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Riforma del Terzo Settore: appello dell’Arci e altre associazioni varesine

Sabbadini, Chiavacci, Rossini

VARESE, 21 giugno 2017-Nelle scorse ore, alcune sigle del terzo settore della provincia di Varese, hanno inoltrato un appello alle maggiori autorità politiche del territorio chiedendo attenzione riguardo al Decreto Legislativo di riforma del Terzo Settore che dovrebbe essere licenziato nei prossimi giorni creando conseguenze anche molto preoccupanti per tutto il mondo no profit italiano.

 Vi riportiamo di seguito il testo dell’appello inviato,
cordialmente, Mauro Sabbadini – Associazione Arci
 Ai deputati e senatori espressione della Provincia di Varese
Ai consiglieri Regionali della Lombardia eletti in provincia di Varese
ai deputati europei della circorscrizione
ai sindaci delle città maggiori
alla presidenza della provincia
Nel corso degli ultimi mesi il parlamento e il governo hanno lavorato ad un’ampia riforma del terzo settore tendente a superare incongruenze e sovrapposizioni che si erano determinate in anni di legislazione spesso marcata da propositi e intenzioni differenti, rendendo farraginoso il complesso di leggi che organizzano il no profit in Italia.
Tale processo si è concretizzato nell’approvazione di una riforma (legge 106, del 6 giugno 2016), al cui completamento avrebbero dovuto concorrere sei decreti legislativi affidati ad una delega del Governo, in un percorso che si doveva completare entro il luglio 2017.
Accanto a molti aspetti utili, tuttavia, questo complesso percorso legislativo, ha visto la nascita di un decreto legge sul “codice unico del terzo settore”, varato dal CdM il 12 maggio scorso, che solleva enormi perplessità e anche diversi veri motivi di allarme.
Il Forum nazionale del Terzo Settore, alcune grandi reti associative e della Cooperazione nazionali, diversi giuristi e osservatori, hanno sollevato perplessità e allarmi, che sinteticamente riassumiamo in alcuni punti delicati:
  1. durante tutto il percorso di elaborazione della delega legislativa è mancato il confronto tra il Governo e il Forum del Terzo Settore (rappresentante delle reti della cooperazione della solidarietà e dell’associazionismo).
  2. Mancano, nel decreto, i riferimenti e i riconoscimenti al mutualismo e alla democraticità del no profit, finora elementi caratterizzandi e riferimenti principali di ogni buona prassi e comportamento da tenere
Quello che sembrerebbe interessare allo Stato è la facilitazione di soggetti che “erogano servizi e prestazioni” e non capiamo perché alle forme di non profit attualmente esistenti si vogliano applicare dei distinguo e norme più stringenti di quelle che riguardano le imprese introducendo pesanti elementi di complicazione burocratica che, così come si stanno configurando, potrebbero mancare l’obbiettivo di promuovere una cooperazione tra gli enti di terzo settore, rinchiudendoli nel loro stretto specifico fallendo nella costruzione di percorsi che possono contribuire a una società più solidale, di più estesa relazione, di crescita appunto del “benessere complessivo delle persone”. Potrebbero inoltre sovraccaricare il pubblico e gli enti di terzo settore di adempimenti, distogliendoli dal fine primario che vogliono perseguire.
Diversi rilevanti settori di attività, sia dell’Associazionismo, sia della cooperazione sociale, sembrano venire emarginati, o esplicitamente esclusi, generando un percorso che potrebbe vedere la chiusura di molte realtà che svolgono ruoli sociali importanti nel nostro paese
Di fatto si abbandona una logica che partiva dal riconoscimento dei soggetti no profit per quel che sono, anziché per quel che fanno, ponendo sullo stesso piano forme organizzative ed economiche diverse, aumentando il carico burocratico per i soggetti no profit, indebolendo le capacità di autofinanziamento di molti soggetti, ed escludendo addirittura per alcuni soggetti, la capacità di svolgere attività finora considerate parte integrante del proprio mandato (ad esempio, in buona misura, la gestione dei circoli sociali per le APS, i Gruppi d’acquisto solidali, o persino il Commercio e Equo e Solidale).
All’eliminazione delle leggi quadro che regolavano APS, ODV e ONLUS senza sostituirle con un quadro legislativo chiaro ed affidabile
Ci rivolgiamo quindi ai rappresentanti politici delle nostre comunità: il percorso della delega legislativa richiede ora che le commissioni delle Camere diano un parere alla bozza di decreto, perché il Governo la vari o la modifichi:
Chiediamo ai rappresentanti eletti della provincia di far sentire la propria voce: di sensibilizzare il Governo e il Ministro competente a tenere nella dovuta considerazione le gravi preoccupazioni del mondo del Terzo Settore, ad arrivare, seppure in extremis, ad un vero confronto con il Forum del Terzo Settore, finalizzato a rimuovere dal decreto le parti più controproducenti e penalizzanti.
Chiediamo con forza e con urgenza, una mobilitazione che, se non producesse risultati apprezzabili, potrebbe vedere nei prossimi mesi alcune conseguenze gravi per la società e l’economia italiana: chiusura di Associazioni e Cooperative sociali, interruzione nell’erogazione di servizi che questi enti sostengono in forma sussidiaria, anche perdita di posti di lavoro e di attività di rilievo economico che, comunque, il Terzo Settore manda avanti da anni, pur nell’assoluto rispetto del regime No profit.
A tutti chiediamo di farsi sentire, chiediamo di farlo con spirito produttivo e non polemico, ma di farlo con urgenza, prima che l’entrata in vigore di una legge contraddittoria possa produrre un impatto negativo che finora è stato fortemente sottostimato.
Il protavoce del Forum Provinciale del Terzo Settore
Acli Varese
Arci Varese
Auser Varese
Legambiente Varese
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Posted by on 21 giugno 2017. Filed under Varese,VARESE. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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