Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Intervista esclusiva a Roberto Cacciapaglia: ”La musica é un’arte collettiva che ognuno assimila in modo personale”

VARESE, 23 gennaio 2019-di GIANNI BERALDO-

La leggerezza dell’aria, la freschezza dell’acqua, la soliditá della terra, elementi naturali (mancherebbe il fuoco a dire la veritá) che concorrono a rendere eterea una visione che nell’insieme porta a delle riflessioni introspettive, dando luogo a delle reazioni emotive che spesso emanano sensazioni di gioia, di pace e serenita’.

Vibrazioni naturali, ecco la giusta definizione di quello che ogni volta regala la musica del pianista Roberto Cacciapaglia, fondatore della Educational Music Academy, straordinario compositore in grado di fare interagire lo spirito della musica classica ad articolate e sperimentali  forme di ricerca dando luogo a una tavolozza pentatonica di assoluto rilievo.

Tutto questo riflesso in diversi lavori discografici come il memorabile ”Quarto tempo” inciso nel 2007 con la collaborazione della Royal Philarmonic Ochestra di Londra, riedito per il decennale in doppio cd.

Ma e’ dal vivo che il maestro Cacciapaglia riesce a rendere tangibile la sua arte, la sua musica, regalando sempre concerti di elevata qualita’ e pathos emotivo , come dimostrano  le performance all’Open Air Theatre a Expo 2015 e quella altrettanto strepitosa alla giornata ”Earth Day 2017″‘ con un concerto in Piazza del Popolo a Roma.

Cacciapaglia e’ un artista  richiesto in tutto il mondo con tour programmati anche in  Russia e Stati Uniti

”Diapason” e’ il suo nuovo album (inciso agli Abbey Road Studios di Londra, gia’ casa dei Beatles, Queen e molti altri) dove  ancora una volta torna il tema delle vibrazioni in un connubio di magia sonora, riflessa  in brani stupendi tra i quali ‘‘Frequency of love”, ”Innocence” con un testo tratto da una poesia di William Blake o, ancora, le bellissime ‘‘A Gift” (qui viene chiamato in causa Ghandi) e ”Joyful Song”. Insomma il maestro Cacciapaglia e’ riuscito ancora una volta a meravigliarci e con l’inizio del nuovo tour (che venerdí 25 gennaio fara’ tappa al Teatro di Varese) l’abbiamo contattato per farci raccontare qualcosa di piú.

«Le anticipo che non ho mai suonato a Varese, citta’ molto bella dove vi sono dei luoghi come il lago e altro ancora davvero fantastici. Vivendo a Milano mi e’ capitato diverse volte di recarmi a Varese, sono davvero contento e curioso si venire a suonare in questa cittá».

Maestro Cacciapaglia ancora una volta ha prodotto un bellissimo disco e questa non e’ la classica ”sviolinata” tipica di quando si intervista un artista ma un giudizio sincero

«Guardi, capisco quando sono complimenti sinceri ed emozioni che arrivano al momento giusto. E di questo la ringrazio».

Lei ama sperimentare, anche in questo ultimo album tra l’altro pubblicato pure in versione vinile,  troviamo dei brani davvero significativi in tal senso

«Sono davvero molto soddisfatto di questo lavoro, e’ come se avessi ripreso tutto il mio excursus, tutta la mia carriera. Se lei pensa che il mio primo lp “Sonanze” del 1975 che aveva come simbolo lo scacciapensieri che riproduce vibrazioni, dopo tanti anni sono tornato al richiamo delle vibrazioni con ”Diapason”, strumento che sotto il punto di vista simbolico rappresenta la sorgente del suono. Diapason é uno strumento che ha il potere di fare vibrare i corpi circostanti sulla stessa sintonia, sulla stessa frequenza, quindi una qualitá interessante di unione profonda attraverso il suono e le vibrazioni»

Vibrazioni che  quindi possono essere altamente simboliche

«Spesso definisco le vibrazioni come autostrade energetiche che ci permettono di comunicare. Anche dal vivo avremo tutta una serie di cose interessanti come ad esempio dei software in gradi di riportare alla luce certi suoni particolari, suoni armonici  che Pitagora definiva l’essenza dell’universo. suoni normalmente non udibili dall’orecchio umano che con questo sistema invece riusciamo a renderli udibili espandendo i suoni acustici attraverso il pianoforte ad esempio, avendo  la possibilita’ in tal modo di seguire il suono nella sua espansione, nel suo andare nello spazio per un certo percorso. Direi un lavoro molto interessante».

