Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Lettera aperta all’opposizione: “Volete vincere? Non chiamateli populisti”

Di Maio e Salvini

VARESE, 5 giugno 2018 – Abbiamo il nuovo Governo formato dalla Lega e dal M5S. Quale sarà, a questo punto, l’opposizione non solo istituzionale ma socio-politica capace di opporsi ai giallo-verdi?

Si sta componendo e si dovrà formare; certo. Ma molte figure politiche in Italia – a iniziare dal PD fino ad arrivare a Forza Italia – e in Europa, continuano a definire il nuovo esecutivo con il termine “populista”. Per non parlare della stampa nazionale e ancora di più, internazionale dove il termine si spreca e abusa. Chissà come mai questa affezione verso le parole “populismo” e “populista”, e soprattutto,  perché viene usata come insulto o epiteto che dovrebbe delegittimare l’avversario?

Su qualche manuale di sociologia politica le due parole possono anche essere intese come offese, ma nella realtà quotidiana – soprattutto nel percepito degli elettori, in particolare dei tanti che abitano negli hinterland e nelle periferie di Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli, Bari, etc – non è così. Anzi assumono valenze e vissuti estremamente positive. Altrimenti non si spiegherebbero i risultati sotto gli occhi di tutti.

I populisti sono diventati, come raccontato da Conte, “gli avvocati del popolo” e come tali vengono percepiti. Non certo dal momento in cui Conte ne ha parlato ma da molto tempo prima.

M5S e Lega vengono infatti da campagne elettorali basate su narrative a difesa del popolo italiano e contro l’establishment e le Élite. Racconti politici che sono proseguiti anche dopo le elezioni e che – sempre agli occhi dell’elettorato – hanno rinforzato durante i lunghi giorni prima della creazione del Governo, come dimostrano  i diversi sondaggi.

Il cosiddetto “populista” ora ha con sé due potenti narrazioni che sarà difficile scalzare e se le terrà a lungo. La narrazione del potere e quella della cura.

Il populista nel percepito comune è il portatore della nuova legge: cioè il nuovo potere del popolo e anche il difensore: colui che cura gli interessi nazionali.

È quello che tutela, difende, custodisce, protegge. È il guardiano della narrazione materna contro la narrazione matrigna fatta finora dalle altre forze politiche; incapaci di capire che all’Europa deve essere affiancato un cuore, altrimenti da sogno verso cui tendere diventa incubo da cui essere difesi. E chi è che difende il popolo dagli incubi – cioè dal terrore della notte? Di solito sono gli eroi e gli dei.

Per questo oggi è perentorio non chiamare più – almeno in Italia – gli esponenti di Lega e M5S “populisti” perché – ora nel percepito comune – sono i “cavalieri che compiono l’impresa”. Coloro che ci salvano dalla strega matrigna riportandoci a casa.

Vedremo come si comporteranno e quello che accadrà ma una cosa è certa. Chiamandoli “populisti” si rinforza la “cornice” che ora hanno intorno, una contorno luccicante di rifugio e sollecitudine.

Un consiglio a tutte le opposizioni, qualunque esse saranno, se volete vincere iniziate a creare un nuovo racconto e una nuova cornice (o frame) di riferimento. Trovate nuove parole con cui definirvi e definire i vostri avversari perché destra vs sinistra, populisti vs Élite – di fronte al terrore della notte – non hanno più senso. Soprattutto in una politica basata sulle emozioni, la velocità e la crossmedialità.

L’autore: Andrea Fontana

Sociologo della comunicazione, Premio Curcio alla cultura 2015 e TEDx Speaker. Imprenditore, docente universitario e storytelling activist.
Ha introdotto in Italia il dibattito teorico e operativo sulla “narrazione d’impresa”. Amministratore delegato Storyfactory e Docente di “Corporate Storytelling” all’Università di Pavia dove è anche Direttore didattico del primo Master universitario italiano in scienze della narrazione: MUST. 
Come sociologo della comunicazione adora mettersi la “tuta blu” e sporcarsi le mani nella pratica quotidiana ma ogni tanto ama anche mettersi il “camice bianco” dello “studioso” che cerca di capire i fenomeni sociali contemporanei.

image_pdfimage_print
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Posted by on 5 giugno 2018. Filed under Lettere Al Direttore,POLITICA,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.