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Intervista a Luca Mercalli su clima e ambiente: ”Non c’é piu’tempo dobbiamo svegliarci e prenderne coscienza”

VARESE, 18 marzo 2019- di GIANNI BERALDO-

Cresce, soprattutto tra i giovani, la consapevolezza che il tempo del pensare é finito, ora bisogna agire e in fretta se vogliamo salvare il pianeta da una catastrofe ambientale oramai senza possibilitá di ritorno.

In tal senso le centinaia di manifestazioni denominate Global Strike For Future, svoltesi contemporaneamente in tutto il mondo venerdí scorso (Italia compresa), é un chiaro segnale che cresce la percezione  tra la gente che ora bisogna adottare in fretta tutte le misure necessarie per salvaguardare il clima e  l’ambiente, prima che sia davvero troppo tardi.

Allarmi ambientali e strategie da mettere in atto tutti i giorni per salvare il salvabile, che il noto climatologo e meteorologo Luca Mercalli lancia da molti anni.

Per farlo ha utilizzato e utilizza mezzi diversi: da programmi televisivi (come non ricordare lo start up di ”Che tempo che fa” con Fabio Fazio,  oppure il bellissimo programma andato in onda su Rai 3 intitolato Scala Mercalli) a convegni, incontri con studenti,  articoli e libri.

Come il recente ”Non c’é piú tempo” (edito da Einaudi) dove Mercalli regala a tutti noi pillole di saggezza ma soprattutto identifica azioni concrete da mettere in atto per reagire a questi allarmi.

Un libro molto interessante, utile spunto per un dialogo telefonico con l’autore.

Senta Mercalli come dovremmo reagire a questi allarmi ambientali?

«Forse la prima cosa da fare é svegliarsi e prenderne coscienza. Mi sembra che il mondo sia completamente addormentato intento a occuparsi di una banale quotidianitá alla quale peró attribuiamo enormi spazi della nostra mente. Ogni giorno il nostro cervello dalle quisquilie complici anche i mezzi di informazione senza mai occuparsi di temi ambientali che in futuro ci bastoneranno senza possibilitá di negoziare. Insomma é come avere la casa in fiamme ma nonostante tutto la famigliola continua a litigare sul canale televisivo da guardare».

Come dire che nonostante la gravitá della situazione noi non ce ne accorgiamo.

«Esattamente. La dimensione dei problemi ambientali é cosí grande ma noi non ce ne siamo accorti. Se lei ad esempio va al bar di cosa si parla? Di Salvini, dei migranti, dello stipendio sempre troppo basso o delle tasse sempre troppo alte:  la solita litania che forse esiste dai tempi dell’ Impero romano. Ora invece c’é qualcosa di altamente drammatico».

Nel libro lei cita Primo Levi parlando di ”zona grigia” , cosa significa?

La copertina del libro ”Non c’é piú tempo’

«In questo caso intendo la complicitá di ognuno di noi al disastro, ma d’altra parte se questo non viene riconosciuto nessuno si sente in qualche modo complice. La consapevolezza é il primo passo da fare, poi dovremmo svegliarci da questa bolla, da questo videogioco collettivo e capire che la situazione é molto grave. A questo punto ognuno potrebbe fare le proprie riflessioni e capire quanta di questa zona grigia lo coinvolge (la zona grigia descritta nel libro sono le nostre azioni quotidiane che vanno in qualche modo incidere sull’impatto ambientale, ndr). Tutti noi abbiamo la nostra zona grigia, nessuno é perfettamente virtuoso».

Anche lei mi pare di capire leggendo il libro non ne é esente

«Anch’io certamente. D’altronde sono immerso in questa societá, o scelgo di fare l’eremita ritirandomi in una grotta, altrimenti se vivo all’interno di una societá ho fatto tutto quello che potevo in base a delle scelte possibili, altre invece non posso farle o perché la politica non me lo permette in quanto mancano delle leggi, oppure deve cambiare l’intera societá. D’altronde se l’economia continua a essere basata sulla crescita anch’io dovró pagare le bollette cosí come costretto a lavorare in un modo che non é quello che ci salverá ma d’altronde la bolletta la devo pagare anch’io nonostante utilizzi i pannelli solari».

Lei dice che bisogna al piú presto prendere coscienza al piú presto della gravitá della situazione, in tal senso pare che i giovani si stiano muovendo

«In realtá con molta lentezza. C’é una parte del mio libro dove dico ”ragazzi ora fate il 18” scritto per il cinquantesimo anniversario del ’68. Forse il 18 é capitato lo scorso 15 marzo con il mega sciopero degli studenti per il clima al quale ho partecipato ovviamente».

Evidenzia anche che  l’Italia vive ben 4 volte al di sopra le proprie risorse ecologiche: cosa potrebbe accadere e cosa fare fin da subito?

