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Riflessioni: difendiamo Renzo e Lucia

VARESE, 22 maggio 2017- Pochi giorni fa, sulla rivista trendy “Pagina 99” è uscito un articolo a firma Marco Filoni con l’eloquente titolo “Liberiamo gli studenti dai Promessi Sposi”, e l’ ancor più eloquente sottotitolo “La noia di leggere Manzoni a quindici anni”.

Niente di nuovo sotto il sole: la polemica contro i Promessi Sposi comincia già quando il romanzo soffre la sua lunga gestazione, e si acuisce nei decenni successivi raggiungendo punte assai acuminate non solo grazie a Carducci e Croce (il quale poi si ricredette) annotati nell’articolo, ma a intere scuole letterarie, come, non sembri strano, quella romanica. Ad esempio qualche anno fa fu Spinazzola a puntare il dito contro il moderatismo manzoniano, ma mi fermo subito qui perché i critici “contro” sono talmente numerosi che le citazioni non finirebbero mai. E poiché anche le polemiche dell’ambiente dei professori non sono mai mancate, si potrebbe affermare – parafrasando una nota espressione di papa Ratzinger pronunciata per altra causa – che “il miracolo dei Promessi Sposi è quello di essere sopravvissuto a milioni e milioni di critiche negative”.

Ma entriamo nel merito dell’ostilità del Filoni. Sembra di capire che essa, più che una questione di tedio o allegria, si fondi sul fatto che la scelta dei docenti sia indirizzata su un testo di autore italiano, mentre nei sistemi scolastici di molti altri paesi, asserisce l’articolista, si introducono opere di autori stranieri. E’ dunque una questione di esterofilia, nella quale ci dispiace di non poter intravedere un valido criterio di giudizio letterario, né di poter condividere l’entusiasmo del Filoni per il fatto che invece il Pakistan portato ad esempio “propone Il fondamentalista riluttante di Mohsin Hamid”. Forse che siamo dei vieti nazionalisti, se diciamo che la nostra tradizione letteraria non abbisogna di risciacquare i panni nelle acque dell’Indo, e che “Il fondamentalista riluttante” potrebbe tranquillamente non essere presente nella bibliotechina dei nostri studenti, senza che tale assenza arrechi loro una grave depauperazione? Forse.

Più oltre nella sua disamina il Filoni sembra ribadire il concetto: “ci vorrebbe forse un po’ di coraggio per superare un certo familismo culturale che investe la nostra società: i nostri padri vogliono che studiamo le stesse cose che hanno studiato loro, così come noi vogliamo che i nostri figli studino quello su cui siamo incappati noi stessi”. Insomma non è precisamente una questione di noia, ma di oltrepassare i confini e aprirsi ad altre culture. il professore che sceglie di leggere in classe “i Promessi” (come scandisce il simpatico abbreviante scuolese dei nostri ragazzi) è un asfittico sciovinista e priva i suoi studenti di uno sguardo sul variegato mondo della cultura, coltivando l’orticello di casa.

E’ insomma, quello del Filoni, un invito alla globalizzazione delle letture nella scuola. Un’idea non certo nuova, che nelle nostre scuole trova collocazione da più di vent’anni, da quando cioè le case editrici scolastiche, fiutati i nuovi tempi, vanno spilluzzicando nella congerie di scrittori semisconosciuti del terzo, quarto e quinto mondo.

Caro Filoni si tranquillizzi: poetesse sudafricane, narratori amazzonici e sufi dei deserti davvero non mancano nelle antologie italiane, ma non crediamo riescano ad avvincere gli studenti italiani più di quanto faccia – se ben spiegato dal docente – il nostro immortale romanzo.

Alfonso Indelicato

Responsabile del Dipartimento Scuola della Lombardia

Di FdI – Alleanza Nazionale

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Posted by on 22 maggio 2017. Filed under Spettacoli&Cultura,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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