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Intervista a Mita Medici di scena a Varese: “Rimango una figlia dei fiori guardando al futuro”

VARESE, 7 marzo 2019- di GIANNI BERALDO-

Lei, Mita Medici (vero nome Patrizia Vistarini) la voglia di vivere con quella continua curiosità e passione per le cose e situazioni spesso fuori dagli schemi, l’ha sempre avuta.

Uno spirito libero e in parte ribelle figlio di un’epoca, quella a cavallo degli anni Sessanta e Settanta che ha davvero rivoluzionato il mondo, Italia compresa, grazie alla presa di coscienza da parte dei giovani di allora che qualcosa d’importante si poteva e doveva fare per cambiare quella società così chiusa e bacchettona.

Oltre e manifestare per sdoganare finalmente i loro diritti, conquistando battaglie sociali che hanno poi cambiato la vita di tutti noi (dalla scuola, alla sanità a diversi aspetti culturali fino allora nelle mani di pochi, fino all’acquisizione della giusta autonomia decisionale da parte del mondo femminile), parte rilevante di questo cambiamento epocale è stata la musica, asse portante utile anche a livello ideologico in grado di trasmettere in modo semplice e diretto messaggi sociali importanti.

Ecco, tutto questo è racchiuso nel nuovo spettacolo intitolato “Sono una figlia dei fiori” che Mita Medici presenterà domani, venerdì 8 marzo, al teatro Santuccio per la rassegna “Parola di Donna” (inizio ore 20.30, ingresso 12 euro, ridotto 10 euro. Prenotazioni al n. 3382039505)

Percorso autobiografico che l‘artista romana porterà in scena accompagnata dalla fisarmonicista Saria Convertino. 

Per saperne di più abbiamo intervistato l’abbiamo intervistata.

Ci anticipi qualcosa dello spettacolo

<<Guardi si tratta di un racconto, una camminata, una galoppata attraverso gli occhi di una figlia dei fiori, partendo dagli anni Sessanta fino a oggi. Racconterò alcune cose di vita certamente personale ma pure delle tante cose che si sono conquistate in quegli anni. Alcune si sono perse per strada altre invece ancora oggi le usufruiamo come alcune conquiste a tutela delle donne. Tutto questo oggi si danno come acquisite ma che in realtà bisogna sempre continuare a difendere perchè c’è sempre qualcuno che tenta di farci tornare indietro e questo non va bene>>.

Quindi lei parte da quella sorta di epico flower power di quel periodo

<<Certo, d’altronde la nostra generazione è quella, certo poi ognuno ha fatto il suo percorso. La cosa bella è che questa cosa interessa moltissimo ai giovani. Un periodo che fa parte della nostra storia, del mondo e del nostro Paese, con quella energia che sprizza, che viene fuori da quei momenti, da quella voglia di cambiare, di sognare, di fare, di stare insieme, di condividere le cose. Tutte situazioni che oggi sembrano perse ma che nei ragazzi suscitano molta curiosità, utile a carpire qualche notizia ma anche energia>>.

Periodo storico durante il quale uno degli assi portanti era la musica

<<La musica era fondamentale. Ha fatto parte di quella rivoluzione esaltando soprattutto l’aspetto gioioso e che ci ha unito molto. Tra l’altro grazie alla musica molti di noi hanno approfondito la lingua inglese attraverso molte canzoni. Insomma la musica è stata parte integrante del cambiamento, una colonna sonora fondamentale nella vita di tutti noi>>.

Infatti lei la utilizza molto anche nel suo spettacolo

<<Sí, certo. Non è facile raccontare questo spettacolo, un racconto con interazioni con il pubblico che può essere chiamato in causa in qualsiasi momento creando uno stimolo alla curiosità e attenzione. Spettacolo che racconta pagine del futuro puntando però verso il futuro, bisogna continuare sempre a qualsiasi età>>.

Lei stessa riflette ancora lo spirito di quel periodo adattandolo al contesto attuale

<<Io sono ancora una figlia dei fiori. Ovviamente vi sono stati anche dei momenti duri, difficili. Anche soltanto portare i capelli lunghi per un ragazzo voleva dire rischiare di essere menato per strada. Quindi ci voleva coraggio anche solo a cambiare l’aspetto estetico. Il coraggio nel cambiamento serve sempre perchè i cambiamenti possono spaventare però se non li fai che vita è>>.

