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Riflessioni: Scuderia di partito e disubbidienza etica fra Verona e Saronno

SARONNO, 7 ottobre 2018- di ALFONSO INDELICATO

Consiglio Comunale a Verona

La politica, si sa, ha una sua logica. Di cui fa parte, tra l’altro, la fedeltà alle indicazioni del proprio partito.

Se il gruppo dirigente decide una data linea, il singolo può anche  dissentire, ma deve farlo nelle sedi interne al partito stesso. Al di fuori, cioè nei parlamenti, nei consigli e ovunque si debba prendere una posizione pubblica, deve essere rispettata la linea, pur non condivisa nell’intimo. Ciò è giusto e corretto in quella particolare logica che fa odiare la politica a molti, in particolare ai molti che ne restano fuori. Del resto ben si comprende come in una formazione politica non si possa procedere in ordine sparso: essa perderebbe ogni credibilità presso gli elettori. Lo stesso Croce, nel suo celebre saggio dedicato alla “nausea della politica” aveva difeso la specificità dell’agire politico con le sue ferree regole non scritte (nessuno oserebbe scriverle!) distinguendolo nettamente dall’ambito della morale.

Ci sono però situazioni nelle quali la coscienza del politico reclama i suoi diritti al di sopra di ogni altra considerazione: essa interroga il politico, lo stana, lo tormenta, e alla fine egli non può dirle di no. Oppure gli si impone fin da subito con un tale dirompente mistura di nausea e ribellione che egli immediatamente capisce che quella tale cosa non potrà mai dirla o farla, e che ne dovrà dire o fare un’altra. Ciò può avvenire, naturalmente, in quelle scelte politiche che possiedono una forte connotazione morale, su un piano generale oppure personale.

Uno di questi casi – il lettore che segue le cronache  avrà già compreso dove vado a parare – è quello avvenuto in quel di Verona, dove il capogruppo del PD al Consiglio comunale, Carla Padovani, ha votato a favore di una mozione della Lega per il finanziamento di associazioni cattoliche impegnate nell’aiuto di donne che per vari motivi sono incerte se portare a termine la loro gravidanza o interromperla.

Non entro nel merito del contenuto della mozione. Osservo solo che questa è la tipica situazione politica nella quale ti trovi immerso innanzi tutto come essere umano. Certo ti vengono a mente i tuoi doveri di iscritto e militante, idem le conseguenze che sicuramente ti deriveranno dal voto controcorrente (e che puntualmente si sono verificate nel caso citato: critiche fuori misura, richieste di dimissioni, e forse prossima emarginazione da parte del PD locale e nazionale). Ti vengono a mente, dicevo, ma senti dentro di te un impulso che ti dice esserci qualcosa di più alto di certe regole troppo umane, e quindi disumane. L’incommensurabile incoercibile individuo – la “categoria del singolo”, diceva Kiekegaard – si è fatto largo tra usanze incrostate minacce e timori e  ora si è impadronito di te. E tu scopri, pian piano, che il coraggio è come un vizio di cui non si può fare a meno, di cui non potrai più fare a meno.

redazione@varese7press.it

 

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