Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Riflessioni: Olocausto e ipocrisia democratica

VARESE, 21 gennaio 2018-La discriminazione razziale della Germania nazista rappresenta un’infamia che rimarrà per sempre impressa nella memoria dell’Umanità, anche se la persecuzione degli ebrei viene da molto prima di Hitler, da quando il cristianesimo si è imposto come ideologia durante il Medio Evo. E’ da lì che è iniziato il dramma del popolo ebraico.

Con l’accusa di aver voluto la morte di Gesù, la Chiesa cattolica ha emarginano gli ebrei obbligando a portare un segno distintivo di colore giallo sugli abiti e rinchiudendoli nei ghetti.

Nella Spagna cristianizzata gli ebrei, sono stati prima costretti a convertirsi, e poi cacciati dalle loro terre dall’Inquisizione di Torquemada.

Alla partenza della prima crociata, al grido di “Dio lo vuole”, sono stati compiuti orrendi crimini ai loro danni (solo in Renania sono stati depredati e uccisi dai Crociati circa 50.000 ebrei).

La Chiesa protestante ha rigettato tutto del cattolicesimo, ma non l’antiebraismo. Il suo principale ispiratore Martin Lutero, nel 1543 scrive un trattato dal titolo eloquente “Degli Ebrei e delle loro menzogne” in cui si scaglia con veemenza contro gli israeliti definendoli «serpi velenose e piccoli demoni, ossia i peggiori nemici di Cristo Signore nostro», meritevoli di finire «nell’eterno fuoco dell’inferno!».

Con l’avvento dell’Illuminismo anticlericale di fine settecento la situazione per gli ebrei non cambia. Voltaire, universalmente riconosciuto come il padre della democrazia (suo è il famoso assioma «detesto le tue idee, ma darei la vita affinché tu le possa esprimere»), oltre a considerare normale la schiavitù definendo i negri «per natura gli schiavi degli altri uomini» (“Saggio sui costumi e spirito delle nazioni”), nel suo “Dizionario Filosofico”, scriveva queste parole di fuoco a proposito del popolo ebraico:

«Non troverete in loro che un popolo ignorante e barbaro, che unisce da tempo la più sordida avarizia alla più detestabile superstizione e al più invincibile odio per tutti i popoli che li tollerano e li arricchiscono»

Il clima di avversione verso il mondo ebraico, oramai radicato nella mentalità occidentale, costituisce il terreno fertile per lo sviluppo di politiche radicali.

Giunto al potere, Hitler adotta fin da subito nei confronti degli ebrei una politica di restrizione dei diritti civili per spingerli a lasciare la Germania (Judeifrey), anche attraverso il sostegno all’emigrazione che però trovò forti resistenze da parte della comunità internazionale e sfociò nel fallimento della conferenza di Evian del 1938. Convocata da Roosevelt, i trentadue stati partecipanti avrebbero dovuto ognuno farsi carico di un numero di ebrei provenienti da Germania e Austria proporzionale alle loro dimensioni.

L’unica nazione che si propose di accogliere rifugiati fu la Repubblica Dominicana che ne accettò circa 700 tutte le altre, con motivazioni più o meno plausibili, rifiutarono ogni forma di accoglienza.

Per liberarsi della presenza ebraica favorendo l’emigrazione in Palestina, il governo tedesco stipulò con le organizzazioni ebraiche sioniste il cosiddetto “Accordo di Trasferimento” noto anche come Haavara, in virtù del quale gli ebrei emigranti depositavano il denaro ricavato dalla vendita dei loro beni in un conto speciale destinato all’acquisto di attrezzi per l’agricoltura prodotti in Germania ed esportati in Palestina dalla compagnia ebraica Haavara di Tel Aviv.

A opporsi alla politica emigratoria del governo tedesco furono sempre, spesso in modo violento, le nazioni cosiddette democratiche.

Roosevelt fece intervenire la marina da guerra per impedire l’approdo sulle coste statunitensi di un piroscafo carico di ebrei partiti da Amburgo e Churchill minacciò di silurare a Sulina, nel Mar Nero, un altro carico di ebrei in navigazione verso la Palestina dove gli inglesi fucilavano e impiccavano gli ebrei riottosi per scoraggiare gli sbarchi.

Un altro episodio che testimonia il rifiuto dell’America ad accogliere gli ebrei riguarda la vicenda della nave St. Louis. Partita da Amburgo il 13 maggio 1939 con 937 profughi ebrei, la nave era diretta a Cuba dove i migranti erano convinti di ottenere il visto per gli Stati Uniti. Sia Cuba, sia gli Stati Uniti rifiuteranno però il permesso d’accesso ai rifugiati, obbligando così la nave a tornare in Europa.

Nel febbraio del 1942 lo “Struma”, una nave di profughi ebrei proveniente dalla Romania, si vide rifiutare dagli inglesi il permesso di sbarcare in Palestina e, respinta anche dai turchi, affondò nel Mar Nero silurata da un sottomarino sovietico: 770 persone annegarono.

Poco nota è anche la vicenda della famiglia di Anna Frank che cercò inutilmente rifugio negli Stati Uniti. Fra il 30 aprile e l’11 dicembre 1941 Otto Frank, il padre di Anna, scrisse ripetutamente a parenti, amici e alti funzionari americani spiegando che era pronto a «ogni sacrificio» pur di riuscire a superare l’oceano Atlantico, ma in ogni occasione la risposta fu negativa.

Durante la guerra gli alleati sapevano fin dagli inizi del 1942 dell’esistenza dei campi di concentramento eppure, nonostante i massicci bombardamenti che ridussero in macerie la Germania, le linee ferroviarie utilizzate dai tedeschi per trasferire gli ebrei nei campi di lavoro, tra cui il tristemente noto binario 21, non furono mai attaccate, se non come effetto collaterale come avvenne il 24 agosto del 1944 con il bombardamento della fabbrica di armamenti di Mittelbau-Dora che coinvolse il vicino campo di Buchenwald dove morì, per effetto delle bombe alleate, Mafalda di Savoia.

Gli alleati sapevano tutto. Tra l’inizio di aprile del 1944 e il 27 gennaio del 1945 il campo di concentramento di Auschwitz fu fotografato dai ricognitori alleati non meno di 30 volte. Eppure l’ordine di bombardare le vie ferroviarie e d’accesso ad Auschwitz e agli altri campi di concentramento, azione che avrebbe evitato la morte di moltissimi altri esseri umani, non fu mai dato. Evidentemente la salvezza degli ebrei non era nelle priorità degli alleati.

Perfino la neutrale Svizzera, nell’agosto del 1942, decise di chiudere le frontiere agli ebrei in fuga. Ben sapendo che «sui profughi respinti gravava la minaccia della deportazione nell’Europa orientale e quindi della morte» (Commissione Bergier, parlamento Elvetico, 2002).

Dopo la fine della guerra i “liberatori” decretarono la nascita dello stato di Israele, scaricando di fatto sui palestinesi il peso delle loro responsabilità per non aver fatto nulla per evitare la persecuzione nazista del popolo ebraico e per aver rifiutato con la forza di accettare i profughi ebrei in fuga dalla Germania.

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Culturale Excalibur

image_pdfimage_print
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Posted by on 21 gennaio 2018. Filed under Sociale,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.