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La “Traviata” con Silvia Priori stupisce il pubblico varesino con una rivisitazione verdiana dallo strano effetto

VARESE, 5 maggio 2017- di GIANNI BERALDO-

Un momento dello spettacolo al teatro Apollonio di Varese

Seppur in ritardo abbiamo deciso di recensire lo spettacolo “La Traviata”, portato in scena venerdì scorso (3 maggio) dalla straordinaria attrice Silvia Priori  al Teatro Apollonio di Varese (regia di Roberto Gervolès) con il quale si dava il via all’undicesima edizione del Festival Internazionale di Teatro “Terra e Laghi”, che durante l’estate porterà in scena decine di spettacoli toccando molti Paesi europei del territorio insubrico.

Una sfida importante quella di proporre la notissima opera di Giuseppe Verdi, con una chiave di lettura decisamente originale e molto difficile da interpretare  secondo uno standard ben collaudato da altre interpretazioni simili da parte della Priori.

Con la Traviata infatti l’attrice varesotta chiude un ideale trittico dedicato alla figura femminile idealizzata originariamente dallo stesso Verdi, avendo proposto negli scorsi anni la “Carmen” e “Madame Butterfly”.

Per la Traviata,  la Priori ha mantenuto gli standard interpretativi che ne hanno decretato il successo in passato: lei sola sul palco a interpretare, in questo caso,  la cortigiana Violetta in cerca di quell’amore, quello vero e struggente, che mai non ha avuto nella sua vita e che solo l’agognato Alfredo potrebbe finalmente donargli.

Poi la storia si dipana tra drammi e inquietudini nell’animo e nel fisico della protagonista sempre più sola, ammalata e con poche speranze di sentirsi appagata a livello affettivo.

Brava Silvia Priori a regalarci ancora una volta una performance d’alto livello, supportata dalla straordinaria soprano giapponese Kaoru Saito con le emozioni musicali regalate dall’Orchestra di Ottoni Brass Band di Bergamo e del Conservatorio “G. Verdi” di Milano diretta dal M° Gianmario Bonino.

Il regista Gerbolès ha ingentilito la scenografia, seppur minimale, con drappi vestiti e manichini in modo geniale aiutato in questo da giochi di luci in piena sintonia sia con la recitazione che le parti cantate.

Abbiamo già evidenziato le capacità interpretative della Priori (bravissima ad esempio nella scena conclusiva della rinascita spirituale) dove la mimica e gestualità colgono impreparato lo spettatore tanto è il pathos scenico, però la Traviata è davvero impegnativa come opera e riproporla in un’altra chiave di lettura simil teatrale potrebbe anche risultare una scelta fin troppo azzardata.

Saluti finali con omaggi floreali

Se infatti la soprano Saito con certe arie musicali andava a nozze (d’altronde è pur sempre un’opera lirica),  per la Priori invece il fatto di scegliere un monologo drammaturgico derivante da un’opera verdiana di simile difficoltà, in alcuni passaggi francamente non sempre ha reso quanto doveva.

Comunque sia è uno spettacolo da seguire con attenzione e con lo spirito giusto come merita un’opera verdiana così come pure la stessa Priori.

direttore@varese7press.it

 

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Posted by on 4 giugno 2017. Filed under Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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