Menu
Categories
Tratta e sfruttamento di esseri umani: quando il giornalismo è lontano dalla realtà
8 febbraio 2018 MILANO

MILANO, 8 febbraio 2018 dall’inviato GIANNI BERALDO

Un momento del convegno svoltosi a Milano

Un convegno importante e utile a capire quanto la comunicazione giornalistica possa distorcere ma anche aiutare a comprendere, certi fenomeni sociali e culturali che permeano i delicati equilibri, riguardanti la tratta e sfruttamento degli esseri umani, spesso trattati come moderni schiavi.

Fenomeno disumano che alcune forze politiche italiane (ma non solo) adotta per creare l’effetto paura contro gli stranieri, meglio se neri. Anche di questo si è parlato al PIME di Milano nell’incontro appena concluso intitolato “Tratta e gravi violazioni dei diritti umani. I nuovi schiavi del XXI secolo” -organizzato in concomitanza con la Giornata Mondiale contro la Tratta delle persone- al quale hanno partecipato moltissimi giornalisti così come rappresentanti di associazioni di volontariato.

Braccianti trattati come schiavi

Tre ore intense nelle quali sono state trattate tematiche diverse ma convergenti in quello riportato nel titolo principale del convegno (organizzato da Mani Tese e Caritas Ambrosiana).

Molto bravi i relatori- moderati da Chiara K.Cattaneo-alternatisi  sul palco della grande sala.  Convegno  aperto da Paola Baretta  che ha focalizzato l’attenzione sulla carta deontologica denominata Carta di Roma-protocollo deontologico che riguarda migranti, richiedenti asilo, rifugiate e vittime della tratta- spiegando come troppo spesso vengono distorte alcune notizie che potrebbero poi fomentare odio nei confronti dello straniero immigrato <<Veicolare cattivi messaggi è un danno a livello comunicativo. Quasi tutti i giorni i vari telegiornali  hanno dei titoli che richiamano l’immigrazione, in pratica 360 giorni l’anno senza contare le giornate festive tradizionali dove di prendono una pausa>>, dice Barretta,  ricercatrice Osservatorio di Pavia e collaboratrice Associazione Carta di Roma che aggiunge <<l’insicurezza dipende molto dal frame , dalla cornice in cui la notizia è inserita>>.

Interessante l’intervento del docente Leonardo Becchetti, ordinario di Economia Politica a l’università di Tor Vergata <<La realtà è l’opposto rispetto a tanti stereotipi. I sindaci puntano molto ad avere stranieri per ripopolamento.  Gli stereotipi danno origine a una vera schizofrenia. Pensare che gli italiani possano sostituire gli stranieri nel lavoro è una follia economica quindi impossibile. La schiavitù nel lavoro diventa tale perché le persone non hanno strumenti e competenza per un lavoro migliore. Il nuovo fenomeno italiano nel lavoro è il work poor, gente sfruttata per pochi soldi>>.

Prostitute nigeriane

Parlando di dati economici derivanti dallo sfruttamento umano da evidenziare come vi siano ben 800 milioni di persone nel mondo che oggi lavorano a poco più di 1 dollaro facendo concorrenza ai salari di molti lavoratori italiani.

Barretta introduce poi due concetti fondamentali,  i due competitor che cambiano le regole del lavoro: automazione e lavori a basso costo.<< Questo enorme bacino a basso costo porta a delle diseguaglianze.  Esiste  un problema di lavoratori qualificati e quelli no (leader e low), situazione che porta appunto a delle differenze-dice ancora il professore- E’ un problema anche politico con alcune dinamiche che portano poi a situazioni catastrofiche e dittatoriali come la storia insegna>>.

