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La rivolta al carcere minorile Beccaria di Milano deve fare riflettere

Carcere Beccaria di Milano

MILANO, 11 ottobre 2017- La protesta che si è svolta nel carcere minorile Beccaria di Milano, dove alcuni giovani detenuti hanno dato fuoco alle celle per protestare contro la qualità del cibo, deve fare  riflettere sulle condizioni delle carceri minorili che presentano problemi, in alcuni casi, anche più gravi degli istituti penitenziari per adulti. Ad affermarlo è il segretario generale del SPP (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo riferendo che attualmente sono attivi in Italia 17 Istituti Penali e 12 Centri che operano sul territorio attraverso i Servizi Minorili della Giustizia (previsti dall’articolo 8 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 272) con funzioni di programmazione tecnica ed economica, controllo e verifica nei confronti dei Servizi minorili da essi dipendenti quali gli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni, gli Istituti penali per i minorenni, i Centri di Prima Accoglienza, le Comunità.

Nel caso della “rivolta” al Beccaria – aggiunge – non va sottovalutato che i promotori sono stati i detenuti della cosiddetta sezione “giovani adulti”, alcuni dei quali già maggiorenni in cella con minori, in una situazione di pericolosa promiscuità che non è più tollerabile.
Nel sottolineare che complessivamente i giovani e giovanissimi di età compresa tra i 14 e i 25 anni rinchiusi negli istituti penali sono circa 500, Di Giacomo evidenzia che almeno il
45% sono stranieri a conferma che, come per i detenuti adulti, è in crescita il fenomeno dei giovani specie immigrati che delinquono, mentre i reati commessi sono per lo più contro il
patrimonio, a seguire quelli contro la persona e poi per violazione della legge sugli stupefacenti. Gli ingressi ai centri di prima accoglienza dove il minore resta in stato di
arresto, fermo o accompagnamento fino all’udienza di convalida, invece, sono oltre 1.500, con percentuali alte dei casi di uscita in seguito all’applicazione di una misura cautelare:
permanenza in casa, comunità o custodia cautelare in carcere, questa, comminata più a stranieri che a italiani.
Ma l’allarme sociale cresce. Secondo i dati del terzo rapporto sugli Istituti Penali Minorili dell’Associazione Antigone ci sono 37mila procedimenti penali aperti davanti a gip e gup a
carico di minori. Di qui – conclude il segretario di SPP – la necessità di potenziare il personale che ha bisogno di continui aggiornamenti professionali, strutture, laboratori di formazione scolastica e di apprendimento di mestieri.

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Posted by on 11 ottobre 2017. Filed under Cronaca,MILANO,Sociale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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