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Intervista a Giulio Centemero: “Dobbiamo agevolare l’innovazione puntando su start up e rilancio aree dimenticate”

VARESE, 28 novembre 2018-di GIANNI BERALDO-

Il deputato Giulio Centemero

Agevolazioni fiscali ai tanti giovani che vorrebbero aprire una start up, educazione agli investimenti in aree del Paese solitamente restie ai cambiamenti, infondere fiducia con atti concreti a chi in questi ultimi anni il termine fiducia suona quasi un ennesimo sberleffo non prevedendo un futuro roseo in ambito occupazionale. Insomma rilanciare il mondo del lavoro in tutti i suoi molteplici aspetti e complessita’, partendo da un’idea forte e dinamica che crei interesse nei mercati nazionali e internazionali, oltre ad aiutare fiscalmente tutti quegli imprenditori che hanno dimostrato di avere fiducia e, perche’ no, pure coraggio a investire nel proprio Paese.

Queste alcune chiavi di lettura proposte concretamente dal deputato leghista Giulio Centemero, quotato economista e capogruppo in Commissione Bilancio alla Camera dei Deputati (oltre a ricoprire il ruolo di tesoriere della Lega). Centemero-che di anni ne ha 39- di esperienza sul campo ne ha gia’ maturata parecchia ricoprendo molti incarichi importanti.

Abbiamo approfittato di una pausa relativa a lavori parlamentari per contattare il deputato leghista che vive tra Milano e Roma, dopo che lo stesso ha presentato alcuni emendamenti da inserire nella prossima Legge di Bilancio, riguardanti proprio le PMI (Piccole e Medie imprese) e le start up.

Onorevole Centemero ci parli di questi emendamenti, soprattutto sulle start up che forse stanno inflazionando il mercato perdendo quella originalita’ degli inizi

«Secondo me il tema e’ stato preso dal lato sbagliato, nel senso che noi ci siamo dimenticati della nostra tradizione soprattutto a livello industriale. E’ giusto copiare i modelli esteri come quelli ad esempio della Silicon Valley del Colorado e Israele, piu’ che il modello francese, ma in Italia il modello vincente e’ quello del Corporate Venture Capital»

Insomma uno scenario diverso

«In Italia la ricchezza e’ soprattutto privata, non c’e’ la cultura di conferire il denaro privato in fondi, esiste piuttosto l’esigenza e abitudine di finanziare iniziative ne proprio settore, nella propria filiera. Esempio, se produco automotive e mi arrivano dei ragazzi che hanno una start up relativa a un brevetto per fare nuovi freni, la mia famiglia che lavora in quel settore li stanzio: questo e’ il corporate venture capital. E’ molto piu’ difficile trovare un investitore, che derivi dal corporate venture capital, che abbia voglia di investire in altri settori. E’ proprio una cosa naturale».

E arriviamo al secondo comma dello stesso emendamento inerenti le start up

«quello che prevede, per le Pmi piu’ innovative, una cosa gia’ammessa per le societa’ quotate che si portano le riduzione delle perdite delle start, abbracciando in questo modo una platea piu’ ampia riguardante anche soggetti piccoli. Questo sempre per stimolare queste corporate venture capital, con le societa’ piu’ grandi che sostengono quelle piu’ piccole magari per dei brevetti in modo tale da stimolare l’innovazione».

Centemero con salvini

Poi ha presentato un altro emendamento

«Si’, relativo allo snellimento procedura di richiesta agevolazione patent box (decreto del 2017  che prevede un regime opzionale di tassazione per i redditi derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright, di brevetti industriali, di disegni e modelli, nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili, ndr) . Dobbiamo prendere esempio da Paesi dove la proprieta’ intellettuale e’ tutelata in tutte le sue forme. Un”economia matura non puo’ puntare solamente sul manufatturiero o su settori tradizionali dove la competizione internazionale e’ pesantissima, deve invece puntare sulla ricerca, sulla realizzazione di brevetti che creano ricavi importanti e duraturi grazie alle royalties».