Poi alcuni esempi di economia internazionale che stanno stravolto le regole del mercato come The Montreal carbon pledge  <<il voto con portafoglio in finanza ha sfondato soprattutto sull’ambiente. Voto col portafoglio dello Stato  che non può puntare al ribasso. Lo Stato deve passare dal massimo ribasso alle offerte più vantaggiose. Guardare alla sostenibilità sociale del commercio. I prodotto a filiera sostenibile devono essere quelle preferenziali. I dazi antidumping si avvicina a questo modello>>, tutte tesi  quelle di Barretta decisamente plausibili e con scenari futuri che potrebbero riservare molte sorprese

Parlando di concretezza e di sfruttamento di manodopera Oliviero Forti-responsabile ufficio immigrazione della Caritas Italiana-ha presentato un quadro drammatico << Sono circa 100mila i lavoratori sfruttati nel ns paese. Un anello debole rimane ancora la figura della donna lavoratrice, che spesso risulta essere doppiamente sfruttata: in ambito lavorativo e a livello sessuale.  Poi vi sono 400mila lavoratori coinvolti e sfruttati in attività agricole di cui 80% stranieri. Condizioni di lavoro indecenti: 12 ore di lavoro per poi riposare in baracche a volte vicino a contenitori pericolosi, spesso segregati in luoghi distanti dai grandi centri e senza riscaldamento. Il 64% non ha acqua corrente, immagini che si fa fatica solo a pensarle nel nostro paese, il 62% non ha servizi igienici. Baraccopoli a Rignano, Pachino, Rosarno, ecc. un fenomeno che fa parte del tessuto sociale e sul quale non si vuole intervenire>>.

Dati, numeri e storie da fare accapponare la pelle quelli spiegati da Forti <<La cosidetta filiera non etica con figura di riferimento che è il “caporale” (una persona “bianca” per reclutamento dei bianchi e di colore per reclutare i neri). Lavoratori non solo africa subsahariana ma ora provenienti da est europa (bulgari ecc..) in condizioni ancora peggiori. Molti di loro a differenza di quello che si potrebbe pensare ha un permesso di soggiorno. Contratti inesistenti o fittizi. Per porre rimedio si è fatta una sorta di legge sul caporalato, dove è prevista pure la confisca dei beni la cui vendita andrà a risarcire le vittime di questa situazione>>.

Un convegno che ha arricchito un po’ tutti noi professionisti della comunicazione. Giornalisti che in sala hanno seguito con molta attenzione anche i successivi interventi. Come quello della collega Mirta Da Pra sullo sfruttamento sessuale  <<E’ la tipologia di tratta più seguita nel  nostro Paese, seguita da sfruttamento sul lavoro e ora anche traffico di organi. Traffici molto interconnessi così come quelli di armi e droga. Le stime dicono che le maggior parte delle persone che si prostituiscono l’80%  sono vittime di tratte. Gli attori dello sfruttamento sono fortemente aumentati: sia nei paesi di provenienza che di transito o destinazione con organizzazioni più o meno strutturate>>

Da Pra che da tempo si occupa di documentare a livello giornalistico questa “fabbrica del sesso”, per questo ha la giusta competenza in questo drammatico  settore aggiunge <<molte volte queste donne vengono avvicinate dagli stessi parenti con miraggi e ostentazione economiche che spiazzano. A volte sanno cosa le attende a volte no ma lo scenario non cambia e si parla comunque di sfruttamento. I documenti vengono rilasciati da consolati o ambasciate tramite corruzione, stesso metodo con polizia ai confini e trasporti. Fenomeno che vede in prevalenza ragazze nigeriane o provenienti da paesi dell’est. Viaggi difficili con molte violenze. Per le persone che partono dalla Nigeria vi è un impegno, patto siglato con rito woodoo al quale credono molto, con minacce con rivalse nei confronti di parenti rimasti nel paese di provenienza. Il diktat è quello di fare il permesso di asilo (situazione coercitiva), perché non c’è altro modo di poter entrare>>.

Il ricco programna si è concluso con l’intervento di Fiammetta Casali, presidente comitato provinciale Unicef di Milano, che ha parlato di sfruttamento di minori.

direttore@varese7press.it

image_pdfimage_print
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail
Lascia un commento
* *