Tutte vibrazioni che possiamo trovare anche in natura; la natura e’ suono se sbaglio mi corregga

«E’ proprio cosi’! Mi piace molto quelle che dice. Lei pensi alle note: sono sferiche. Quindi se hanno un contenuto e vanno nello spazio e’ fondamentale quindi non essere distratti quando si suona visto la loro presenza, le note pertanto vengono riempite di un contenuto. Tornando a quello che diceva lei, a volte quello che produciamo in musica li chiamo suoni biologici, prodotti in parte con questi software che lavorano proprio sui suini prodotti dalla natura».

Suoni che non sempre riusciamo a percepire come tali in natura, lei cerca di catturare in maniera artificiosa anche grazie a questo sistema

«Esattamente, abbiamo la possibilita’ di entrare in un’altra dimensione in un certo senso; come potessimo vedere le cellule a occhio nudo. Sappiamo che queste onde sonore esistono, ne siamo permeati peró non riusciamo a percepirle. Come gettassimo un sasso in un lago, magari quello di Varese, dove si formano delle onde che si propagano fino a scomparire ma in realta’ le stesse si propagano all’infinito».

E formano delle vibrazioni

«Certo, le vibrazioni sonore sono la stessa cosa. Non sono suoni elettronici quelli che noi produciamo, solo qualcuno, ma e’ semplicemente l’espansione di quei suoni gia’ presenti in natura»

Lei ha dichiarato che la musica e’ una grande arte e come tale va rispettata, analizzata e sviluppata

«E’vero, la musica e’ un’ arte primordiale e in principio era il suono. E’ l’arte piu’ moderna e piu’ antica. La musica non dá indicazioni, rispetto alle altri arti come il cinema, la letteratura, la poesia ecc..tutte che portano a riferimenti precisi. La musica, le note l’armonia invece se ascoltata da 1, 100, 1000 persone ognuna di esse e’ libera di interpretarla come vuole. La musica e’ arte collettiva e sociale, anzi forse la piú sociale, ma nello stesso momento anche la piu’ intima. Insomma la musica e’ arte primordiale da una parte ma anche modernissima dall’altra».

Quindi lei sostiene che la musica non possieda certi vincoli oggettivi e materiali come altre arti

«I suoni non sono qualcosa di tangibile, sono come il vento senza essere riconducibili a qualcosa come puo’ essere un film, la pittura o la lettura di un romanzo, i suoni invece sono invisibili e questa e’ la cosa piú bella»

Lei peró e’ riuscito nell’impresa di trasformare dei versi di William Blake, quindi qualcosa di tangibile, in un brano fantastico. Sto parlando di ”A Gift”, pezzo delicatissimo che colpisce molto nel profondo

«La ringrazio. E’ davvero un testo meraviglioso di Blake. Dobbiamo tornare a riscoprire e recuperare le ricchezze della grande arte, quello che ci hanno lasciato i nostri antenati. In Diapason oltre a Blake ho scelto altri due personaggi come Gandhi e Martin Luter King, tre personalita’ straordinarie cosi’ come molte altre nella storia. La cosa interessante e’ riuscire a tornare alle nostre radici, a percepire e comprendere queste ricchezze che sono patrimonio dell’umanita’»

Se ascoltiamo le parole, ad esempio, del brano ”A Gift” comprendiamo benissimo cosa lei voglia comunicare

«un brano che mi e’ arrivato come un regalo, mentre lo leggevo lo suonavo al pianoforte in modo spontaneo. Prima di comporre o di suonare adotto la pratica del silenzio. Il silenzio e’ come un mare vuoto, uno spazio e da lí se riesco a raggiungere un livello profondo il suono che esce si mette in contatto sullo stesso livello con chi ascolta»

Ma lei cambia pure ritmi sullo stesso pezzo, come in ”Joyful song” con questo inizio lento al pianoforte per poi aumentare progressivamente fino all’apice con archi deflagrando in un contesto pieno di gioia come appunto evidenzia il titolo