Allora con il patent box si parla di semplificazione 

«certamente, solo il fatto di tenere presso la propria sede quella documentazione che stabilisce che tutti i requisiti sono soddisfatti, baypassando una serie di lunghe procedure, mia pare gia” un passo importante. Uno stimolo alla progettazione e registrazione di marchi, insomma alla proprieta’ intellettuale».

Tra l’altro l’Italia risulta tra i primi Paesi al mondo in fatto di registrazione brevetti

«esattamente, quindi se noi stimoliamo ulteriormente questo settore andra’ ancora meglio. Il patent box e’ nato per questo e bisogna renderlo ancora piu’ semplice».

Ma il Governo in concreto come si attivera’ per aiutare questi imprenditori?

«in concreto dovra’ fornire delle agevolazioni, poi va anche creato una cultura. Per questo a gennaio verra’ presentato alla Camera un disegno di legge a firma dell’ onorevole Capitanio e del sottoscritto sulla educazione civica. Deve passare un concetto che forse si e’ un po’ persone nella mia generazione cioe’ che fare l’imprenditore in un settore specifico potrebbe richiedere anche una buona dose di manualita’ e non deve essere percepita come una vergogna. Quindi il promo passo e’ una rivoluzione culturale, il secondo le agevolazioni fiscali per chi investe e per chi fa impresa. Ma una rivoluzione culturale deve partire da concetti precisi dettati da altrettanti precise informazioni che oggi latitano»

Un quadro interessante per il futuro: ma potra’ essere identico in tutto il Paese?

«dipende dai settori, ovvio che in alcuni hai bisogno di collegamenti fisici infrastrutturali, in altri puoi lavorare da remoto senza problemi. Al Sud ad esempio con il programma ideato dall’ex ministro dell”Innovazione Stanca, dedicando 180 milioni di euro (recuperati dai fondi Obiettivo 1) alle start up digitali si era fatto molto in regioni come Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata. Le idee non mancano in nessuna parte d’Italia, la differenza la vedo piu’ tra centri urbani e periferie intese come la montagna, zone rurali dove a mio avviso bisogna investire».

Esempio?

«Ad esempio un investimento di 10mila euro fatto in Valcamonica o sulla Sila oppure una zona rurale, rende di piu” in termini sociali facendo rete sul territorio. In tal senso il governo dovrebbe investire di piu’ a livello di educazione e guida. Altro esempio, tutto quello che si potrebbe fare in remoto andrebbe stimolato in quelle aree. Parlando di intelligenze nel progetto di legge 1074, il capitolo riguardante il “rientro dei cervelli” in Italia, per loro prevediamo non solo un abbattimento del 90% della base imponibile per i primi 5 anni di attivita, percentuale che potrebbe scendere ulteriormente se dovessero decidere di lavorare in aree rurali o di montagna».

In concreto cosa vuol dire?

«che chi e’ stato all’ estero ad acquisire professionalita’ e magari ha un brevetto e dovesse decidere di lavorare su una collina umbra per esempio, partirebbero le agevolazioni fiscali. Il lavoro potra’ effettuarlo da remoto. La contaminazione di cervelli di qualita’ potrebbe davvero fare risorgere zone del Paese dimenticate e distrutte essenzialmente con l’assistenzialialismo. E questa e’ una responsabilita’ di tutti».

Sentendo le parole di Centemero il quadro appare un po’ meno fosco e incerto per il futuro.

Noi ovviamente auguriamo che tutto questo possa concretizzarsi in tempi brevi, ma anche se la strada appare ancora irta di difficolta’, sono  moltissimi i giovani italiani che hanno dimostrato in piu’ di una occasione che tutto si puo’ realizzare, basta non lasciarli soli aiutandoli con atti economicamente importanti.

direttore@varese7press.it

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Posted by on 28 Nov 2018. Filed under Economia,Le Interviste,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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