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Voci dalle periferie, progetto europeo presentato dalla Stilo Editrice di bari

TORINO, 15 maggio 2018 – di SARA MAGNOLI –

L’eco del Salone del Libro di Torino che si è concluso ieri è ancora forte, così come la voce di tante “chicche” che la grande manifestazione letteraria permette di scoprire.

Una di queste si chiama “Voci dalle periferie europee” ed è uno dei trentanove progetti cofinanziati con un bando di Europa Creativa nel programma di Traduzioni Letterarie della Comunità Europea fra i 242 presentati da trentacinque Paesi.

Ed è un progetto elaborato da una casa editrice italiana, la Stilo Editrice di Bari, una realtà piccola ma “tosta” che ha incentrato la sua proposta su libri mai tradotti finora in Italia e che dunque lo sono stati per la prima volta all’interno di questa progettualità, incentrandosi sull’identità.

Il bando è stato vinto nel 2016 e le opere, che sono in fase di presentazione con un grosso lancio proprio al Salone del Libro, sono state tradotte nel 2017.

«Il progetto si basa sull’identità dei popoli che sono ai confini dell’Europa e che non fanno parte della Comunità Europea, anche se in alcuni casi vi aspirano. Solo Cipro ne è parte, tra i Paesi da cui provengono le opere tradotte, negli altri casi si tratta di Serbia, Bosnia, Georgia Norvegia e Turchia – spiega Chiara Lacirignola di Stilo -. La letteratura apre una finestra su come la loro identità e il loro processo di formulazione dell’identità influisce nei loro Paesi sul concetto di Europa sì o no». Si tratta poi di Paesi che in un modo o nell’altro hanno un retroterra di conflitti, in alcuni casi anche violenti, che si ritrovano nelle opere tradotte. Sullo sfondo, in ciascuno di questi libri, la Storia raccontata attraverso storie di famiglia, vite, società. Attraverso diversi generi letterari, dal romanzo ai racconti al reportage, queste storie permettono di entrare nelle pieghe della Storia, cogliendo quei fili sottili che, nonostante le distanze, uniscono i cittadini europei del presente, del futuro o che anelano a essere tali.

Le opere che fanno parte del progetto sono “Accerchiamento” di Carl Frode Tiller, dalla Norvegia, tradotto da Margherita Podestà Heir; “La città nella neve” di Beka Kurkuli, dalla Georgia, tradotto da Nunu Geladze Fusco; “Il silenzio della pietra” di Filiz Özdem, dalla Turchia, tradotto da Anna Lia Proietti; “Voci nel vento” di Grodzana Olujić, dalla Serbia, e “Più silenziose dell’acqua” di Berislav Blagojević, dalla Bosnia, tradotti da Danilo Capasso: e “Un album di storie” di Andonis Gheorghiu, da Cipro, tradotto da Valentina Gilardi.

La base di partenza del progetto è l’idea che le fratture che caratterizzano l’Occidente sono anche la conseguenza di tensioni che serpeggiano nelle nazioni di periferia: tensioni legate ai mutamenti che si sono verificati negli ultimi decenni che portano anche a spostamenti dei popoli proprio alla ricerca di una più forte identità. E ad aprire queste finestre sul mondo è proprio la letteratura.

s.magnoli@varese7press.it

 

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Posted by on 15 maggio 2018. Filed under Spettacoli&Cultura. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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