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Riflessioni: Emmanuel Macron da oggi ufficialmente all’Eliseo in un momento storico molto difficile

VARESE, 14 maggio 2017- di DAVIDE PAGANI

 Hollande saluta Macron (ANSA/AP Photo/Thibault Camus) [CopyrightNotice: AP 2017]

Ad una settimana esatta dal trionfo elettorale sull’avversaria del Front National Marine Le Pen, Emmanuel Macron entrerà ufficialmente in carica come venticinquesimo Presidente della Repubblica francese ed ottavo della Quinta Repubblica fondata dal generale Charles de Gaulle.

Un successo, osservando i numeri elettorali, che ha visto l’affermazione del candidato di En Marche in tutta la Francia con punte del 90% di consenso nella città di Parigi. Dal canto suo Marine Le Pen che bissa, la sconfitta al secondo turno del padre nel 2002, ha in ogni caso spinto il Front National ad essere il primo partito d’opposizione raccogliendo quasi 11 milioni di voti.

Ora per Macron, che ha dato un taglio ed un’impronta fortemente europeista alla sua campagna elettorale si apre la seconda sfida ovvero quella delle elezioni legislative francesi che si terranno fra meno di un mese ovvero domenica 11 giugno per quanto attiene il primo turno con il secondo previsto la seguente domenica 18.

La composizione dei 577 componenti dell’ Assemblea Nazionale sarà infatti cruciale per capire come il neo Presidente potrà effettivamente governare in quanto è pur vero che la Francia è una Repubblica Presidenziale ma è altrettanto indiscutibile che i casi di coabitazione forzata, ovvero di un primo ministro espressione di un partito diverso da quello dell’inquilino dell’Eliseo, come accaduto fra il Presidente socialista François Mitterand e Jacques Chirac, gollista, fra il 1986 e il 1988 o fra lo stesso Chirac in qualità di Presidente della Repubblica e l’esponente del PS Lionel Jospin come inquilino dell’ Hotel Matignon fra il 1997 e il 2002 sono indicativi di difficoltà e, per l’appunto, convivenze forzate entrate nella storia che sarebbe meglio evitare.

(Patrick Kovarik, Pool via AP) [CopyrightNotice: AFP or licensors]

Si è in presenza di una fase storica in cui la Francia ha sul tavolo complessi problemi da affrontare sia in campo interno che per contrastare il terrorismo internazionale ed il degrado delle periferie francesi, quelle banlieu, nelle cronache per violenze cittadine o come rifugio di gruppi più o meno numerosi ed organizzati pronti a colpire al cuore come accaduto alla vigilia del voto con l’attentato alla polizia sugli Champs Elysées.

I primi atti di Macron, fra i più significativi c’è, senz’altro, la nomina del suo Primo Ministro, saranno già indicativi della strada che lui con la “République en Marche”, il suo partito, rinominato così appena dopo l’affermazione presidenziale, vorranno compiere riportando la Francia al centro del progetto europeo e rinsaldando l’asse franco-tedesco cardine fin dai tempi di de Gaulle ed Adenauer delle sorti del nostro continente.

In questo la vittoria del più giovane Presidente della Repubblica rispecchia la tradizione politica francese che ha sì “rottamato”, per ragioni diverse fra loro, i socialisti e i gollisti sfiduciando i rispettivi candidati Hamon e Fillon nella corsa all’Eliseo fin dal primo turno mantenendo però la barra nella tradizione liberale o social-liberal-democratica dando fiducia a Macron.

L’assalto del Front National a Rue du Fauburg Saint-Honoré è stato ancora una volta respinto con il solo risultato tangibile raccolto di primo partito d’opposizione: si tratta di una consolazione che profuma molto di medaglia di legno per la Le Pen che ha già annunciato cambiamenti e ristrutturazioni al suo Movimento che potrebbe perdere la nipote Marion tentata dall’addio alla politica.

Con l’insediamento di oggi la Francia resta dunque fedele alla sua storia, già rivoluzionata dal Generale de Gaulle nel 1958 e portava avanti da Pompidou, Giscard d’Estaing, Mitterand, Chirac, Sarkozy ed Hollande, il presidente meno amato dai francesi e che, con la sua condotta remissiva, ha senza altro contribuito alla disfatta di consenso dei socialisti. Diverso il discorso sul fronte dei gollisti, in questo caso hanno, invece, pagato gli scandali familiari di François Fillon e il rifiuto di Alain Juppé, secondo alle primari dei gollisti e sindaco di Bordeaux, di tornare in campo. Per loro, come pure per la sinistra estrema di Mélenchon, che ha raccolto il 20% di consenso al primo turno delle presidenziali, ci sarà la prova d’appello, come detto, con le legislative di giugno.

redazione@varese7press.it

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