La polemica: “Non ha più senso coinvolgere animali nella Festa di Sant’Antonio!”

VARESE, 11 gennaio 2019-Gentili signore e signori,

ho appreso dai mezzi di informazione http://vareseguida.com/il-falo-di-s-antonio-varese-e-non-solo/ che «S. Antonio Abate, protettore degli animali e di chi ha a che fare con il fuoco, è un santo molto venerato in provincia di Varese, (…) si organizzino quasi ovunque dei grandi fuochi (…) nelle piazze dei centri cittadini. (…) nelle chiese dedicate al Santo si celebra la messa e si benedicono gli animali. (…) il Santo diventa simbolo della purezza e della fortuna nel trovare qualcosa che si era perduto o, per le donne, della fortuna a trovare un marito! (…) Una leggenda vuole che abbia “regalato” il fuoco agli uomini, prendendolo direttamente all’Inferno, creando scompiglio presso i diavoli con il suo maiale e con la sua pertica. Ecco allora spiegata la presenza, nelle feste a lui dedicate, di salsicce di maiale (simbolo dell’abbondanza) o di cibi comunque di derivazione suina (…)»

A Mustonate, Crandola Valsassina e Besozzo Superiore ci sarà il falò. A Cadegliano Viconago ci saranno falò, messa e benedizione degli animali. A Castiglione Olona ci saranno falò, benedizione degli animali, bevande calde per tutti, bancarelle con frittelle e dolciumi. A Varese ci saranno falò, messa, benedizione di candele, pani, animali e mercatino di artigianato, banco gastronomico con golosità e prodotti tipici e lancio dei palloncini,.

A Viggiù il paese è in festa per tutta la settimana con cene sociali, concerti, messe, dimostrazioni di agility dog, benedizione degli animali e fuochi d’artificio.

Il tradizionale Falò di Sant’Antonio

A Saronno spetta il record del cattivo gusto http://www.santantoniodisaronno.it/1/la_festa_2019_4101052.html : alla sagra di Sant’Antonio non possono certo mancare gli animali, che peraltro difficilmente mancano alle sagre, a sfilare nel borgo come ospiti eccellenti del gran baraccone dopodiché vanno a… farsi benedire. Infatti anche qui la Chiesa è impegnata nella immancabile benedizione degli animali. Gli organizzatori precisano che «(…) Nella cultura popolare, Sant’Antonio abate veniva raffigurato con accanto un porcellino; i contadini (…) lo chiamavano infatti Sant’Antoni del purscell; (…) Compiuta la sua scelta di vivere come un eremita, si ritirò dunque in solitudine a lavorare e a pregare, (…) A volte il diavolo si mostrava sotto forma di bestia feroce – soprattutto di porco – allo scopo di spaventarlo, (…) invocato come protettore del bestiame (che durante la festa viene benedetto), dei porcai, dei macellai e dei salumieri e la sua effigie era in passato collocata sulla porta delle stalle. (…) Una festa di buon auspicio per il futuro e all’insegna dell’allegria: in passato, ma anche oggi.»

Non c’è alcuna allegria nel vedere ciò che si è visto negli ultimi 5 anni:una sfilata di pecore, oche, galline, capre, maiali, uccelli rapaci, asini, cavalli trainanti carrozze e buoi trainanti carri, schiavi di un’usanza che nel terzo millennio non ha più ragione di esistere.

Alla festa gli animali sono molto ben accetti soprattutto morti, frantumati nei piatti tipici per esempio «ottima trippa alla lombarda maniera»e «panini con la salamella».

La subdola operazione di coinvolgimento dei bambini, in questo caso attraverso la realizzazione di elaborati artistici e di visite per scolaresche, è caratteristica di questi appuntamenti. Oltre agli animali, vittime di questa ipocrisia sono anche i bambini, ingannati e usati per promuovere la bella facciata dello sfruttamento animale. I bambini diventeranno buoni consumatori e ambasciatori futuri della tradizione da portare avanti, dimenticando che gli animali vorrebbero essere titolari della propria vita. I docenti delle scuole e i genitori dovrebbero rifiutare ogni proposta di coinvolgimento a qualsiasi contesto in cui gli animali diventano oggetti.

La festa, iniziata male, si conclude peggio, con spettacolo pirotecnico, uno degli innumerevoli modi per terrorizzare gli animali domestici, selvatici e acquatici e per inquinare l’ambiente http://www.eticamente.net/821/botti-e-fuochi-dartificio-lista-sostanze-velenose.html

E, a proposito di inquinamento, da più parti si conduce una lotta ferrea all’inquinamento da plastica; la letteratura scientifica su questa piaga ambientale è vastissima e adesso sta a buon diritto puntando il dito anche sui palloncini. Si chiama “balloons ban”, cioè “bando ai palloncini”, quelli a elio, realizzati in lattice e lanciati in cielo; dopo il volo, plastica e lattice cadono nelle strade, fra i rami degli alberi e soprattutto nelle acque. Nella migliore delle ipotesi, certi animali possono rimanere intrappolati nei palloncini atterrati, ormai sgonfi; nella peggiore delle ipotesi possono ingoiarli e morire. Inoltre l’elio, il nobile e prezioso gas con cui vengono riempiti, è una risorsa naturale limitata e non dovrebbe essere sprecata, addirittura cagionando danni. Sul sito web di Balloons Blow, https://balloonsblow.org/impacts-on-wildlife-and-environment/ , organizzazione che mira a sensibilizzare sui danni da palloncino, sono riportate immagini agghiaccianti di animali uccisi da questo divertimento sui generis http://www.youanimal.it/i-palloncini-inquinano-lambiente-e-uccidono-gli-animali/

Feste di ogni genere, addirittura funerali, costituiscono un’occasione per dare sfogo al lancio di palloncini forieri di chissà quale messaggio e soprattutto indirizzato a non si sa bene chi. Le istituzioni, tra cui il Comune di Varese, dovrebbero dare un segnale, scoraggiando questa deleteria performance, magari iniziando a informarsi sui danni che provoca https://www.youtube.com/watch?v=e0m_WuCPCSk

Affinché una tradizione possa ritenersi parte del bagaglio culturale che valga la pena tramandare e non sia solo una pedissequa ripetizione del passato, occorre che essa sia moralmente accettabile. Tutte le tradizioni perpetrate sulla pelle degli animali dovrebbero essere bandite perché nessun animale deve portare il peso di tradizioni squisitamente umane.

Cordiali saluti.

Paola Re