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Polemiche sui senzatetto saronnesi. Indelicato: “Prima si cura la persona, poi si controlla lo status giuridico”

SARONNO, 7 gennaio 2019- di ALFONSO INDELICATO-

Intervengo nella discussione a distanza fra il Consigliere Licata e l’Assessore Tosi sulla questione del rifugio offerto dall’Amministrazione ai senzatetto per difenderli dai rigori invernali.

A me sembra – non me ne vogliano entrambi – che la discussione abbia preso una direzione diciamo così tangenziale rispetto al nucleo del problema. Certo è utile sapere a quali condizioni un cittadino saronnese possa essere un senzatetto, e Tosi ce lo ha spiegato assai bene. Ma il tema da scrivere era piuttosto il seguente: “è corretto, è equo, è giusto, che il vigile a ciò preposto, alle ore 24 di una notte invernale, di fronte a due clochard sdraiati sulle panchine o per terra sotto un portico, carichi in macchina il saronnese e lasci il bengalese (o gambiano, o lazzatese, o caronnese, o milanese …) a crepare di freddo?”. La questione qui non è giuridica, ma è intrisa della carne e del sangue di esseri umani.

Il dibattito che si è svolto nei giorni scorsi sui media non è riuscito a chiarire questo punto. Alcuni ritenevano che con l’espressione “senzatetto saronnesi” l’Amministrazione intendesse “qualunque senzatetto presente in Saronno”. Altri, tra i quali il sottoscritto, ritenevano, o quanto meno paventavano, che condizione necessaria per essere salvaguardato fosse proprio la condizione di residente. L’Amministrazione non è mai intervenuta sul punto. Né Tosi, né tanto meno il Sindaco, hanno mai spiegato se il non saronnese abbia la possibilità di essere ricoverato al caldo. E mi si permetta di dire che questo silenzio, considerata l’aria di spinto localismo che spira in piazza Repubblica, autorizza le interpretazioni più pessimistiche. In ogni modo se il Sindaco, l’Assessore o chi altri volesse fornire una rassicurazione sull’argomento, questa sarebbe graditissima, anche se a questo punto un po’ tardiva.

E ora una precisazione per fugare possibili dubbi: non sono stato folgorato sulla via della Kyenge. Sono favorevole ai respingimenti e ai rimpatri. Condivido il Decreto Sicurezza nei suoi obbiettivi anche se mi riservo di verificarne l’efficacia. Sono del tutto insensibile agli inviti della CEI all’accoglienza indiscriminata e non mi ritengo per questo meno cattolico. Ma sono convinto che di fronte a un essere umano che rischia di morire per il freddo non gli si chiede se è nato al di qua o al di là di via Miola. Lo si mette al caldo, lo si rifocilla, gli si regala giubba e maglione. Dopodiché lo si mette sull’aereo sotto scorta e, se non ha diritto a rimanere in Italia, lo si riporta nel luogo da dove è venuto.

Ma, appunto, dopodiché.

redazione@varese7press.it

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Posted by on 7 Gennaio 2019. Filed under POLITICA,Sociale,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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