«E’ stata l’ispirazione di un mio grande maestro il quale diceva: ”bisogna allenare la mente a essere felici e poi diffonderla agli altri”. La felcitá e’ contagiosa. Joyful song, arriva da quello, l’ho sentito cosí come un’esplosione di suoni»

Questo si percepisce anche durante i suoi concerti

«Spesso dico al pubblico che hanno degli sguardi di luce, poi ognuno ha il pubblico che si merita. Sono stato negli Stati Uniti, Cina, Russia, notando che c’e’ qualcosa che accomuna le persone che vedono nella musica un ponte, una porta per raggiungere una parte di noi stessi quelle che in questa vita cosí caotica magari non riusciamo a percepirle. Ho scritto un pezzo intitolato ”Driving home”  dove si riflettono queste situazioni emotive indicando che la casa in fondo siamo noi»

Davanti studi Abbey Road a Londra

Emozioni che immagino abbia provato incidendo nei mitici studi discografici Abbey Road di Londra

«Guardi e’ un luogo dove si sente nell’aria che e’ passata una fetta di storia della musica, dai Beatles ai Pink Floyd ai Queen ma anche Maria Callas e Von Karajan. Io tratto la musica a 360 gradi e senza divisioni, ecco quello e’ un luogo che io definisco un tempio del suono, dove la musica vive senza gerarchie, senza divisioni. A tal proposito l’esperienza con la Royal Philarmonic Orchestra e’ una di queste, un’orchestra con grande esperienza in grado di spaziare da Beethoven, Mozart, Brahams ai Queen o Pink Floyd. Questo é il quinto cd che faccio con loro, ma questa volta con delle particolaritá come fosse un’ orchestra post elettronica, riescono a produrre dei suoni che potrebbero arrivare dal futuro cosí come dal passato remoto. Non e’ un’orchestra storicizzata, insomma anche lei é un pó un diapason nel senso della purezza del suono»

Alcuni puristi non sono d’accordo sull”utilizzo di una grande orchestra di musica classica per gruppi di musica pop o rock, lei che ne pensa?

«penso che esiste bella o brutta musica e questa si puó fare in tanti modi ma certamente non dobbiamo mettere delle censure. Ad esempio facendo un pellegrinaggio andando a visitare le case dove vissero musicisti storici, come la casa di Beethoven, Mozart a Salisburgo di Puccini a Torre del Lago,  giusto per vedere nello spazio cosa era rimasto del loro modo di vivere e comporre, sono andato a Londra nella casa di Handel permeata di clavicembali, di stampe del Settecento e molto altro ancora. Alla fine del percorso museale nella hall vedo una gigantografia di Jimi Hendrix rimanendo abbastanza scioccato, girandomi vedo altri oggetti che richiamavano Hendrix come lp e foto, a quel punto mi dirigo vesro la signorina addetta alle vendite chiedendogli il motivo per il quale vi era foto e oggetti di Hendrix nella casa di Hendel, la sua risposta fu che Hendrix visse in quella casa per tre anni pertanto era giusto dedicargli un piccolo museo»

Da quella esperienza nacque poi un pezzo

«Questa cosa mi colpí parecchio e scrissi un pezzo intitolato ”Handel Hendrix house”. Questo per dirle che va benissimo il fatto che Hendrix e Handel vadano a braccetto, l’importante é fare bella musica. Spesso si parla di fusion, di fusione, io dico invece che piu’ della contaminazione conta il distillato, cioe’ ricevere le impressioni di ogni tipo di cultura, oggi tra l’altro facilitati in questo dall’uso della rete, farne una selezione per poi arrivare al distillato utile a far crescere la cultura in tutte le sue forme».

Che dire di piu’ dopo una simile intervista? Qui stiamo parlando di un grande maestro di musica ma soprattutto di una persona il cui sapere e la voglia costante di sperimentare, rende tutti noi  piu’ felici nell’ascoltare le sue note.

direttore@varese7press.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

image_pdfimage_print
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Posted by on 22 Gennaio 2019. Filed under Le Interviste,Spettacoli&Cultura,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.