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”Io, Kenickie canto in Grease ma in italiano: una bella esperienza”, all’Auditorium di Cassano Magnago il celebre musical

CASSANO MAGNAGO, 3 dicembre 2018 – di SARA MAGNOLI –

A quarant’anni dall’uscita del film cult con Olivia Newton-John e John Travolta, celebrato anche a Cannes con una proiezione speciale sulla spiaggia, il mito di “Grease” è sempre vivo e apprezzato.

E domani, martedì 4 dicembre, e mercoledì 5 alle 21 il musical di Jim Jacobs e Warren Casey nella versione italiana prodotta dalla Compagnia della Rancia con l’adattamento di Saverio Marconi è pronto al “sold out” nella brillante stagione del teatro Auditorio di Cassano Magnago. Una versione che conta oltre vent’anni di repliche e che si conferma successo intergenerazionale.

Il tour invernale che fa tappa a Cassano Magnago vede Giulio Corso nei panni di Danny Zuko, Lucia Blanco in quelli di Sandy, mentre Eleonora Lombardo è Rizzo e Riccardo Sinisi Kenickie.

Proprio quest’ultimo, nato a Como e che alla Scuola di Ballo del Teatro Sociale di Como, ha iniziato la sua formazione studiando danza classica, contemporanea, jazz e moderni, oltre a studiare canto moderno e jazz in varie scuole comasche, presentando il suo personaggio dà un suo parere a questo grande successo. Al suo attivo, oltre a Grease, anche ruoli in Fame, West Side Story, Priscilla la Regina del Deserto, Jesus Christ Superstar, Footloose, Hairpray, Tutti insieme appassionatamente. Ammesso alla SDM fondata da Marconi e diretta da Federico Bellone nel 2011, qui si è diplomato due anni dopo.

L’abbiamo sentito per farci raccontare qualcosa in merito allo spettacolo.

Riccardo, il ruolo di Kenickie, l’amico fraterno di Danny Zucko, è uno di quelli fondamentali in Grease. Ed è stato interpretato da grandi artisti. Sul grande schermo ha avuto il volto e l’interpretazione di Jeff Conaway, nel musical italiano quelli di Michele Carfora, Francesco Guidi, Fabrizio Paganini, Gianluca Sticotti. Come si è posto lei nell’affrontare un personaggio che è nel cuore del pubblico?

«Da due anni e tre stagioni interpreto Kenickie e in questi anni è sicuramente cambiato, è un personaggio che muta. All’inizio avevo un’idea che è maturata con il tempo: adesso è molto più centrato, più uomo. Kenickie è un ragazzo con problemi e che si difende: è da capire, da comprendere. Lui e Rizzo sono i due ruoli più umani dello spettacolo. In Grease tutto è patinato, c’è molto cartoon: prendiamo Danny, nessuno si comporterebbe così. E tutto questo ha reso iconica questa storia. Ma Kenickie e Rizzo sono i ruoli che più entrano nei cuori, sono i più umani, quelli che hanno problemi reali, che soffrono, nei quali uno spettatore si può rivedere. Quella di Danny e Sandy è la classica storia d’amore con problemi adolescenziali, con il gusto degli Anni Cinquanta, ma Kenickie eRizzo sono veri. E Kenickie mi ha insegnato tantissimo, mi ha insegnato lati del mio carattere. Ne avevo bisogno»

“Una storia iconica”, ha detto descrivendo Grease, e ha ragione: una storia che è mito, che è cult e che continua a piacere dopo decenni. Secondo lei perché ha così tanto successo?

«Credo che sia perché p un mix di emozioni, raccoglie precisamente le emozioni che sono delle persone. Ci si diverte, si ride molto e la gente ha bisogno di ridere. E soprattutto ci sono musiche che sono passate alla storia e sono indimenticabili, bellissime. Tutti sono affezionati ai personaggi e conoscono la storia, ma credo che la base sia la colonna sonora, che è indimenticabile. Chiunque canta Grease».

Voi cantate in italiano…

«Sì, le nostre canzoni sono in italiano, con le traduzioni molto belle di Franco Travaglio e Michele Renzullo che rendono comprensibile la storia anche a chi non conosce la lingua inglese. Si parla e si canta in italiano».

Senta, ma dopo tutti questi anni, queste repliche, sia del musical, sia del film, perché vale la pena tornare a vedere Grease?

«Perché Grease non muore mai, è come il Natale: torna tutti gli anni e piace sempre. Io non credo poi che tutti l’abbiano visto a teatro e va visto, perché film e musical hanno storia e musiche identiche, ma dal vivo hanno tutto un altro sapore e un’altra energia».

Un sogno nel cassetto?

«Magari quello di esibirmi al Teatro Sociale della mia città natale, Como, perché in otto anni di tournées e spettacoli non mi è ancora successo».

s.magnoli@varese7press.it

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Posted by on 4 Dic 2018. Filed under Le Interviste,Spettacoli&Cultura,Varese,VARESE. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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