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Bologna Children’s Book Fair: intervista a Livio Sossi

BOLOGNA, 28 marzo 2018 – di SARA MAGNOLI –

Livio Sossi

Gli ingredienti per fare un “bel” libro? «Conoscere il bambino e avere un occhio attento su di lui, un’attenzione particolare all’illustrazione ne alla parola e nei confronti del sorriso per entrare in simpatia e in empatia». Così Francesca Archinto, che con la madre Rosellina è anima di Babalibri, una delle case editrici più importanti e interessanti della letteratura per l’infanzia, interviene alla tavola rotonda “Fare cultura per l’infanzia”, presentando alla cinquantacinquesima edizione della Bologna Children’s Book Fair il progetto “Illustrazioni in movimento” condiviso con Orecchio Acerbo e il coordinamento attività e servizi per bambini e ragazzi del Sistema bibliotecario di Milano, incontro e progetto ideati, finanziati e realizzato dalle associazioni Edufrog APS ed Emmi’s care.

Alla domanda del moderatore Massimo Conte su quali sono appunto gli ingredienti per un bel libro per bambini, Francesca Archinto ha posto l’attenzione sull’importanza di dare il libro giusto al momento giusto. «Io non so come nasce la bella storia – ha sottolineato -, ma so quando l’ho in mano: ed è una storia dove il bambino si ritrova e riesce a identificarsi. Conoscere in profondità il bambino significa dargli il libro giusto al momento giusto per nutrire la sua curiosità dandogli gli strumenti per capire e andare oltre».

Un intervento che, seppur inserito appunto nella presentazione di un progetto che parla di movimento mettendo in contatto persone che altrimenti difficilmente si parlerebbero, come illustratori e pedagogisti, apre le porte a un’analisi molto ampia della letteratura per ragazzi e della sua importanza. Passando proprio dalla storia della fiera del libro per ragazzi di Bologna, dove è possibile incontrare, passeggiando per gli stand, alcuni dei più importanti nomi della letteratura per l’infanzia a livello internazionale.

Come, per esempio, Livio Sossi, docente di storia e letteratura per l’infanzia all’università di Udine e all’università del Litorale di Capodistria, in Sloveniam saggista esperto di letteratura per l’infanzia, editoria e illustrazione, nonché consulente scientifico e curatore di manifestazioni culturali del settore.

Proprio con lui, “veterano” della Bologna Children’s Book Fair, e figura di riferimento nella letteratura per l’infanzia, è possibile un “excursus” che fa riflettere.

Livio Sossi, anche quest’anno a Bologna. Perché?

Si torna alla fiera per rivedere tanti amici, scrittori, illustratori, ma soprattutto mi interessa capire gli orientamenti del mercato: dove va l’illustrazione, dove va la scrittura, quali sono le tendenze dell’orientamento in un mondo che è in continua evoluzione, e che è quello della letteratura per ragazzi. Capire il nuovo e capire quanto, all’interno di questo panorama, ci sia di eredità, vale a dire come viene raccolta l’eredità del passato e trasferita in un prodotto che è destinato a un pubblico difficile come quello dei ragazzi.

In che senso “difficile”?

Le difficoltà sono tante, a partire dalla differenze tra editoria commerciale, scolastica, ed editoria per ragazzi: sono due mondi che non si incontrano o che difficilmente trovano un punto d’incontro, perché nell’editoria scolastica abbiamo ancora apparati didattici. Ma soprattutto il problema più grave è che spesso gli insegnanti, e io ne incontro parecchi, non conoscono l’editoria per ragazzi, tranne in alcune situazioni ottimali. Manca questo legame proprio perché molti insegnanti non conoscono la produzione esistente. Mi trovo spesso a riflettere su questo: facciamo centinaia di fiere del libro e festival di letteratura per ragazzi in tutta Italia da oltre trent’anni, ma quanto questo ha portato come cambiamento? Non molto, perché di solito a essere coinvolte sono le persone già sensibili. Vero è che rispetto a vent’anni fa c’è una maggiore sensibilizzazione, alcune case editrici sono conosciute, ma rappresentano sempre una minoranza.

E che cosa servirebbe per superare questi “limiti”?

È naturale una poca conoscenza se nessuno forma gli insegnanti in questo settore per far conoscere la letteratura per ragazzi e capire quanto è utile nella progettazione didattica. Purtroppo la formazione dei docenti non passa attraverso una formazione sulla letteratura per ragazzi. E questa si fa entrando nelle scuole. Bisogna lavorare, perché le possibilità di crescita ci sono.

Un altro grande problema emerso recentemente anche in un convegno è quello dell’orientamento: il bambino è considerato un consumatore e il libro una merce alla stregua di un paio di scarpe da tennis.

Lei ha curato anche pubblicazioni a uso didattico, “Liberi di leggere”, di cui è direttore scientifico, per Lisciani: quale è l’approccio di questo suo lavoro?

Parto dal presupposto che la qualità di un testo non è data semplicemente dal contenuto, ma dalla forma, dal linguaggio, dal ritmo narrativo, dalla scelta e dagli accostamenti delle parole. Occorre capire la bellezza del linguaggio. In questi libri porto esempi creati anche da altri bambini partendo dalla spiegazione per esempio di che cos’è una filastrocca. E all’inizio ci sono sempre i diritti del lettore. Inoltre non ci sono riduzioni dei testi: quelli proposti, in base alle tematiche da sviluppare come da programma, portano in alto scritto in grande il nome dell’autore, ma anche la copertina del libro da cui sono tratti, la storia della nascita del libro, le case editrici: oltre 250 mai entrate nell’editoria scolastica e di tutte le regioni d’Italia, così che possano essere uno stimolo a invitare a scuola l’autore per un incontro. Inoltre contengono indicazioni per la biblioteca scolastica. E ci sono tutte le tecniche oulipiane di scrittura finalmente in un libro di testo.

Un’altra cosa particolare è la sua curatela di testi classici particolari da proporre ai bambini dai 7 anni…

Sì, la collana “I leoni d’oro” proposta di Giuseppe Lisciani, che si sviluppa secondo canoni ben precisi: nomi molto noti di autori ma con opere meno note, come per esempio di Lewis Carroll, ma non con “Alice nel paese delle meraviglie”, ma con “Alice dei piccoli”, pensata peri i più piccoli, un testo che in Italia aveva una sola traduzione, ma con una rielaborazione, e che è di sorprendente attualità, o “La fiaba del serpente”, “Das Märchen” di Goethe, “Il tonto alla ventura”, un capolavoro ironico di Tolstoj, “Il viaggio incantato” di Annie Vivanti, amica di Carducci. La scelta è anche su autori che non sono editati in Italia o non lo sono da tempo. In tutta la collana c’è una mia posta fazione, anche nella prospettiva di una imminente pubblicazione di classici meno noti: accanto a “Lo scarabeo d’oro” di Edgar Allan Poe si sta preparando “Il petalo di rosa” di Scipio Slataper, e opere di Ivana Brlić-Mažuranić e Fran Levstik, tra i più grandi autori per bambini in Croazia e Slovenia, ma qui sconosciuti. E anche gli illustratori sono scelti sulla base del testo: Massimiliano Riva, Daniela Giarratana, Alessandra Manfredi, Daniela Costa. Anche perché, per accostare i bambini ai classici, all’inizio del libro vengono affidate agli illustratori sedici pagine disegnate con un “assaggio” del contenuto.

s.magnoli@varese7press.it

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Posted by on 28 marzo 2018. Filed under Le Interviste,Spettacoli&Cultura. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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