«Il fatto che noi viviamo molto al di sopra delle possibilitá interne che abbiamo vuol dire che siamo nutriti con la roba degli altri: dal cibo ai minerali all’energia. Tutto questo ci rende deboli. Tutto il mondo é alle prese con una graduale riduzione delle materie prime mentre la popolazione continua a crescere. Quindi a maggior ragione se un Paese come il nostro vive con le cose degli altri ovvio che prima o poi si troverá presto in crisi. Ora bisogna adottare tutte quelle azioni che possano ridurre lo spreco e portarci una maggiore autonomia ed efficienza. Invece di parla sempre di austerity in termini monetari, parliamo di austerity in termini fisici visto che non abbiamo petrolio, carbone, pochissimo gas, il terreno agrario ce lo stiamo mangiando tutto con la cementificazione, il cibo lo importiamo da fuori perché non piú autosufficienti ecc… Allora il primo punto é fare una buona politica energetica per tutte le case italiane, abbiamo giá l’ecobonus ma purtroppo non é obbligatorio, rendendolo tale potremmo risparmiare l’80% di energia, di emissioni ma pure di soldi. Noi paghiamo circa 80 miliardi all’anno (dato da verificare) di energia fossile. Dovremmo quindi curare maggiormente l’efficienza degli impianti e passare alle energie rinnovabili nostrane».

Una politica, un metodo applicabile in forma diversa

«Certo, lo stesso potremmo infatti adottare con il cibo altro che cementificare. Si parla solo di grandi opere, il principale obiettivo degli industriali italiano é quello di cementificare sempre di piú un territorio che é giá allo stremo. Forse sarebbe utile salvaguardare il nostro suolo utile per fornire cibo, tra l’altro si puó fare ottima industria anche su questi nuovi settori».

A parte quelle che ognuno di noi dovrebbe adottare, sono comunque decisioni di tipo politico

«In realtá sono intrecciate.  Oggi la decisione di risparmiare energia la puó adottare ognuno di noi, anzi sono persino incentivate dallo Stato, ma molto spesso le persone non le usano. La politica l’unica cosa che puó fare in questo caso é renderlo obbligatorio. Noi abbiamo giá una delle migliori legislazioni mondiali sul risparmio energetico in casa, quindi é solo un fatto culturale».

Parlando di ecologia domestica nel libro vi é una parte dove  parla di emissioni di CO2 durante il trasporto dell’acqua in bottiglia

«Un altro piccolo esempio che ci fa vedere quanto possiamo contribuire con un nostro gesto. Penso che la soluzione politica sia la migliore anche in questo caso. Se fossi lo Stato ad esempio convincerei 61 milioni di italiani a comprare meno acqua in bottiglia, quindi fare cultura, tassando al contempo i produttori ma soprattutto mettendo in atto opere di convincimento culturale nei confronti delle aziende produttrici. Ad esempio andrei da loro dicendo ”mi dispiace ma con la tua acqua inquini il pianeta, ora applicheró un tassa variabile in base ai chilometri che percorre la tua acqua durante il trasporto”. Ovviamente é meglio il vetro della plastica».

Bisogna vedere quali lobby regolano il mercato

«Non c’é alcun dubbio. Oramai oggi qualsiasi cosa si basa su questo concetto. La mia esperienza é che i politici questi argomenti li conoscano e c’é sensibilitá, partendo da un livello comunale a quello nazionale con ottimi organi statali che si occupano di queste cose. L’Italia non é un Paese indietro sotto questo punto di vista, il problema é che quando tutte queste proposte arrivano in Parlamento ecco che vi sono gli ostacoli, con ogni parlamentare alle prese con resoconti personali e territoriali a cui tenere conto».

Insomma poche speranze di cambiare

«La speranza c’é sempre ma paghiamo un prezzo a ogni ritardo. Adesso gli scenari climatici ci dicono che 2 gradi entro il 2100 non li possiamo piú fermare anche se dovessimo applicare tutte le migliori scelte ambientaliste. Se non dovessimo fare nulla arriveremo a 5 gradi alla fine del prossimo secolo».

Poi vi é l’aspetto demografico, con la popolazione italiana che secondo l’Istat si dovrebbe ridurre a 54 milioni: dati citati anche questi nel suo libro.

«Dati che spero vengano confermati! Certo poi vi sono dei Paesi nel mondo dove si dovrebbe educare la popolazione a ridurre la natalitá, non é possibile che in Africa si facciano ancora 8-9 figli per donna. Purtroppo la popolazione continua a crescere in un mondo che non riesce a risolvere i problemi a fronte di una popolazione di 1 miliardo e 700 milioni, figuriamoci cosa potrebbe accadere quando saremo 10 miliardi».

Quindi facciamo bene a cercare altri pianeti dove vi possano essere i presupposti di un futuro vivibile

«No, penso invece sia una stupidaggine, una colossale stupidaggine che ci svia dall’occuparci dei veri problemi. A parte che non vi sono posti abitabili e se esistessero sarebbero troppo lontani e impossibili da raggiungere. Tutti si dimenticano una cosa molto semplice: la velocitá di fuga. Per uscire dall’attrazione gravitazionale terrestre ci vuole una quantitá di energia smisurata. Possiamo forse  fare un viaggio del genere con un razzetto trasportando  6-7 persone ma non 7 miliardi!».

direttore@varese7press.it

 

 

 

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Posted by on 17 Marzo 2019. Filed under Le Interviste,Sociale,Varese,VARESE,Varie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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