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“Energia dei Legami”: un aiuto a famiglie varesine in difficoltà grazie a un progetto sociale innovativo

VARESE, 5 dicembre 2017- di GIANI BERALDO-

L’assessore Molinari con  rappresentanti cooperative e associazioni ideatori del progetto

“Energia dei Legami”, titolo evocativo utile a ricordare come l’aiuto concreto e condivisione delle cose possa essre il giusto volano per cambiare qualcosa in questa società così come per la vita di molte persone.

Questa il senso, valenza e pure il nome di un nobilissimo progetto sociale presentato questa mattina a Palazzo Estense (sede del Comune varesino), da chi questo progetto-cofinanziato da Cooperativa Studiouno, Cooperativa Naturart, Nonsolopane-Banco Alimentare, Cooperativa Lotta contro l’emarginazione e l’associazione L’Albero- e  lo renderà fattibile. Stiamo parlando di tutti quei volontari e professionisti che donano molto del loro tempo agli altri, a chi soffre, a chi dall’alto della propria fiera dignità non vuole chiedere aiuto nonostante momenti di difficoltà spesso di tipo economico.

Tra i principali artefici troviamo gente come Roberta Bettoni, Sandro Massi, Graziella Buglia e Andrea Maldera, oggi in sala matrimoni per la presentazione insieme all’assessore ai Servizi Sociali Roberto Molinari in rappresentanza dell’amministrazione comunale partner del progetto reso fattibile grazie a un Bando finanziato da Cariplo e vinto da queste associazioni e cooperative varesine.

Il tutto scaturita da un’idea di A2A dopo aver appurato che molti utenti da qualche anno non riescono a fare fronte al pagamento delle bollette per evidenti difficoltà economiche. A2A che a quel punto ha organizzato una raccolta fondi per aiutare le famiglie in difficoltà a pagare tali somme.

Così, dopo una breve indagine, i proponenti del progetto hanno deciso di focalizzare l’attenzione nei confronti di nuclei familiari (40 per la precisione) residenti nei rioni varesini San Fermo Biumo e Belforte, ossia quelli dove attualmente vige il più alto tasso di persone indigenti.

Povertà e rassegnazione, binomio devastante per ognuno di noi. Per evitare che dalla soglia di povertà minima si possa tracimare nel terreno dell’indigenza cronica, i fautori di questo progetto dal valore di 1 milione di euro, hanno deciso da darsi da fare costituendo una sorta di task force che possa far fronte a una serie di servizi fondamentali da dedicare ai soggetti fragili: dall’assistenza psicologica, a quella alimentare, al pagamento delle bollette, al sostenimento spese scolastiche per i figli, al dentista fino a corsi di educazione finanziaria per evitare che, una volta appianatasi la situazione critica, si possa tornare alla fase iniziale.

<<Sosterremo 40 nuclei familiari di nazionalità italiana (gli immigrati indigenti sono già assistiti dai servizi sociali, ndr),  identificati tramite passaparola di associazioni e verifiche incrociate con dati bancari forniti dagli istituti partnere del progetto>>, dice la portavoce Roberta Bertoni, decisamente esperta di queste tematiche considerato gli anni che ha trascorso “sul campo”. Verifiche non semplici da appurare in considerazione del fatto che tutti questi soggetti non si sono mai avvalsi del supporto dei Servizi Sociali per una questione di dginità e vergogna. Una caduta nel mondo degli indigenti spesso causata dalla perdita di lavoro di entrambi i coniugi, cambiando di fatto l’iter familiare fino a quel momento almeno dignitoso.

Roberta Bertoni

Sussistenza e assistenza dalla durata massima di 1 anno, periodo utile per affrontare le situazioni più critiche a livello economico così come pure psicologico.

Ma non basta << per lo spirito altruistico con cui è nata questa iniziativa, i  beneficiari in cambio dovranno partecipare a progetti di beneficenza in aiuto di altre persone in difficoltà, così come offrire nel caso la loro professionalità in ambit specifici. Poi è richiesta la presenza a tavoli di lavoro di comunità con l’intento di creare la logica di wellfare di comunità, come ad esempio aiutare il vicino di casa in difficoltà>>.

Oltre a tutto questo prenderà il via anche la campagna “Piatto Sospeso”, cosa sia ce lo spiega ancora Roberta Bertoni <<i ristoranti varesini chideranno ai clienti di dare un contributo extra conto come contributo per acquistare bene alimentari di prima necessità. Oppure donare un pasto completo dal valore minimo di 10 euro>>.

Varese quindi città sempe più equo solidale dove lo spirito altruistico non è certamente un snobbistico optional.

direttore@varese7press.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Posted by on 5 dicembre 2017. Filed under Sociale,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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