Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Crovi, Macchiavelli e Garlini a Tempo di Libri: quando il Giallo diventa prosa

MILANO, 22 aprile 2017 – di SARA MAGNOLI

Il questurino Sarti Antonio nel dattiloscritto che gli ha dato vita si chiamava Santi. Era nato a Roses, in Spagna, mentre Franca, la moglie del suo creatore, quel Loriano Macchiavelli che a buon diritto può essere definito uno dei più grandi maestri del giallo italiano, stava al mare. Lui, Loriano Macchiavelli, che il mare non lo ama, se ne stava in quella casa presa per le vacanze, dando vita a quel personaggio e quei libri che sarebbero diventati imprescindibili per chi il genere lo ama e lo segue.

Solo, non lo sapeva. Loriano Macchiavelli non sapeva che sarebbero diventati tali. Neppure aveva iniziato a scriverlo con quello scopo, il libro. No. «Mia moglie – ha spiegato a Tempo di Libri, il salone del libro in corso negli spazi di Rho Fiera a Milano – aveva finito di leggere tutti i libri portati in vacanza e mi aveva anche accusato di essermi io dimenticato di caricarle in auto la valigetta con i volumi. E allora le ho detto che le avrei scritto un libro io, un capitolo al giorno, così lei l’avrebbe letto al suo rientro dalla spiaggia».

E tanto meno si sarebbe immaginato che proprio lei, Franca, quel dattiloscritto lo avrebbe mandato, all’insaputa del marito, al Premio Gran Giallo Città di Cattolica, il cui vincitore avrebbe ottenuto un premio in denaro e la pubblicazione dell’inedito.

«Una sera, erano quasi le 11 – ha proseguito Macchiavelli -, mi è arrivata una telefonata. Qualcuno mi dice: “Sono Enzo Tortora”. E io rispondo: “E io sono Giuseppe Stalin”. Pensavo allo scherzo di qualche mio amico. Dall’altra parte, un silenzio, e poi ancora: “Sono Enzo Tortora, da Cattolica, per il premio del Gran Giallo”. Mi comunicava la vittoria».

Tortora, che quel premio l’aveva ideato. Era il 1974. E iniziava la storia di un personaggio e di uno scrittore eccezionali. Con quel “Santi” del cognome che fu cambiato, su richiesta di Raffaele Crovi (una delle persone, ha sottolineato Macchiavelli con, tra le altre, «Oreste Del Buono, Giuseppe Petronio», solo per citarne alcune, «che hanno dato dignità al romanzo giallo italiano»), perché di Antonio Santi, nella letteratura, ne esisteva già uno. «Era tutto scritto a macchina – ricorda Macchiavelli a Tempo di Libri – e chiesi alla segretaria di Crovi di darmi una lametta con la quale feci passare tutti i fogli e cancellai la seconda gambetta della “n” trasformandola in “r”. E Santi diventò Sarti».

Un aneddoto che ricorda anche Luca Crovi, figlio di Raffaele, che a Tempo di Libri ha moderato l’incontro dedicato al giallo emiliano che accanto a Macchiavelli, come relatori, ha visto anche Alberto Garlini, che recentemente ha pubblicato “Il fratello unico”, il suo primo giallo dopo altri romanzi scritti negli anni scorsi.

«Si chiamava Angela Pozzoli – ride Luca Crovi – e alla domanda di Loriano chiese a mio padre che cosa avesse detto al signor Macchiavelli per far sì che le chiedesse un paio di lamette…».

Bolognese Macchiavelli, parmense Garlini, a Tempo di Libri hanno parlato dei loro personaggi, delle loro atmosfere, delle loro storie.

«La Bologna che ho raccontato – ha proseguito Macchiavelli – e che racconto è quella che ho visto e vissuto. Negli Anni Settanta ho documentato l’atmosfera di quel periodo a Bologna, i moti studenteschi, gli anni di piombo. E Sarti è un eroe comune, volevo un personaggio come tutti noi, in cui il lettore si riconoscesse, un personaggio che sopravvive in questo mondo dove chi non ha potere economico viene schiacciato, uno che sopporta gli scontri con una società che lo opprime. Io mi sono sentito tante volte Sarti Antonio e nel tempo il personaggio è cambiato perché è cambiata la città, l’Italia. Io così vedo Bologna e così ve la racconto, come l’ho vissuta. Sarti Antonio si è trovato tra le mani il cambiamento di una città e di una cultura. Sono cambiato anch’io».

Nato da un’idea avuta mentre guidava («a me le idee per un libro vengono sempre quando guido, guardo il paesaggio che scorre e vengono più facilmente. Di solito arrivano in autostrada. Immagino il rischio, ma del resto non è reato pensare un romanzo») è invece “Il fratelli unico” di Garlini, l’indagine dell’investigatore Saul Lovisolo, un uomo fragile che ha visto morire i genitori e la fidanzata e al quale l’unica persona che sta vicino è l’assistente Margherita. «Saul ha la capacità di capire le storie che le persone raccontano – spiega Garlini -. Il racconto si svolge nella Bassa Parmense, la terra dove sono nato e a cui sono molto legato affettivamente, il luogo dove ti senti vero». Una passione, quella per il giallo, che Garlini si porta legata da quando era bambino. «Mio padre – spiega – era un grande lettore di gialli, io mi sono appassionato al giallo classico, a Ellery Queen e Nero Wolfe. Mi sono ricondotto alle atmosfere delle letture che vedevo e vivevo da bambino, ai luoghi dell’infanzia».

s.magnoli@varese7press.it

image_pdfimage_print
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Posted by on 22 aprile 2017. Filed under MILANO,Spettacoli&Cultura. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *