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”Nome di battaglia Lia”, al teatro Nuovo la storia di Gina Galeotti Bianchi per la rassegna Gocce

VARESE, 13 marzo 2019-Gocce 2019 prosegue il 14 marzo, con il Teatro della Cooperativa di Milano che proporrà, con la regia di Renato Sarti, lo spettacolo “Nome di battaglia Lia” (Teatro Nuovo di Varese, inizio ore 21. Biglietti: intero, 17 € – Ridotto, 15 euro – Studenti, 12 euro)

La storia e la memoria di Gina Galeotti Bianchi, personaggio simbolo della Resistenza milanese, fondatrice del Gruppo di Difesa della Donna, infaticabile organizzatrice degli scioperi del 1943, membro del C.L.N. milanese e redattrice di “Noi Donne”. Gina, nome di battaglia Lia, muore tragicamente alla vigilia della Liberazione, il 24 aprile 1945.

Forse a volte ci si dimentica delle storie apparentemente periferiche. Ci si dimentica che al di là dei momenti alti e celebrativi, esiste un mondo fatto di episodi che fanno parte di una quotidianità ai più sconosciuta ma dal valore estremamente significativo. All’interno della grande pagina della Resistenza, il quartiere di Niguarda a Milano e le donne dei suoi cortili ebbero un ruolo particolare. Niguarda si liberò il 24 aprile 1945, con un giorno di anticipo su Milano. E fu proprio in quel giorno che si consumò uno degli episodi più tragici della Liberazione della città: colpita al ventre da una raffica di mitra di nazisti sulla via della fuga, moriva – incinta di otto mesi – Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia Lia, una delle figure più importanti del Gruppo di Difesa della Donna. Quest’ultimo vantava a Milano ben 40.000 aderenti, oltre 3.000 attiviste: assisteva i militari abbandonati da un esercito allo sbando.

Assisteva economicamente le famiglie in cui il marito, il padre, era nei lager o in carcere; era parte integrante dei Gruppi Volontari della Libertà e del comitato cittadino del C.L.N.; compiva manifestazioni e comizi improvvisati nei mercati rionali o in altre zone della città; forniva staffette in operazioni delicate; stampava Noi Donne, un foglio clandestino precursore del movimento femminista. Inoltre, sulle spalle delle donne ricadeva gran parte del peso della realtà quotidiana, fatta di bambini e anziani da accudire nel freddo, nella fame e nelle malattie. Un ritratto tragico e insieme vivace della Niguarda resistente, dedicato alle donne e al loro coraggio. Un testo basato su testimonianze dirette del nostro recente passato che, attraverso la riscrittura drammaturgica, si fa tragedia, dolore antico, arcaico. Emblematiche le ultime parole di Lia prima di morire: “Quando nascerà il bambino non ci sarà più il fascismo”.

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Posted by on 13 Marzo 2019. Filed under PROVINCIA,Spettacoli&Cultura. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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