagini mobili o in rilievo: l’illustratore e produttore tedesco avrebbe costruito partendo da lì un libro di figure che si muovevano come marionette e che regalò a suo figlio a Natale. Quello fu il prototipo di tanti libri animati, cui seguirono anche libri tridimensionali che, posizionando le pagine in modo differente, offrivano diverse modalità di osservazione, gli “scenic books”.

Un’ottantina di esempi di questa grande magia riunita sotto il nome di pop-up (la prima pubblicazione in cui viene usato questo termine è del 1932), testimonianze di una collezione che raccoglie libri di questo tipo dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri, sono stati oggetto della mostra “Pup-up show: la magia dentro i libri”, meta di oltre ottomila visitatori della cinquantaquattresima edizione della Bologna Children’s Bookfair di quest’anno (che si è chiusa con 26743 presenze per 396 eventi complessivi). Provenienti dalla collezione del centro “Il libro ha tre dimensioni” di Forlì hanno dato vita all’eccezionale esposizione curata da Massimo Missiroli e Matteo Faglia.

«La ricerca di questi libri – spiega Missiroli – è nata nel 1978, quando ho visto e sono rimasto affascinato dalla riproduzione di un libro di Nister. Da lì ho iniziato ad acquistarne ed è nata la collezione. Ciò che mi affascina è la tridimensionalità. Quando apri uno di questi libri non immagineresti mai di vedere qualcosa del genere».

Una passione che ha portato Missiroli anche a produrre pop-up e a esserne autore, oltre a condurre laboratori sull’argomento.

«È una vera e propria passione che mi affascina ancora dopo quarant’anni», aggiunge. E che a Bologna si vedeva chiaramente nella scelta, la presentazione, la cura di una mostra che è già stata richiesta anche all’estero.

s.magnoli@varese7press.it

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