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Lettera alla città dei parrocchiani varesini: Varese deve essere riconoscersi come “dimora per tutti”

VARESE, 14 maggio 2017- Siamo i cristiani delle parrocchie varesine, i rappresentanti delle associazioni e dei movimenti ecclesiali che operano in città. Se oggi scriviamo a tutti i nostri concittadini è perché amiamo Varese e ne condividiamo le gioie e i dolori, le tristezze e le speranze, i problemi d’oggi e il suo futuro. Ma siamo anche ben consapevoli di vivere un’epoca contrassegnata dalla complessità, dalla frammentarietà, e da quella forma instabile di relazioni che secondo il sociologo Bauman rendono la nostra una società liquida, un’epoca che riesce a sottolineare più la ricerca di garanzie per i diritti individuali, che non a creare forme nuove di vita comunitaria indirizzate al Bene comune. Il dilagare dell’individualismo e la difficoltà di “pensare insieme” il futuro all’interno di orizzonti condivisi desta forti preoccupazioni soprattutto sul destino dei giovani, ai quali la vita sociale sembra non offrire più prospettive e risposte alle domande fondamentali del vivere.

Per questo, mossi dalla passione per il destino dell’uomo e nella convinzione che la città possa essere ancora luogo di realizzazione di quella che il cardinale Scola chiama “amicizia civica”, abbiamo deciso di rivolgerci con questa lettera ai rappresentanti della società civile, per iniziare un dialogo sul volto di città che desideriamo realizzare nei prossimi anni, chiamando in causa tutti i soggetti che abitano la polis. Nessuno può salvarsi da sé o pretendere di avere in mano la soluzione per tutti i problemi: la sfida del futuro deve riguardarci e impegnarci insieme, coralmente, per il bene delle persone e della comunità. Siamo convinti, infatti, che la città possa essere ancora un luogo di relazioni significative in cui si incontrano e si confrontano differenti esperienze, che incarnano la molteplicità di identità e culture presenti. Per questo speriamo che possa iniziare un lavoro comune, da cui poter imparare il mestiere di essere uomini e donne, recuperando i tratti fondamentali di un’identità credibile in cui Varese possa riconoscersi come “dimora” per tutti.

Il Cardinale Angelo Scola

Ciò è ancora più decisivo dopo che Varese sembra aver modificato radicalmente alcuni connotati che la definivano in passato: non è più la città giardino funzionale alla sua posizione satellitare che la rendeva la Versailles di Milano, non è definibile come città-bottega di negozi per lo shopping dei clienti svizzeri, rischia di esaurire definitivamente la stagione industriale legata all’intraprendenza imprenditoriale di alcuni personaggi del passato, non ha ancora realizzato il modello di città del terziario o di centro di cultura legato alla presenza del polo universitario che pure in questi decenni si è sviluppato ed è certamente una risorsa da valorizzare.

Abbiamo perciò di fronte un orizzonte nuovo, in cui far fiorire le potenzialità che la storia di Varese ha mostrato, simbolicamente rappresentata dal Sacro Monte, meta di pellegrini e turisti, recuperando anche spunti che ci vengono dalla tradizione, che ci parla di una città capace di creare forme associative ed iniziative segnate da una straordinaria intraprendenza.

In particolare, sentiamo importante riprendere un dialogo su come creare “relazioni buone”, ripartendo anzitutto dalla condivisione dei bisogni reali e lasciando spazio ad iniziative capaci di favorire una concreta solidarietà e la possibilità di incontro tra culture diverse.

Muovendo dalla ricchezza di realtà di aggregazioni già presenti, nate per rispondere sia ad interessi culturali/educativi sia solidaristico/sociali, proponiamo di sviluppare insieme il metodo del “mettersi in rete” per costruire esperienze di Bene comune, favorendo il nascere di luoghi ed ambiti di dialogo e di confronto e creando, se è il caso, anche dei tavoli di lavoro in cui affrontare le principali questioni sul tappeto. Tra queste ci sembrano prioritarie le domande poste dalle principali sfide dei nostri giorni:

La sfida del lavoro e dei bisogni concreti e quotidiani di singoli e famiglie, che vanno dal far fronte alle esigenze materiali sino all’urgenza di trovare risposte convincenti alle grandi domande di senso: infatti non si possono separare i grandi temi dell’umano dalla necessità di dare risposta ai bisogni quotidiani, soprattutto quelli legati all’urgenza di creare nuove opportunità di lavoro, inventando anche nuovi modelli organizzativi ed economici.

La sfida educativa da cogliere come opportunità per il dialogo tra le generazioni, attivando percorsi e luoghi dove i giovani siano protagonisti e gli educatori, intercettando il potenziale umano presente in ogni persona, ne accompagnino la crescita armonica.

La sfida dell’accoglienza dell’altro, creando strutture che favoriscano forme di dialogo interculturale in un tessuto sociale non solo tollerante, ma soprattutto realmente ospitale.

La comunità cristiana varesina può svolgere un ruolo nella crescita di tali processi di reciproca conoscenza e di vicendevole riconoscimento, ed è soggetto che si pone al servizio di una vera integrazione per il bene della persona. Porta in dote i segni di rinnovamento che ha cercato di realizzare negli ultimi anni, nel tentativo di superare le difficoltà del momento che vive anche al suo interno, con nuove forme di organizzazione e di intervento.

Perché questo processo di scambio e condivisione possa iniziare chiediamo che nascano luoghi di incontro che siano l’ambito di un confronto libero e franco; luoghi di autentica laicità, in cui si sviluppi un comune lavoro per trasformare le differenze da problema a risorsa, realizzando i primi passi di un reciproco riconoscimento tra quanti accetteranno di lasciarsi coinvolgere in questa impresa.

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Posted by on 14 maggio 2017. Filed under Lettere Al Direttore,Sociale,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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