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Intervista allo scrittore Bruno Morchio ospite alla Biblioteca di Oggiona Santo Stefano

OGGIONA CON SANTO STEFANO, 1 dicembre – di SARA MAGNOLI –

L’aperitivo con l’autore organizzato per sabato 1 dicembre alle 17 alle ex cascine di Villa Colombo dalla biblioteca di Oggiona con Santo Stefano si tinge di giallo con Bruno Morchio, uno dei più apprezzati autore del genere nel panorama nazionale.

Al centro dell’incontro, il nuovo libro di Morchio, “Uno sporco lavoro”, edito da Garzanti, che racconta il primo incarico di Bacci Pagano, l’investigatore nato dalla sua penna e di cui firma l’undicesimo capitolo.

In una località sulla Riviera del Levante Pagano viene chiamato a proteggere, nella loro villa estiva, l’ingegnere milanese Silvano Rissi, la moglie, una ex attrice tanto bella quanto dall’animo inquieto e travagliato, e il bambino di pochi anni. E conosce Maria, la babysitter del piccolo Lele, che sarà, trent’anni dopo, motivo per re-incontrarsi e fare memoria del passato. Un incarico che sembra semplice, ma che invece porterà a scoprire pericoli e misteri.

Morchio, genovese, ha lavorato come psicologo e psicoterapeuta e si è laureato con Edoardo Sanguineti: è l’autore stesso a parlarci del suo libro.

Bruno Morchio, perché proprio ora un “prequel” di Bacci Pagano?

Mi sembrava un’idea interessante quella di esplorare il personaggio e l’intenzione è di proseguire con altri romanzi che ce lo raccontano come era. Questo è l’undicesimo romanzo con Bacci Pagano, oltre a un libro di racconti che lo hanno come protagonista: i lettori lo hanno conosciuto, inizialmente, come un uomo ormai cinquantenne: la mia idea ora è andare a vedere com’era quest’uomo prima, in un’altra età.

Il personaggio di Bacci Pagano è amatissimo dai lettori: secondo lei perché piace così tanto?

Credo che sia perché ha una grande umanità, non è costruito, è sincero, pieno di ferite ma con straordinarie capacità di legarsi alle persone e di prendere a cuore il loro destino. È un personaggio vero, autentico, diretto. Avevo sì in mente modelli letterari nel crearlo, in particolare Marlowe, Carvalho e Montale, ma poi è venuto fuori con una sua originalità. Protagonisti dei miei romanzi sono lui e la città di Genova, e Bacci Pagano è molto figlio della sua città. Innanzitutto non è avaro e che i Genovesi siano avari è una pura leggenda, e anche la sua collocazione di vita è una sorta di storia di vita vera, con il padre operaio comunista. Una storia che è un po’ anche la mia. In Bacci Pagano ho messo molto di me, pur lasciandolo personaggio.

La città di Genova è veramente protagonista nei suoi romanzi. Ma questa volta l’azione si è spostata, sebbene non molto lontano, e pur lasciando a Genova un cameo. Perché questa scelta?

L’idea iniziale di questo romanzo nasce da esperienze concrete di lavoro. Un investigatore privato che fa da guardaspalle a una famiglia facoltosa in vacanza, un incarico che è ben remunerato e apparentemente molto ghiotto e che poi si rivela invece molto rischioso, e una babysitter, altro lavoro che assorbe fortemente. Dalla coniugazione di questi due eventi lavorativi che hanno una collocazione nella realtà è nata l’idea del romanzo, e l’ambientazione di una vacanza in villa era appropriata.

s.magnoli@varese7press.it

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Posted by on 1 Dic 2018. Filed under Le Interviste,Spettacoli&Cultura,Varese,VARESE. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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