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“Io a bordo dell’Aquarius per salvare vite umane”, intervista a Benedetta Collini di Sos Mediterranee ospite a Tradate

VARESE, 19 ottobre 2018- di GIANNI BERALDO

Benedetta Collini di Sos Mediterranee

Soccorrere vite umane in mare, indipendentemente dalla motivazione per la quale esse si siano trovate in difficoltà. Questa una tra le principali regole del codice di navigazione internazionale, ma soprattutto codice etico e morale che da sempre contraddistingue chiunque navighi.

Ora qualcosa ora cambiando, spesso per bieche ragioni commerciali.

Centinaia di persone fuggiti da Paesi dove la vita vale poco o nulla e alla deriva nel Mediterraneo su barconi o gommoni, spesso vengono ignorati dalle navi in transito perché “danno fastidio e soccorrerli farebbe perdere tempo prezioso”.

Come fosse merce di scarso appeal a livello economico. Ignorare quindi perché lo richiede l’armatore di turno, altrimenti sono guai e rischi di perdere pure il posto di lavoro.

Ma c’è chi di salvare vite in mare ne ha fatto una missione umanitaria. Come l’organizzazione internazionale Sos Mediterranee, attiva da febbraio 2017, che con la loro nave Aquarius ha già salvato centinaia di persone.

Nave tristemente famosa anche in Italia per la vicenda che l’ha vista al centro della scena nei confronti del nostro Governo, rappresentato nello specifico dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che non permise lo sbarco dei profughi in Italia,  costringendola dopo settimane a fare rotta verso la Valencia- che accettò gli oltre 600 profughi-scortata da due navi della Marina italiana.

Da questa triste vicenda è nata l’esigenza di parlare del lavoro umanitario che molte ONG svolgono quotidianamente nel Mediterraneo, per cercare di salvare vite umane.

Titolo quest’ultimo pure dell’incontro pubblico organizzato dal Forum contro la Guerra, questa sera a Villa Truffini a Tradate (inizio ore 21, ingresso libero), che vedrà la partecipazione della volontaria milanese di Sos Mediterranee, Benedetta Collini,  39enne di Milano dotata di grande spirito altruistico e una smisurata passione per il mare in tutte le sue forme.

Per saperne di più l’abbiamo intervistata.

 Benedetta, essere volontari su di una nave come l’Aquarius non dev’essere semplice

<<Vorrei precisare che nel caso specifico come membri dell’organizzazione Sos Mediterranee, si è volontari nel senso che volontariamente si sceglie di salire a bordo, ma in realtà noi siamo stipendiati>>.

Come stipendiati?

<<Sì è come fosse una sorta di rimborso. Infatti il tempo minimo richiesto dall’organizzazione da trascorrere a bordo è di 6 settimane, quindi difficilmente una potrà mollare tutto per andare a fare del volontariato un periodo così lungo. In secondo luogo visto che il personale di bordo (35 sono i membri dell’equipaggio Aquarius, ndr) è composto da professionisti, giusto e corretto che anche gli altri vengano compensati>>.

La nave Acquarius

Ma la sua vera professione quale sarebbe?

<<Ora è quella di logista a terra per Sos Mediterranee, sono stipendiata regolarmente per questo. L’anno scorso sono stata in mare per 12 settimane in due periodi diversi. Prima di salire a brodo lavoravo nel mondo della vela, ma prima ancora avevo un assegno di ricerca in Letteratura francese all’università>>.

Ma questa passione per il volontariato da cosa nasce?

<< Diciamo che a 16 anni ho iniziato a fare vela che poi ho insegnato come volontaria in scuole di vela francesi. Come volontaria ho svolto attività in ambulanza a Milano. Sono salita a bordo dell’Aquarius a fine marzo del 2017, partendo dall’idea che il salvataggio in mare è obbligatorio e gratuito, così come stabilito dalle varie convenzioni internazionali ma anche perché tra la gente di mare è inconcepibile non soccorrere qualcuno in mare. Il salvare delle persone in mare non è un concetto altruistico che reputo egoista, ma più semplicemente penso che “potrebbe succedere a me”>>.

Poi andrebbe rimarcato il motivo per il quale molte persone rischiano la vita per emigrare, cosa che a volte viene sottolineato anche negativamente dalla gente.

<<In realtà non penso che la gente penso a questa cosa in maniera negativa, forse è la mancanza di empatia, nel senso di mettersi proprio nei panni delle persone che partono. In nave, vedendoli negli occhi, ascoltare le loro storie è impossibile non riconoscersi, magari non in tutte le persone che soccorriamo ma in molte di loro sì. Dalla ragazzina che vuole venire in Europa per studiare, la persona che cerca di dare un futuro alla sua famiglia ecc.. Avendo un contatto diretto con queste persone cambia totalmente la percezione dei motivi per cui partono. Poi il fatto di essere in mare e al sicuro, queste persone si lasciano andare in modo molto più immediato in quanto appena sopravvissuti a un naufragio rischiando di morire. Sottolineo che quando partono dalla Libia non sanno a cosa vanno incontro. Ad alcuni vengono addirittura raccontate storie del tipo che il Mediterraneo è un fiume e che in 4 ore saranno in Europa o cose del genere>>.