Guardi, lei evidenzia le stesse cose raccontatemi da Patrick Djivas bassista della PFM e tra i fondatori del gruppo Area, aggiungendo che la musica ha dato consapevolezza a tutti i giovani, soprattutto alle donne, che qualcosa si doveva fare per cambiare la società

Con Franco Califano e la compagnia del Piper

<<Questo mi fa molto piacere. La musica è un linguaggio universale che unisce tutti. Poi vi sono musiche con dei testi poetici importanti che raccontavano quei momenti, riuscivano a raccontare quelle emozioni. In tal senso io sono stata molto fortunata vivendola appieno in quel contesto storico e sociale così importante, vivendo momenti indimenticabili. Certo poi qualcuno l’ha sciupata quella occasione, non riuscendo a trasformarla in energia positiva trasmettendola magari alla famiglia>>.

Modo di essere e di interpretare la vita in lei mai scemato

<<A me di quel modo è rimasto tantissimo per fortuna>>

Bello che le rimanga ancora quello spirito un pò ribelle, nel senso positivo del termine

<<Certamente, nel senso di andare a capire le cose e se non le capisco non ci sto. E’ proprio uno stato d’animo. Noi contestavamo ma con rispetto se possiamo usare questa espressione, oggi invece manca anche il rispetto verso sè stessi, questo porta poi allo sbrago totale del linguaggio, del cercare delle proprie aspettative, dei propri sogni. Prima di tutto bisogna avere consapevolezza di tutto questo. Io in quegli anni ho preso coscienza come donna, come persona, come facente parte di una comunità, ho imparato a stare insieme agli altri, come ad esempio il periodo del Piper dove tutte queste cose si concretizzavano imparando tutti insieme>>.

Lei ha utilizzato il termine comunità, quella che forse oggi manca e dovrebbe fare riflettere sia i giovani che le famiglie di appartenenza

<<Ma certo. Oggi vediamo grandi gruppi di giovani che però non si riconoscono, non si guardano, non si parlano e non comunicano. Quello che curano principalmente è solo l’esteriorità: il capello, il vestito e altro ancora che sia più o meno appariscente>>.

Colpa dei social media?

<<No, se uno non ha una preparazione individuale e coscienza di sè stesso tutto ti può travolgere. Anche per la televisione, mezzo di comunicazione che entra in tutte le case, bisogna  avere un senso critico, se non c’è tutto ti travolge>>.

In tal senso lei ha vissuto e vive una vita in modo attivissimo ma sempre sapendo dosare le situazioni

<<Esatto! Particolarità che emerge pure nello spettacolo dove racconto tutte le battaglie che ho fatto negli anni scendendo in piazza, divertendomi ma pure faticando per raggiungere i miei obiettivi, così come racconto i momenti di solitudine come giusto sia. Guarda, tutto è un dono se lo sai vivere, se metti al primo posto te come individuo e come persona di valere utile anche per gli altri>>.

Secondo lei esistono differenze sul fatto di salire sul palco a recitare e quella di esprimersi attraverso le canzoni, visto che lei pratica e ha praticato con successo entrambe le situazioni

<<Oddio, con il cantato hai innanzitutto una interazione con i musicisti, come ad esempio accade  in questo spettacolo dove vi è una musicista che sarà con me sul palco insieme a un’altra persona che farà le veci della provocatrice oltre a essere la coautrice dei testi (Stefania Moro, ndr), in questo caso quindi si parla di interazione. Grandi differenze in realtà non ve ne sono tra recitare e cantare, nel senso almeno dell’impegno che deve essere sempre al massimo se si vogliono ottenere dei risultati. Ecco se vogliamo cantare sei racchiusa dentro in un qualcosa quasi matematico con le note e gli spartiti, rispetto alla libertà della parola >>.

Forse il canto a livello emozionale arriva in maniera più diretta e più semplicemente

La copertina di un 45 giri di successo

<<Sì, da una parte è più semplice in quanto vi è pure il sostegno della musica, linguaggio primario che entra in fondo all’anima. Per recitare invece bisogna mettere in atto tutta una serie di altre situazioni come la gestualità ad esempio con la sua importanza utile a regalare emozioni. Questa è la cosa più bella>>.

Mita Medici non si ferma mai, come fosse perennemente una figlia dei fiori ma con una finestra sempre aperta sul futuro

<<Esatto. Non so se sia un fatto genetico o generazionale  avendo vissuto certe situazioni e avendo fatto certe scelte. La vita è piena di cose che ti portano a fare un determinato percorso. La cosa certe è che io mi metto in gioco quasi sempre>>.

Caparbia e determinata ma sempre pronta a regalare un gran sorriso con quella stupenda gioia di vivere e sottile ironia che la caratterizza, questo è Mita Medici che rimane nel cuore di generazioni diverse e molto ha ancora da offrire a questa società

direttore@varese7press.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Posted by on 7 Marzo 2019. Filed under Le Interviste,Spettacoli&Cultura,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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