Lei però non era a bordo dell’Aquarius durante quella vicenda che ha visto protagonista anche il governo italiano

<<Era l’unico periodo di vacanza che mi sono concessa, però ero in contatto con colleghi a bordo>>

E che dicevano?

<<Parlavano di una situazione difficilissima dal punto di vista meteorologico e di un ottimo rapporto con le navi della Guardia Costiera Orione e Dattilo.  Una situazione difficile a bordo con queste persone che non capivano cosa stesse accadendo e con la paura di dovere tornare in Libia, luogo da dove sono fuggite per cercare la salvezza in Europa>>.

Ha mai affrontato situazioni difficili a bordo dell’Aquarius?

<<Direi di no, a parte una volta nel 2017 quando di notte il radar evidenziava che la nave era circondata da circa 20 gommoni stracarichi di gente. A quel punto la preoccupazione era dove poter mettere tutta quella gente, poi per fortuna sono arrivate altre navi di Ong e la Guardia costiera e lì c’è stata una bella collaborazione tra aspetti non istituzionali e quelli istituzionali tutto in funzione di salvare le persone>>.

Tutti a bordo immagino occupino ruoli ben definiti

<<Certamente. Dal coordinatore delle operazioni social rescue che sta in plancia a interagire con la guardia costiera, il suo vice invece è su uno dei gommoni veloci a coordinare le operazioni in mare. Io a bordo ero responsabile delle operazioni di ponte per mettere in acqua i gommoni e accogliere le persone quando arrivano>>.

Quindi immagino bisogna essere formati per svolgere questo tipo di attività

<<Diciamo che tutte le persone hanno esperienza di navigazione marittima o mercantile più in generale. A bordo dell’Aquarius esistono principalmente tre entità: l’equipaggio marittimo della nave che fa parte del contratto d’affitto della nave, loro sono marittimi di lungo corso che non hanno scelto di fare quello come lavoro ma è un’attività che devono svolgere in quanto retribuiti per farlo. Questo non significa che sono insensibili al dramma dei naufraghi anzi alcuni di loro sono persone straordinarie che si fanno in quattro con le persone che soccorriamo. In gran parte di loro sono europei e dell’est Europa e non, per quanto attiene ufficiali di comando, i marinai semplici invece sono asiatici o africani. Personale di Sos Mediterranee si occupa di effettuare i soccorsi veri e propri. Poi personale di Medici senza Frontiere: medico, infermiere e una ostetrica. Poi altro personale per le comunicazioni ecc..

Ora però L’Aquarius è ferma per motivi politici

<<Panama ci ha tolto la bandiera quindi fin che non troviamo un altro Paese disposto a darci la bandiera non possiamo ripartire. Speriamo che tutto si risolva presto. Comunque sia essendo una logista di terra, sono più utile non a bordo e questa cosa mi dispiace>>.

Cosa ne pensa, a livello personale, di quella triste vicenda che ha coinvolto l’Aquarius e il ministro dell’interno Matteo Salvini

<<La cosa che mi preoccupa di più come cittadina italiana ma non solo è quella che è stato violato il diritto marittimo internazionale sottoscritto dall’Italia e da tutti i Paesi europei. Questo costituisce un precedente gravissimo per il fatto di non rispettare le convenzioni internazionali, mettendo quindi in pericolo il concetto stesso di soccorso in mare. Già adesso vi sono navi mercantili che cambiano rotta per evitare di soccorrere naufraghi, spesso spegnendo addirittura i loro sistemi di tracciamento quando passano da quelle parti. A volte fanno anche finta di non vedere le imbarcazioni da soccorrere. Infatti per gli armatori questa situazione è vista solo come un danno economico e basta, dando quindi istruzioni ai loro capitani di non fermarsi>>.

Però Sos Medierranee ci sarà sempre

<<Fintanto che ci sarà bisogno ci sarà. Il ruolo dell società civile in questo momento è quello di continuare a insistere perché Sos Mediterranee possa continuare a fare il proprio lavoro, quello di salvare persone in mare. Le politiche migratorie sono un altro discorso, la nostra è un’associazione di salvataggio dedicata alle persone in mare, poi sapere cosa accada di queste persone una volta sbarcate in Europa non è compito di Sos Mediterranee, ma sono regole  determinate da scelte politiche di ogni singolo Paese. I diritti fondamentali però non sono delle scelte politiche>>.

Come fare per aiutare economicamente Sos Mediterranee?

<<La nostra organizzazione esiste grazie alle donazioni in gran parte private, quelle delle singole persone (circa il 92% del bilancio), poi ci sono pochissime donazioni pubbliche. Vorrei inoltre ricordare che in questi giorni è in atto  una petizione internazionale, perché l’Aquarius possa riprendere a navigare salvando ancora tante persone. Ovviamente invito tutti a sottoscriverla>>.

direttore@varese7press.it

 

 

 

 

 

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